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Il punto di Bio Bank sul settore del biologico: cresce ancora il ruolo dei supermercati generalisti

Bio Bank, agricoltura biologica bio verduraI prodotti biologici si vendono sempre di più nei supermercati e sempre di meno, in proporzione, nei negozi specializzati. È questo il dato principale che emerge dal ritratto dell’andamento del settore in Italia, pubblicato nell’ultima edizione di Focus Bio Bank – Supermercati e Specializzati 2021, consultabile liberamente online dal 13 gennaio 2022. L’analisi è presentata su 104 pagine, in un formato ricco di infografiche e approfondimenti. I dati riguardano alimenti e cosmetici biologici, ma anche i prodotti equosolidali e confermano che, nei due anni segnati dalla pandemia, c’è stata una crescita del settore. Le vendite hanno infatti raggiunto quasi 4,6 miliardi di euro (sfiorando i 7,5 miliardi se nel calcolo si comprende anche l’export) .

In linea con quanto accade in Francia e in Germania, anche nel mercato italiano la crescita ha riguardato in particolare i supermercati, dove negli ultimi dieci anni le vendite sono quasi quadruplicate fino a raggiungere i 2,2 miliardi di euro e si stima oggi un totale di 22 mila referenze bio in vendita, mentre sono rimaste pressoché invariate (-1%) nel canale storico nel quale ruotano intorno a un miliardo di euro. Si è così capovolta l’incidenza dei due canali, con i super che sono saliti dal 31% al 56%, mentre gli specializzati sono scesi dal 53% al 26%. La restante quota percentuale è poi assegnata ad altri canali (più che raddoppiati), nei quali hanno una parte sempre più significativa le vendite online.

bio bank
La crescita delle vendite bio nei supermercati si deve soprattutto all’aumento delle referenze biologiche con il marchio delle insegne

Una delle ragioni principali di tale ribaltamento è da ricercarsi nella continua crescita dei prodotti bio a marchio della grande distribuzione, passati dai 644 del 2001 ai 5.851 del 2020, un’offerta moltiplicata per nove in vent’anni. Nel 2020 si registra in particolare un balzo avanti aggiuntivo per l’entrata nel rilevamento di Bio Bank della catena di drugstore Dm che, con un forte accento sul bio, porta in Italia un modello tedesco, specializzato su bellezza e pulizia, integrate con l’alimentazione.

Sul fronte delle referenze biologiche a marchio delle insegne, Coop si conferma al primo posto, con 950 prodotti, in seconda posizione entra, appunto, Dm con 605 prodotti, mentre al terzo posto troviamo Esselunga con 485 articoli. I cereali e le farine, i prodotti da forno, i succhi e le conserve, nonché le bevande, sono le categorie più rappresentate tra le referenze delle insegne analizzate dal report, presenti in ben 26 su 27 catene. Un ruolo di grande rilievo è ricoperto dall’ortofrutta, con il 22% dei prodotti. Per quanto riguarda invece il mercato equosolidale, nel 2020 risultano otto le catene della grande distribuzione con alimenti di questo tipo tra le proprie marche, per un totale di 100 referenze.

Bio Bank, prodotti ortofrutticoli brutti, iniziativa CosìPerNatura di NaturaSì
Il numero di punti vendita specializzati si è progressivamente ridotto, l’insegna leader in assoluto resta NaturaSì

Rispetto ai negozi specializzati, Bio Bank non può fare a meno di registrare la riduzione del loro numero, arrivato a quota 1.291 nel 2020, in calo da tre anni consecutivi. Tale riduzione si deve principalmente a due fattori, da un lato la riduzione del numero di catene operanti in Italia con il passaggio di Biobottega e Piacere Terra sotto l’insegna NaturaSì nel 2019 e la chiusura dei 16 negozi Bio c’ Bon nel 2020. Dall’altro il progressivo passaggio d’insegna tra Cuorebio e NaturaSì con la conseguente razionalizzazione della rete. Mentre i negozi indipendenti rappresentano il 32% del totale.

Secondo l’analisi del focus, il biologico risulta quindi strategico per la grande distribuzione e sembra destinato a restare tale anche nei prossimi anni, perché contribuisce a trainare le vendite. Se però al supermercato tradizionale il bio si acquista soprattutto per comodità e convenienza, lo specializzato deve puntare sempre di più su aspetti differenzianti e, quindi, soprattutto sull’appartenenza a una comunità, a una visione del mondo. Non bastano negozi più grandi e invitanti, assortimenti ampi e profondi con migliaia di referenze, se mancano la personalizzazione dell’offerta con prodotti locali e regionali, la conoscenza dei prodotti e dei produttori, l’accoglienza e la preparazione del personale. Al canale storico del biologico l’onore e l’onere del ruolo guida nel mondo del bio, coinvolgendo i clienti come parte di un progetto condiviso e come, si legge nel report, “azionisti di un mondo migliore”.

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Roberto La Pira

  Chiara Cammarano

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2 Commenti

  1. Completamente condivisibile la conclusione di Bio Bank sulle caratteristiche professionali del settore specializzato.
    Bio professionale+Slow Food, accoppiata resiliente.

  2. “I prodotti biologici si vendono sempre di più nei supermercati e sempre di meno, in proporzione, nei negozi specializzati”, sì, però trovo delle differenze di qualità: non mi è mai capitato di rendere delle mele assolutamente insapori perchè acerbe, idem per le pere, nei negozi specializzati; che permettendo, tra l’altro, lo sfuso e non usando lampade alteranti i colori aiutano anche nella scelta dei vegetali. E se parliamo dei trasformati, si notano delle differenze relative alla quantità di sale o di grasssi, alla loro tipologia. O ancora ricordolo scandalo delle finte farine di grano biologico che ha coinvolto le due più grandi cate di supermercati qualche anno fa. Misero in vendita trasformati (pasta e forse altro) biologici che non lo erano perchè, dichiararono, truffate. Ma non si presero la briga di avvisare i consumatori che comprarono prodotti non biologici pagandoli cme bio e no fecero alcun richiamo di prodotto. Mentre nei negozi specializzati ho trovato puntuali informazioni sui ritiri e le segnalazioni, e una notevole disponibilità del personale a comunicare i problemi (senza ignorarli o peggio nasconderli).
    Ciò non significa che in assoluto sia da evitarsi la GDO PER IL BIO. Ma che l’acquisto va fatto basandosi sull’esperienza e sul confronto della qualità.