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Il conflitto tra biologi nutrizionisti e dietisti va avanti. I ruoli si sovrappongono, ma le criticità non si risolvono certo nelle aule dei tribunali

Nutritionist with female patientL’Ordine dei dietisti (Andid), una decina di giorni fa, ha inoltrato una diffida all’Ordine nazionale dei biologi (Onb) per affermazioni lesive sulla figura del dietista, nonché in risposta ad una precedente diffida del presidente dell’Onb alla Scuola Nutrizione Salernitana, inviata a sua volta per tutelare il titolo professionale dei biologi nutrizionisti. L’Ordine dei biologi ha di recente risposto all’iniziativa di Andid con una nuova contro-diffida. Cosa sta succedendo? Come siamo arrivati a una situazione che vede contrapposti i dietisti (e non solo) ai biologi nutrizionisti? Forse è utile fare un po’ di cronistoria.

Nei primi anni Novanta, all’Università di Padova gli unici esperti autorizzati a operare nel campo della nutrizione clinica a contatto con i pazienti erano i dietisti e i medici dietologi (Specialisti in Scienza dell’Alimentazione). Diversi professori della specialità in Scienza dell’Alimentazione erano biologi che insegnavano per lo più biochimica o igiene. Addirittura il direttore per alcuni anni era un biologo, ma nessuno di loro era a contatto diretto con i pazienti. Nel Regno Unito, all’Università di Aberdeen, negli stessi anni, le dietiste e i dietisti avevano un’autonomia molto importante nella gestione dei pazienti. Nei nutritional team (gruppi nutrizionali composti da medici, dietista, farmacista e infermieri) che giravano tra i reparti ospedalieri (ortopedia, chirurgia, medicina generale e rianimazione), la/il dietista gestiva praticamente in maniera autonoma i pazienti in nutrizione con sondino naso-gastrico (enterale), mentre si discutevano in team soltanto i casi in nutrizione endovenosa (parenterale totale). In tutto il mondo la/il dietista è sempre stata l’unica figura riconosciuta e abilitata a operare nel campo della nutrizione clinica. I nutrizionisti hanno sempre avuto ruoli diversi (docenza, ricerca, salute pubblica, politiche alimentari, in aziende, industrie alimentari, farmaceutiche, operatori sul campo in varie parti del mondo per Oms/Fao…) e ben distinti da quelli dei dietisti.

In Italia – caso singolare – solo in tempi recenti (fine anni ’90, o forse inizi del 2000?) (*) è iniziata a comparire gradualmente una nuova figura con dei compiti per molti versi sovrapponibili a quelli del dietista, “il biologo nutrizionista”, che pur non essendo un operatore sanitario (lo diverrà solo il 22 dicembre 2017) seguiva direttamente le persone fornendo loro delle indicazioni dietetiche, cioè “elaborando profili nutrizionali”, e suggerendo eventuali integratori. Quindi si è venuto a creare una specie di doppia figura professionale: da un lato i dietisti con una specifica formazione dietetica nel sano e nel malato e dall’altro i biologi, che secondo quanto scrive l’Onb possono operate come nutrizionisti se superano l’esame di Stato e si iscrivono all’ordine (Albo – sezione A).

Quindi, qualunque sia il percorso formativo del biologo (biologia marina, biologia molecolare, biotecnologia in abito industriale, agro-alimentare, zootecnico, farmaceutico, bioingegneristico, ecc.) se si iscrive all’Albo può svolgere l’attività di biologo nutrizionista. Il Consiglio Superiore di Sanità “ritiene che sia preferibile che il biologo, per esercitare l’attività di nutrizionista in ambito privato, abbia conseguito il diploma di specializzazione universitaria in Scienza dell’Alimentazione” (parere 12 aprile 2011), ma l’Onb afferma che non è necessaria alcuna specializzazione. La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che altri corsi di laurea, diversi da biologia, possono accedere all’esame di Stato dei biologi, iscriversi all’Albo e di conseguenza iniziare a lavorare come nutrizionisti.

ospedale medico misura girovita paziente obeso obesita sovrappeso
Secondo l’Ordine dei biologi, non è necessaria la specializzazione in Scienza dell’Alimentazione per fare i nutrizionisti

Siamo sicuri che superare un esame di Stato sia garanzia di competenza nel campo della nutrizione? Ad esempio se si studia biotecnologie e magari si consegue anche un dottorato dopo la laurea in biologia, si ha una preparazione adeguata a riconosce e trattare da un punto di vista dietetico un disturbo del comportamento alimentare come la bulimia o l’anoressia?

Ad esempio, è capitato che alcuni biologi abbiano “prescritto/elaborato/consegnato” delle diete drastiche (low carb, a basso contenuto di carboidrati) a giovani ragazze che avevano in anamnesi una storia di pregresso disturbo del comportamento alimentare (non si devono prescrivere diete drastiche a ex-anoressiche!). La nutrizione è una materia più complessa di quello che sembra e non consiste in un semplice calcolo dei fabbisogni calorici o far perdere peso alle persone.

Il Fatto Alimentare qualche anno fa in seguito a questo articolo, che aveva suscitato un ampio dibattito, aveva chiesto al Consiglio Superiore di Sanità di fare chiarezza sui ruoli e compiti del biologo e del dietista, ma le risposte sono state evasive, citando le varie sentenze che già conoscevamo. In assenza di chiarimenti da parte delle istituzioni la situazione si è fatta incandescente con l’Onb che continua a denunciare o diffidare chiunque metta in discussione l’onorabilità dei biologi e l’Ordine dei dietisti che a sua volta deve difendersi da affermazioni lesive della loro dignità da parte dell’Onb.

Ricapitolando, solo in epoca recente a livello normativo si è aperta progressivamente una breccia che ha consentito in Italia la nascita di migliaia di nuovi nutrizionisti che si sono affiancati alle uniche due figure di riferimento nel campo della nutrizione clinica che c’erano in precedenza (dietista e medico dietologo).

dietologo nutrizionista
Forse è necessario un intervento normativo che stabilisca chi può utilizzare il titolo di nutrizionista, tra medici, dietisti e biologi

Il problema sostanziale è che se tutti i medici dietologi e dietiste sono preparati perché hanno un percorso di studi e tirocinio formale adeguato, questo non può essere vero per alcuni biologi nutrizionisti. In pratica il titolo professionale di “nutrizionista” viene “rilasciato” solamente grazie all’iscrizione all’Onb e non dopo uno specifico iter formativo. Una formazione a cui oggi ai biologi risulta oltretutto difficile accedere, perché i posti nelle Scuole di specializzazione in Scienza dell’Alimentazione aperti ai biologi sono pochissimi, e questo non migliora di certo la situazione.

Forse sarebbe opportuno che il legislatore specificasse che il termine “nutrizionista” andrebbe riservato solo a dietisti (tutti), medici o biologi (solo se) in possesso di specialità post-laurea in Scienza dell’Alimentazione. Eviteremmo quindi un uso improprio di questo termine da parte di tutti: personale non sanitario, medici (troppi medici vanno in televisione dichiarando di essere nutrizionisti senza avere alcuna specialità in Scienza dell’Alimentazione!) e biologi. Tutto ciò per tutelare i dietisti, i medici e biologi specialisti in Scienza dell’alimentazione, ma soprattutto la salute dei cittadini.

L’autore dichiara di non aver alcun conflitto di interessi.

(*)Negli anni ’70-’80 i biologi specialisti in Scienza dell’alimentazione non erano molti ed operavano all’interno del SSN (SIAN del Dipartimento di Prevenzione) ed esercitavano anche la libera professione. L’indirizzo della scuola di specialità in Scienza dell’Alimentazione per i biologi non era di “nutrizione clinica” (riservato ai medici) ma di “nutrizione applicata” riservata a medici e biologi e aveva come obiettivo principalmente la nutrizione di popolazione, di comunità e di individui singoli sani o diagnosticati da un medico.

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  Antonio Pratesi

Antonio Pratesi
medico nutrizionista

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52 Commenti

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    e lo stesso dibattito fra geometri e ingegneri fra ragionieri vecchia scuola e commercialisti.
    bisogna fare una scelta personale affiancata da una certa cultura.
    io per sempio scelgo il medico perche secondo me puo meglio seguire tutte le sfaccettature del percoso
    dietologico del paziente, sempre per mia opinione personale il biologo puo fare anche l’ astronauta ma sempre il
    medico scegliero.

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      La colpa è dello stato che non regolamenta queste professioni. Ma che sia biologo o medico, il nutrizionista che vuole fare bene il suo lavoro, si aggiorna continuamente. Ad oggi per legge ogni anno un biologo deve acquisire 50 crediti annui per potersi definire nutrizionista.
      Il dietista invece ha solo studiato 3 anni e senza un medico che supervisiona il suo lavoro non può agire con autonomia.
      Io personalmente sono biotecnologa e ho studiato genetica e biochimica e il metabolismo…secondo l’ignorante che ha scritto l’articolo non ho le conoscenze per definirmi nutrizionista, però un dietista si.
      Lo chiamo ignorante perché andando indietro nel tempo erano i biologi i soli ad occuparsi di nutrizione, poi i medici hanno intuito che si poteva guadagnare molto.

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      Buonasera Dott.ssa Trippa, come lei stessa afferma i 50 crediti sono per la professione di biologo, non di nutrizionista. Inoltre il numero di anni di studio non sono di supporto alla sua tesi: uno può studiare per 20 anni botanica, e quindi NON la dietetica. Come lei stessa afferma, è biotecnologa, è afferrata nelle materie ‘genetica’, ‘metabolismo’ e ‘biochimica’, non dunque nell’elaborare dietoterapie, argomento molto più complesso e per il quale occorrono molte più nozioni cliniche. A riprova di ciò, una conoscenza approfondita della clinica le avrebbe evitato la frase -rielaboro- ‘i dietisti devono essere supervisionati dal medico mentre noi biologi supereroi facciamo tutto da soli’. Vede: la cura del paziente è sempre in team multiprofessionale in clinica. La sua ultima affermazione è invece puramente una chiacchiera da bar: i dietisti, e da ancor più tempo medici e infermieri sono gli attori principali della dietetica nella sanità pubblica, il ruolo del biologo, invece, è sempre stato un altro: la ricerca, lo dimostra l’alto tasso di biologi premi Nobel per la medicina. E questi di certo non giravano per i corridoi d’ospedale a consigliare la formulazione di NE più adatta.

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      invece l’articolo dice proprio che all’inizio se ne occupavano solo i dietisti…
      i dietisti non studiano biochimica, genetica ecc? cosa studiano? scienza delle costruzioni, analisi, filosofia?

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      Buonasera Dott.ssa Trippa, le rispondo per farle notare che non è il numero degli anni di studio ciò che conta, ma le materie di studio. Come fa notare Alfredo, aver studiato per 10 anni filosofia, piuttosto che botanica o anatomia comparata o i dinosauri, significa che non si ha studiato la dietetica. Per sua stessa ammissione, lei ha studiato molto la genetica, la biochimica e il metabolismo, dunque non l’approccio dietoterapico e clinico al paziente. Inoltre i crediti annui che il biologo deve acquisire, per sua stessa affermazione, sono per la professione di biologo, potrebbero dunque essere svolti in qualunque ambito della biologia. Ciò non vale per i crediti ECM che medico e dietista devono conseguire. Infine faccio notare che un maggior studio della clinica le avrebbe evitato il concetto – riformulo – “il dietista deve essere controllato dal medico mentre il biologo che è un superfigo lavora in completa autonomia”. Certamente la laurea in biologia dà numerose conoscenze in ambito di genetica e chimica, a riprova di ciò il fatto che molti premi Nobel per la medicina siano biologi, Ōsumi nel 2016 per esempio, per le sue scoperte in materia di autofagia. La clinica, però, è un ambiente diverso. Ecco, in qualunque ramo medico, la cura del paziente si fa in team multiprofessionale, che può essere composto da più specialità mediche e/o altri professionisti sanitari. Se ci riferiamo alla sola elaborazione dietetica, la prassi è che il paziente è visto in ambulatorio dietetico dal dietista senza affiancamento del medico. Ciò non avviene per il biologo, naturalmente, dato che in ospedale non ha mansioni di questo tipo. Nel pubblico l’esplosione del numero dei biologi nutrizionisti (così come di personal trainer e altre figure che fanno diete oltre al dietologo/dietista) degli ultimi anni può essere per vari motivi: o che il numero dei biologi è meno controllato e quindi molti non entrano a medicina/dietistica per via del test d’ingresso, o che molti biologi si riscoprono amanti della dietetica (motivi economici sono solo congetture) a 40-50 anni (ci sono molti esempi in rete di professori di biologia che con o senza un breve corso di nutrizione aprono ambulatori), o che molti, finito il liceo, credono che la strada più completa per conoscere la dietetica clinica sia il cdl in biologia, o combinazioni di questi motivi. Il dato è che sicuramente il numero di biologi cosiddetti nutrizionisti è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni. È difficile ora trovare una clinica privata senza un biologo che fa diete, molti meno sono i dietisti per naturale numero di laureati.

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      Gentile Dr.ssa Trippa, la parola “nutrizionista”purtroppo è molto abusata in tutti gli ambiti (anche da medici senza una adeguata specializzazione), mentre dovrebbe avere un valore legale e, senza lauree o specializzazioni (non corsi di un week end), nessuno dovrebbe usarla. Con la recente nascita (per effetto dell’Iscrizione all’Albo , sez. A) dei biologi “nutrizionisti” si è aperta una voragine in cui sono entrate persone con i più disparati percorsi formativi, con conseguenze spesso disastrose: ad es. ci sono “centri di dimagramento” modello Bioimis (vedi articolo su Fatto Alimentare https://bit.ly/2AYE8i5) gestiti da biologi. Se un medico specialista in scienza dell’alimentazione agisse in questo modo l’ ANSISA (Ass. Naz. Spec. Scienze dell’alimentazione) e l’ Ordine dei Medici lo sottoporrebbero ad un procedimento disciplinare. Ma alcuni biologi lavorano così alla luce del sole, senza alcuna conseguenza… Anni fa ho visitato una giovane donna di 28 anni che aveva seguito per 2 mesi una di queste diete monocibo sviluppando un disturbo del comportamento alimentare (era predisposta, risultava dall’ anamnesi). A causa di questa “dieta” si è dovuta sottoporre ad oltre un anno di psicoterapia e ha completamente disimparato le regole di una sana alimentazione.

      Un anno fa una mia amica sui 48 anni di età, ricercatrice all’Università (Laurea in Biologia, PhD, Post Doc ecc…con numerose pubblicazioni su importanti riviste mediche) con suo grande stupore mi disse: “ Ma lo sai che ho saputo che posso fare anch’io la nutrizionista?”. Un biologo così, con tanti anni di studio negli ambiti più svariati, non merita forse il titolo di nutrizionista “honoris causa”? Ma, pur nella sua immensa cultura scientifica, lei sapeva di non essere competente nell’ambito della nutrizione clinica e dietetica, che è esattamente quella materia per cui i dietisti sono preparati. Lo Stato non dovrebbe demandare la preparazione dei “nutrizionisti” alla loro buona volontà, senza dei percorsi di studio specifici e formali, poiché si tratta innanzitutto di tutelare la salute delle persone!

      E in una situazione del genere, invece di minacciare dei “colleghi” (dietisti) per sciocchezze, sarebbe bene che l’ONB si impegnasse a garantire che tutti i biologi “nutrizionisti” lavorino con competenza e in linea con le migliori evidenze scientifiche, intervenendo con eventuali procedimenti disciplinari nei confronti dei propri iscritti negligenti. Ad una ampia autonomia decisionale corrisponde una altrettanto ampia responsabilità!

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    Non sono un costituzionalista ne un legislatore, ma la questione non sembra impossibile da dirimere per chi ha il dovere ed il potere di farlo.
    Il medico dietista specializzato dovrebbe, deve e dovrà gestire le patologie legate all’alimentazione, avendo conoscenza e preparazione approfondita di anatomia, fisiologia e patologia, più la scienza dell’alimentazione come specializzazione.
    Il biologo formato nella chimica organica e funzionale, non avendo le stesse basi mediche, ma una maggiore preparazione nella chimica delle trasformazioni biologiche organiche, è più indicato nello studio e prescrizione degli stili di vita alimentari, magari in collaborazione con i medici per le diagnosi cliniche ed entrambi supportati dallo psicologo per le problematiche legate ai disturbi comportamentali, di sua primaria competenza.
    Se poi basta una iscrizione ad un albo, senza una preparazione specifica, per esercitare la professione di nutrizionista, questa sembra una forzatura da regolamentare diversamente.

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    Dietista laurea breve 3 anni non può prescrivere autonomamente diete mentre il biologo 5 anni più due di specializzazione può prescrivere diete……punto e basta…..

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      Appunto… il biologo con laurea di 5 anni PIU’ DUE DI SPECIALIZZAZIONE (in scienza della alimentazione per chiarezza)…. Non qualsiasi lureato che possa iscriversi all’albo dei biologi. Nessuno ha mai detto che chi ha la specialistica di due anni in scienza della alimentazione non possa fregiarsi del titolo di nutrizionista, anzi LO DEVE FARE. Ma tutti gli altri che tale specializzazione NON HANNO e si dicono nutrizionisti (anche medici a volte)? e per quale motivo l’albo dei biologi continua ad insistere in tale direzione? Vuoi fare il dietista? prendi la laurea in dietistica con tutti i vantaggi e le limitazioni imposte per legge, vuoi fare il nutrizionista? prendi una laurea quinquennale in biologia o medicina e poi prendi la specialità in scienza della nutrizione di due anni e fai il nutrizionista con tutti i vantaggi e le limitazioni imposte per legge. Non hai tali titoli (a numero chiuso ovviamente dove entrare non è così facile e i posti sono pochi…)? fai un altro lavoro e non dirti nutrizionista se non lo sei…. (compresi i dietisti che sono appunto dietisti e non nutrizionisti! compresi i medici chirurghi senza specializzazione, compresi i biologi non specializzati, compresi i personal trainer in palestra che spesso si dicono nutrizionisti pure loro…)

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      i dietisti possono definirsi nutrizionisti come qualunque laureato può definirsi genericamente dottore

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    Peccato che a dare una spallata ai biologi è un medico che si occupa di nutrizione senza conoscereperò la storia del percorso di studi dei biologi degli anni ’90 citati nell’articolo. Allora, infatti, esisteva l’apposito indirizzo fisiopatologico per orientare il biologo nei settori delle analisi cliniche, igiene e alimentazione. Con la riforma universitaria sono spariti gli indirizzi di settore e nacque il corso di laurea in scienze della nutrizione umana presso la facoltà di scienze (e non di medicina) come del resto lo è dietistica in tutta Europa. Il vero problema è che proprio allora l’albo dei biologi si trasformò in un calderone dove laureati provenienti da tanti corsi di laurea eterogenei potevano iscriversi per poi diventare tutti nutrizionisti. Semmai sarebbe opportuno almeno concedere la possibilità di svolgere l’attività di nutrizionista ai biologi laureati negli anni ’90 con indirizzo fisiopatologico o scienza della nutrizione umana o con master universitari in nutrizione o con specializzazione, escludendo biologi marini, biotecnologi ed altre lauree che non c’entrano proprio nulla.

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    Ci sono molte inesattezze, un laureato in biologia magistrale, lm-06 con curriculum nutrizionistico o biomedico, un laureato in biotecnologie medice o un laureato in scienze dell’alimentazione non esercitano come nutrizionisti appena iscritti all’ordine dei biologi o dopo aver fatto l’esame, sono necessari vari master di primo e secondo livello, corsi di un paio di anni, tirocini professionali e allora in quel caso vengono in genere accettati per fare esperienza in uno studio, nessun neo-biologo marino o ambientale, ma nemmeno i laureati in nutrizione possono fare i nutrizionisti appena laureati.
    Ci sono invece baby laureati che con la sola triennale professionalizzante a 21 anni possono fare lavori che chi ha studiato minimo 10 anni, ha un dottorato e si è pagato i master con il suo lavoro non può fare, queste sono le ingiustizie e guarda caso sono sempre i biologi ad essere colpiti.
    Sa dottore, a tutti i biologi che vogliono occuparsi di nutrizione piacerebbe entrare alla scuola di specializzazione in nutrizione come fanno i medici, peccato che per i non medici sono state chiuse per anni e se sono aperte si rischia di non prendere la borsa di studio.
    Quindi evitiamo di gettare fango sulla professione e fare le vittime quando da sempre si sta dalla parte dei carnefici.

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    C’è molta confusione sulle reali competenze delle varie figure professionali. E, chi ne fa le spese, sono i pazienti!!!

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    Quindi un biologo nutrizionista per lavorare deve studiare 9 anni (3 triennale + 2 magistrale + 4 specializzazione) perché altrimenti non è abbastanza formato mentre per i dietisti sono sufficienti i tre anni di TRIENNALE?? Fatemi capire

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    Un esame di stato non può sostituire un iter formativo dedicato alla nutrizione, eppure è ormai un decennio che quanto descritto accade sistematicamente. Complimenti al dr Pratesi per questo articolo.

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      Gentile dottor Sculati, si stenta a credere che una critica a ciò che consentono di fare gli esami di stato a prescindere dalle competenze effettivamente acquisite provenga da un medico. Se c’è una categoria professionale che senza timore alcuno di conseguenze legali può permettersi di tutto – dalla prescrizione di diete a quella di prodotti omeopatici, passando per la predisposizione di programmi di attività fisica, i massaggi, l’agopuntura e qualsivoglia altro atto compiuto sull’essere umano – anche senza averne mai sentito lontanamente parlare nel corso dell’intero iter formativo ma solo in forza dell’iscrizione a un albo, ebbene questa è la categoria dei medici.

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    Ma come si fa a sostenere di non aver alcun conflitto di interessi per la stesura di questo articolo, quando si è medici nutrizionisti? Per quanto riguarda la specializzazione va bene, però magari aprite definitivamente le scuole e stipendiate i non medici (biologi, chimici…) come avviene per i medici visto che si richiede lo stesso impegno orario. Poi ne possiamo discutere di tutto questo, ma non prima.

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    Ci sono dietologi e quindi medici che ancora fanno assumete farmaci come psicofarmaci e anfetamine per togliere il senso della fame senza agire su una cultura sana dell’alimentazione ed il problema sono i biologi? Ma stiamo scherzando? Il dietista (laurea di tre anni) può prescrivere diete solo se elaborate precendentemete da un medico. Che ci siano biologi improvvisati nell’ambito della nutrizione è poco ma sicuro soprattutto se con laurea breve e senza ulteriori master o specializzazioni di approfondimento nel campo. Ma secondo lei un biologo vecchio ordinamento con specializzazione in patologia clinica (sottolineo anche io che per anni i medici hanno chiuso le scuole di specializzazione e in più lo stato ha garantito loro uno stipendio durante gli anni di formazione che viaggia sui 1800 euro mentre il biologo La specializzazione ha sempre dovuto pagarsela da solo) e una serie di master e corsi di approfondimento in nutrizione e alimentazione umana non è in grado di seguire pazienti ? Dopo esami come chimica, chimica organica, biochimica I, biochimica II, biochimica cellulare , genetica , fisiologia, patologia ??? Forse è il caso di fare il punto tra laurea di primo e secondo livello, tra specializzazione e non, tra master e corsi accreditati valutando il percorso professionale indiduale e non piuttosto sparare a zero su una figura professionale la cui laurea è tra le più complicate e dure che ci sono ed è stata martoriata da anni. I casi andati a finire sui giornali di pazienti che hanno avuto diete drastiche con con conseguenti problema alla salute non erano pazienti affidati a biologi ma bensì a dietologi ch usano farmaci o addirittura a personal trainer, che senza alcuna professionalita’,propongono soluzioni veloci e facili come i bibitoni proteici a base di proteine del latte e amminioacidi ramificati.

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    grazie dr. pratesi per l’ennesima spiegazione sui fatti in oggetto, estesa, dettagliata ed esattamente corrispondente alla situazione attuale delle cose.

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    Molto interessante. Il risultato è che il 30% degli italiani intanto è obeso.
    Andiamo avanti con i nutrizionisti i medici i biologi e chi più ne ha più ne metta. Nel 2019 servono competenze trasversali . questa gente dovrebbe cominciare a far da mangiare: un “esperto” di alimentazione, un medico che cura dei disturbi alimentari comincia a lavorare dalla padella, dal frigo al piatto non dietro una scrivania o dentro un laboratorio. Ovviamente servono anche le competenze mediche, scientifiche ecc. ma con queste non si cura nessuno.
    La prova provata sono le mense scolastiche , dietro c’è sempre un nutrizionista e il risultato è che la verdura e il pesce non la mangia nessuno.

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    Ci sono Biologi che esercitano la professione di nutrizionisti senza avere preparazione adeguata così ci sono medici che prescrivono diete di vario tipo senza aver mai studiato la scienza dell’alimentazione e molto spesso abbinando farmaci anoressizzanti o miscugli vari che hanno fatto e fanno ancora moltissimi danni.
    Quindi che ognuno si occupi dei problemi della sua categoria aia per favore!!! I dietisti poi devono smetterla di sentirsi superiori ai biologi nutrizionisti seri, non c’è proprio paragone per anni di studio e quindi preparazione.

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    Articolo pieno di inesattezze e supposizioni.
    1) il nutrizionista biologo esisterebbe da fine anni ’90 inizio 2000? Falso. L’attività di nutrizionista rientra tra le competenze del biologo fin dalla legge istitutiva dell’ordine, correva l’anno 1967.
    2) Biologi che somministrerebbero diete lowcarb a soggetti dca. Chi lo ha detto? Dove sta scritto? Metterebbe la mano sul fuoco che non abbiano fatto lo stesso anche medici o dietisti? Servono le prove per accusare, la sua è solo una supposizione lesiva di una intera professione.
    Infine, vorrei ricordare che è proprio professione di dietista l’ultima arrivata visto che la laurea triennale in dietisitca esiste dal 2000, anno più anno meno.
    Il fattoalimentare.it dia spazio di replica a un biologo

    • Roberto La Pira

      Noi diamo spazio a tutti

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      Antonio Pratesi

      Caro Alessandro ho iniziato a frequentare l’ambiente della nutrizione clinica sin dal 4 anno di medicina (1988) perché volevo diventare un esperto in nutrizione MA solo nel 2008 sono venuto per la prima volta a conoscenza dell’esistenza dei biologi nutrizionisti. Come mai? Potrei sbagliarmi, ma l’unica spiegazione che mi so dare è che forse NON ESISTEVANO. Cioè non esistevano i biologi che facevano un lavoro uguale o per certi versi simile a quello dei dietisti. Perché è questo che si intende oggi per biologo nutrizionista in Italia.

      1) Lei dice che“L’attività di nutrizionista rientra tra le competenze del biologo fin dalla legge istitutiva dell’ordine, correva l’anno 1967”. Nel profilo del 67 tra le specifiche competenze c’è scritto “valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo, degli animali e delle piante”. Bisogni nutritivi forse indica lo studio degli alimenti e dei nutrienti a livello di ricerca e non elaborare delle diete individuali a pazienti con insufficienza renale cronica o cirrosi epatica (per esempio).

      2) Lei dice: “Biologi che somministrerebbero diete lowcarb a soggetti dca (disturbi del comportamento alimentare). Chi lo ha detto?” Purtroppo mi sono capitati in prima persona dei casi di DCA seguiti da biologi. Uno dell’anno scorso. Ragazza di 21 aa con pregressa anoressia da bambina era in eccesso ponderale. Una biologa “nutrizionista”(non specialista in scienza dell’alimentazione e senza master in nutrizione) le ha prescritto una dieta low carb con cui la ragazza ha perso 28 kg! Io avevo visitato la ragazza prima e dopo il trattamento di questa biologa. Ovviamente la povera ragazza, successivamente a questa dieta, ha perso il controllo sul cibo diventando bulimica.

      Quindi caro Alessandro abbiamo un problema: forse non tutti coloro che si iscrivono all’ordine dei biologi (Albo – sezione A) hanno una preparazione formale e sostanziale per operare come nutrizionisti clinici.

      Sono il primo a dire che i biologi specialisti in scienza dell’alimentazione sono tra i professionisti più preparati nel campo della nutrizione umana, ma trovo poco elegante con tutti i ciarlatani della dieta che ci sono in Italia che l’ONB continui a minacciare e diffidare dei colleghi che operano nel campo della nutrizione (dietisti), piuttosto che combattere il vero abusivismo….

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      il lavoro di dietista esiste da molto prima dell’introduzione del corso di laurea in dietistica, esisteva una scuola di specializzazione non universitaria al suo posto. La laurea di infermieristica è molto recente, prima degli anni 90 non esistevano gli infermieri?

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      Gentile dottor Pratesi, le competenze del biologo sono già chiare e da altri colleghi anche qui richiamate: questo professionista può autonomamente elaborare e determinare diete nei confronti sia di soggetti sani, sia, previo accertamento delle condizioni fisiopatologiche effettuato dal medico, di soggetti malati. Più che un chiarimento legislativo sul ruolo del biologo in ambito nutrizionale sembra pertanto che lei auspichi un vero e proprio ripensamento, che preveda la limitazione delle odierne competenze del biologo. Viene da chiedersi quanto ciò non solo possa essere opportuno, ma persino legittimo, dopo che migliaia di biologi nutrizionisti hanno fatto investimenti, avviato la propria attività e svolto per anni la professione nel pieno rispetto del quadro normativo e di pronunce della massima autorevolezza, come quelle del Consiglio Superiore di Sanità.
      Desta particolare stupore che lei si affidi all’aneddotica e all’esperienza personale per screditare la categoria dei biologi nutrizionisti a causa di qualche incapace: le cronache riportano continuamente casi di medici condannati per malpractice (decisamente molto più numerosi dei casi che riguardano i biologi) e nessuno, e certo non io, si sogna per questo di tacciare di incompetenza l’intera classe medica.
      Su un punto concordo con lei: non tutti coloro che si iscrivono all’ordine dei biologi hanno una preparazione per operare come nutrizionisti. Ma personalmente non conosco nessun biologo che abbia studiato l’etologia delle salamandre che eserciti come nutrizionista, a meno che non abbia poi approfondito la nutrizione con master o corsi ad hoc. Esattamente come fanno, del tutto legittimamente, tanti medici specializzatisi in tutt’altro e che poi, grazie a un master (ma spesso anche senza), operano come nutrizionisti.
      Le chiederei in ogni caso la cortesia, anche ai fini di una corretta informazione, di non prescindere da un punto, che lei stesso richiama, salvo poi apparentemente ignorarlo: la specializzazione universitaria in Scienza dell’Alimentazione per il biologo nutrizionista non è necessaria, ma solo, per citare di nuovo il CSS, “preferibile”. Ciò è d’altronde pienamente ragionevole, perché, oltre al biologo che ha studiato le salamandre, ce ne sono tanti altri, a partire da quelli che si iscrivono all’ordine dopo una laurea magistrale in Scienze della Nutrizione Umana e magari un precedente triennio pure su temi affini. Professionisti che sono perfettamente in grado di esercitare come nutrizionisti senza alcuna specializzazione, come minimo tanto quanto i dietisti, che di anni ne studiano solo tre, e i molti medici che prescrivono diete pur non avendo mai fatto nemmeno un esame di nutrizione.

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      Caro Dr.Avoledo apprezzo le sue osservazioni che condivido nella parte finale del suo intervento. Ho una obiezione riguardo al punto “questo professionista (Biologo) può AUTONOMAMENTE elaborare e determinare diete nei confronti sia di soggetti SANI…”. Io questa grande autonomia rispetto ai dietisti non riesco a vederla. Mi domando come faccia un non medico a stabilire se una persona sia sana. https://bit.ly/2AY2qci I biologi spesso chiedono ai loro clienti di rivolgersi al medico di fiducia “per farsi prescrivere gli esami”. Dopodiché i clienti portano gli esami del sangue direttamente al biologo (o passano dal medico – si spera). Non sono illazioni, sono cose che succedono ogni giorno! Mi dica cosa fa il biologo quando il paziente/cliente gli porta gli esami bypassando il medico: legge gli esami e stabilisce se la persona è sana o è malata? A me risulta che solo un medico possa leggere gli esami. Inoltre la “prescrizione” di una dieta “è un atto medico” https://bit.ly/2FgOJcE e forse è per questo che si usano dizioni un po’ vaghe come: “elaborare profili nutrizionali”o “elaborare e determinare diete”… basta non usare la parola “prescrizione”. Sia chiaro che non è colpa dei biologi o dell’ONB se la situazione normativa è questa.

      Comunque non è assolutamente mia intenzione screditare una categoria. Anzi se c’è una persona che ha difeso la figura dei biologi nutrizionisti (con un curriculum adeguato) sono io. E sono stato denunciato all’Ordine dei Medici per quello che ho scritto sul Fatto Alimentare in questo articolo https://bit.ly/2Fq5VfA . Consiglio di andarlo a rileggere per evitare di attribuirmi un pregiudizio negativo (che non ho) nei confronti dei Biologi.

      Legga il mio commento soprastante https://bit.ly/2AY2Z5U: il mio auspicio è che tutti i nutrizionisti operino secondo una medicina evidence based per tutelare la salute delle persone e invece di minacciare i colleghi dietisti, si preoccupino piuttosto di combattere i ciarlatani. Più nutrizionisti preparati ci sono, meglio è per il nostro paese. Stia tranquillo che, anche se decidessero di regolamentare la figura del biologo nutrizionista in senso restrittivo, in Italia, i diritti acquisiti non si toccano.

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      @Dr. Pratesi, lpremettiamo che a prescrizione di analisi del sangue non è un atto medico in quanto anche gli ostetrici possono richiederle. Nel caso di un nutrizionista, invece, il metodo più obiettivo per la valutazione dello stato di nutrizione è proprio quello biochimico per cui non si commette reato di esercizio abusivo della professione medica se alla lettura/valutazione di determinate analisi non fa seguito una diagnosi. Per i biologi, ad esempio, la LEGGE 396/1967 indica che formano oggetto della professione di biologo le analisi biologiche (urine, essudati, escrementi, sangue; sierologiche, immunologiche, istologiche, di gravidanza, metaboliche). Cosa ci sarebbe di male nello studiare un referto di analisi biochimiche al fine di valutare, senza diagnosi, correttamente lo stato di nutrizione come hanno insegnato durante il corso di laurea o con specializzazioni successive?

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      Caro dottor Pratesi, innanzitutto la ringrazio della sua risposta.
      Il biologo non stabilisce se la persona è sana o meno, perché l’accertamento delle condizioni patologiche spetta al medico, come riporta il parere del CSS a cui mi riferivo e che lei ha linkato (che però, nello stesso tempo, riporta chiaramente anche che “il biologo può elaborare e determinare diete nei confronti… di soggetti cui è stata diagnosticata una patologia”).
      Credo si debba fare attenzione a evitare di confondere i piani: se, come lei afferma di averne contezza, ci sono biologi che compiono atti riservati ad altre categorie professionali, sono passibili di denuncia ai sensi dell’art. 348 del Codice Penale. Che si invochi, pertanto, il rispetto delle norme esistenti, ma non la sottrazione di competenze già attribuite e pertanto del tutto legittime (la lettura di analisi biologiche, va in ogni caso precisato, non configura il predetto reato, come ricorda Gaetano in un commento qui sotto, a maggior ragione se eseguita da un biologo più che da altri professionisti non medici, qualora tale lettura non esiti in un giudizio diagnostico).
      Anche volendo rendere materia di discussione il parere del CSS – ma francamente eviterei (segnalo a tale proposito quanto affermato in merito dall’allora ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante un question time alla Camera: “Preciso in maniera formale che i pareri del Consiglio superiore di sanità vanno considerati come attività interpretativa di valore tecnico-scientifico, quindi allo stato attuale non necessitano di linee guida, ma si ritiene quindi superato ogni problema di definizione degli ambiti di competenza del biologo nutrizionista” https://bit.ly/2DtLtrB), l’idea di gestire un paziente senza essere l’artefice della valutazione delle sue condizioni di salute non sembra tanto peregrina, né men che meno innovativa: quando ci si reca dal dentista, ad esempio, si compila in genere un fitto modulo di 2 pagine indicando, sotto la propria responsabilità, le patologie di cui si soffre, gli interventi chirurgici subiti, le terapie farmacologiche seguite e quant’altro; il professionista opera prendendo atto di questo quadro autodichiarato.
      La questione della “prescrizione” della dieta piuttosto che della sua “elaborazione” è davvero un equilibrismo linguistico che dà l’impressione che il giudice, nella sentenza da lei richiamata, abbia voluto salvare la capra insieme agli altrettanto proverbiali cavoli. Mi permetto di ricordare cosa rispose in merito Ermanno Calcatelli, all’epoca presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi (https://bit.ly/2zdIUY1): “Consigliare, indicare o prescrivere non fa differenza. L’utente non è certo obbligato ad eseguire quello che gli si dice. Resta il fatto che i biologi, e lo ha ribadito il Consiglio di Stato, possono formulare, eccome, la prescrizione. A differenza di farmacisti e tecnologi alimentari. Mentre i dietisti sì, lo possono elaborare un programma alimentare, ma solo se è siglato da un medico. Noi, al contrario, possiamo firmare in autonomia. Medicine non possiamo darle, lo sappiamo benissimo, è un assunto incontestabile; non possiamo fare diagnosi o individuare cure. Ma le diete sono nelle nostre competenze, compresi gli integratori. E tutti i biologi, in base alla normativa, sono abilitati. Siamo noi che, come Ordine, abbiamo chiesto ai nostri un’ulteriore specializzazione da ottenere con studi appositi, corsi, master. – OMISSIS – Deve essere chiaro che il Giudice unico non ha modificato di una virgola la situazione preesistente: l’accertamento e la cura delle patologie spettano al medico. Se la patologia accertata può essere fronteggiata oltre che con i farmaci suggeriti dal medico anche con una dieta adeguata, questa può essere consigliata dal biologo, che ha, per legge, la competenza a valutare i bisogni nutritivi dell’uomo sino al punto da giudicare se sia il caso, oltre che consigliare e sconsigliare determinati cibi, di ricorrere a integratori alimentari. Se l’individuo è invece in buona salute e vuole restarci o vuole intraprendere un’attività sportiva, può indifferentemente rivolgersi tanto al medico quanto al biologo perché in questo caso non viene in rilievo l’accertamento e la cura di nessuna patologia”.
      Ho letto il suo precedente articolo che mi segnala dove difende la figura del biologo nutrizionista, del quale la ringrazio e per le cui conseguenze indesiderate che ha provocato le manifesto, per quel che può valere, la mia personale solidarietà.
      Cordiali saluti.

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    a me pare che la gran parte dei commenti rispecchino le lotte sterili di cui all’oggetto dell articolo. Sembra un recriminare a vanvera, attaccare per attaccare senza leggere ciò che dice l’articolo, ovvero che è necessario avere una specializzazione determinata per operare nel campo della nutrizione, quella definita nel dettaglio dal Dr. Pratesi. Dietisti e biologi specializzati in scienza dell’alimentazione lavorano assieme anche all’interno del sistema sanitario nazionale. Lavoriamo assieme cooperando e integrando le competenze laddove non coincidano. Lavoriamo in staff o equipe con medici e anche altri operatori sanitari che si occupano anche di sana alimentazione (es assistenti sanitari). Voglio dire, si può fare e già si fa

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      La specializzazione post lauream per medici e biologi serve solo per poter accedere ai concorsi del sistema sanitario nazionale. Per lavorare in libera professione come dietologi e nutrizionisti la legge non richiede specializzazione a medici e biologi.
      Sulla faccenda il Consiglio Superiore di Sanità del 12 aprile 2011 ha già stabilito quanto segue:

      a) Mentre il medico-chirurgo può, ovviamente, prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, è corretto ritenere che il biologo possa elaborare e determinare diete nei confronti sia di soggetti sani, sia di soggetti cui è stata diagnosticata una patologia, solo previo accertamento delle condizioni fisio-patologiche effettuare dal medico-chirurgo.

      b) Il biologo può autonomamente elaborare profili nutrizionali al fine di proporre alla persona che ne fa richiesta un miglioramento del proprio ‘benessere’, quale orientamento nutrizionale finalizzato al miglioramento della salute. In tale ambito può suggerire o consigliare integratori alimentari, stabilendone o indicandone anche le modalità di assunzione.

      c) Il dietista, profilo professionale dell’area tecnico-sanitaria, individuato dal D.M. 14 settembre 1994, n. 744, ex art. 6, comma 3, del D. Lgs. 502/92, ‘svolge la sua attività professionale in strutture pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale’ e, in particolare, in collaborazione con il medico ai fini della formulazione delle diete su prescrizione medica.

      Il caso è già chiuso da tempo ma albi e associazioni continuano con la guerra fredda…

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    Mettiamoci nei panni di un ipotetico paziente. Sono sovrappeso, ho qualche patologia connessa al mio stato fisico e devo perdere peso. Provo con il SSN … tempi di attesa spesso molto lunghi sia per la prima visita sia per i controlli successivi, costi abbastanza alti (a meno che non sia esente) e scarsa possibilità di successo. Allora cerco online: trovo centinaia di offerte di tutti colori…. alcune mi convincono che il mio non sia un problema di stile di vita errato ma di altro genere e mi potrei lasciar tentare da:
    1) il biologo x mi fa capire che devo indagare i geni con un test da 200 euro perché solo così capisco esattamente quello che devo mangiare
    2) c’e’ il medico superfigo degli astronauti… uh che bello il suo centro in cui spendo 2000 euro così trovo finalmente la dieta adatta al mio assetto ormonale
    3) ah no guarda quest’altro medico… mi mette un sondino così trovo una scusa per stare a digiuno per qualche mese
    4) aspetta aspetta ecco la novità… sono i miei batteri intestinali che non vanno. Guarda c’e’ quel gruppo di biologi che mi sistema tutto insegnandomi a fermentare le cose. Così risolvo pure i problemi di mio figlio autistico, l’otite dell’altro e il Parkinson di mia nonna
    5) c’e’ però quella mia amica che ha preso le bustine da quell’altro biologo. 100 euro di visita e 100 euro di bustine per digiunare qualche settimana…
    6) ah belli i tempi in cui si andava dal medico “pusher”…. due minuti di visita 150 euro e ricetta per andare dalla farmacia “complice” che mi preparava un bel cocktail tutti prodotti naturali eh!
    7) vabbè dai che sotto casa la farmacia c’ha l’offerta Groupon sulle intolleranze. Un bel panel da 4500 alimenti a soli 90 euro. (referto: togli pane e pasta e dimagrisci)
    8) passo dalla libreria… ma è uscito il nuovo libro del guru della Tv (cioè manco una TV.. canale youtube creato ad hoc con amica sua che lo intervista) che dice che togliendo i carbo e prendendomi l’integratore Y campo 140 anni… come il antenato Homo Erectus… me lo compro subito!
    9) che fatica fammi fare un giro su Facebook… ah guarda quanti gruppi sull’alimentazione. Ammazza devono essere bravi 10.000 followers. Mi iscrivo a un po’ va… allora con questo di un chimico scopro che basta un integratore alimentare per “controllare” le malattie infiammatorie croniche intestinali… pensa che scemo quel mio amico che va ancora dal gastroenterologo. Guarda quest’altro gruppo … sulla vitamina D. Ammazza risolve tutti i guai! e la può dare pure un biologo … dal medico di famiglia non ci vado più. Certo per il mio colesterolo alto io che ancora mi prendo le statine… guarda in questo gruppo che dicono: fanno male, servono gli integratori che possono prescrivere anche i biologi.
    Senti mi sono stufato…. vado a mangiare una bella bistecca con l’insalatina che mi fa bene (lo dicono tutti), sospendo i farmaci e mi compro un po’ di integratori che “almeno non fanno male” e mi prenoto la visita dal biologo più vicino visto che ormai ce ne sono talmente tanti che un altro po’ me li ritrovo pure nell’androne del palazzo….

    Un medico specialista in scienze dell’alimentazione

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    Ci sono personal trainer e naturopati che prescrivono diete dopo la frequenza di corsi settimanali o per passione e qui si discute se i biologi (professionisti sanitari che solitamente fanno 5 anni di universitá e seguono appositi corsi universitari post laurea proprio presso le facoltà di medicina) possono fare i nutrizionisti. Forse all’andid infastidisce che molti dietisti prendono la laurea in scienza della nutrizione e si iscrivono all’albo dei biologi per poter lavorare in autonomia secondo legge con una laurea magistrale e non triennale. Intanto mentre biologi e dietisti litigano i diet coach e i “consulenti alimentari” se la godono. Povera nazione…

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    Tutti hanno le loro buone ragioni, ma io persevero nel voler razionalizzare il tema dietetico, perché ci sono tre grandi categorie di merito e pertinenze diverse che non trovo nei commenti:
    – le patologie mediche legate all’alimentazione e l’alimentazione in stato patologico;
    – le diete per il sovrappeso prima dell’obesità che è una patologia medica e/o psicologica;
    – gli stili di vita salutistici e preventivi.
    Finché non si chiarisce chi è specializzato per ognuna di queste tre categorie, potrete litigare all’infinito e complicare la vita prima ai pazienti affetti da patologie, poi non essere utili a tutto il resto della popolazione che dovrebbe darsi una regolata in fatto alimentare prevenendo le patologie.
    Inutile affermare che tutti potete coprire queste esigenze, perché non è assolutamente vero ed il caos esistente lo dimostra ampiamente, come Mirko ha mirabilmente rappresentato.

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      Gentile Ezio, il tema dietetico è già sufficientemente razionalizzato, anche sotto il profilo normativo, come potrà verificare dalla semplice lettura dei commenti a questo articolo e delle fonti che richiamano. Il caos a cui lei si riferisce pare originato da rivendicazioni, non si sa quanto legittime, di specifiche categorie professionali o di loro rappresentanti più che da una reale esigenza di tutela della salute dei pazienti. Pazienti che, al contrario, a fronte della pletora di possibili problemi sanitari in cui capita loro di imbattersi, non sembrano così turbati dalla presunta mancanza di chiarezza su quale sia precisamente il quadro odierno delle competenze dei diversi professionisti della nutrizione, né men che meno particolarmente appassionati al dibattito.
      Cordiali saluti.

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    Di fatto ad oggi per poter lavorare nel SSN in ambito nutrizionale il concorso si fa per medico specializzato in scienza dell’alimentazione e per dietista. La figura del nutrizionista non esiste e il biologo sta in laboratorio analisi

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      Grande inesattezza! A me risulta che i dirigenti delle UU.OO. Igiene Alimenti e nutrizione (S.I.A.N.) del SSN sono medici e BIOLOGI specializzati in scienza dell’alimentazione dagli anni ’90 in poi. Purtroppo i medici conoscono e vogliono conoscere solo il proprio mulino e lo difendono fino a ridurre in cenere tutto il resto. Continuando così veramente il belpaese si merita i diet coach…

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      Appunto in Igiene. In ospedale nessuno si permette di affidare i pazienti a dei biologi.
      Mi dica un centro per la cura dell’obesità che è affidato ad un non-medico…..

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    anche a me è piaciuto molto l’articolo del Dr. Mirko Conte!