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Bevande vegetali di soia, riso, mandorla o avena? L’analisi di alcuni prodotti presenti sul mercato

Dairy free milk substitute drinks and ingredients bevande vegetaliLe bevande vegetali, consumate di solito come sostituti del latte vaccino, sono sempre più diffuse in tutto il mondo e il loro consumo aumenta anche nel nostro Paese. I dati IRI, istituto di ricerche che monitora le vendite nei supermercati, ad agosto 2020 parlavano di circa 91,5 milioni di litri venduti in un anno, con una crescita del 7,4% sull’anno precedente. La più venduta è la bevanda a base di soia (36,7 milioni di litri), che però registra un calo delle vendite (–2%) a favore di quelle a base di riso (23,2 milioni e +7,9%), di mandorla (14,6 milioni, +18%), e d’avena (14 milioni di litri), che cresce del 25%. Le motivazioni che spingono a sostituire il latte di vacca – alimento che appartiene alla nostra tradizione – con bevande alternative si possono ricondurre a diversi filoni: allergia o intolleranza al lattosio o ad altre componenti del latte vaccino, ipercolesterolemia e desiderio di ridurre la quota di grassi saturi nella dieta, preferenza verso alimenti di tipo vegetale piuttosto che animale, per motivazioni etiche legate alla sensibilità verso gli animali o alla sostenibilità ambientale.

Qual è la composizione di queste bevande? Possiamo considerarle più salutari del latte? Una ricerca dell’Università di Teramo, basata sull’analisi di 330 bevande vegetali vendute in Italia, ha confrontato le caratteristiche nutrizionali delle diverse tipologie, fra loro e con il latte vaccino, valutando anche la correttezza e il “valore” delle dichiarazioni poste sulle confezioni. Come abbiamo visto, le bevande vegetali più vendute sono a base di soia, riso, avena e mandorla, si trovano però anche prodotti ottenuti da cocco, noci, nocciole, quinoa e altri vegetali, oppure miscele. Il primo aspetto che emerge, oltre al gran numero di tipologie diverse, sono le notevoli differenze fra un tipo e l’altro, in base alla materia prima vegetale da cui sono ricavate. Le bevande a base di riso sono più ricche in carboidrati, mentre quelle ricavate da soia e mandorla sono le più scarse in termini di carboidrati ma hanno il contenuto più alto di grassi. Le più ricche di proteine sono quelle a base di soia, mentre il sale è sempre molto scarso in tutte le tipologie.

bevande vegetali
Le bevande vegetali sono sostituti del latte se consideriamo l’abitudine di consumo ma non lo sono dal punto di vista nutrizionale

Se confrontiamo queste bevande con il latte vediamo che l’apporto energetico medio (50 kcal/100 ml) si colloca fra quello del latte parzialmente scremato e quello del latte intero. Il contenuto di grassi è analogo a quello del latte parzialmente scremato (1,5 g/100 ml): riso e avena hanno una percentuale un po’ più bassa, soia e mandorla più elevata. Il contenuto di zuccheri è di solito inferiore rispetto a quello del latte (5 g/100 ml), tranne che nelle bevande di riso, con un contenuto analogo o superiore. La quota di proteine è inferiore a quella del latte (3,5 g/100ml) tranne che nelle bevande di soia, che possono avere un contenuto proteico analogo. Per quanto riguarda le scritte sulla confezione, non si individuano differenze apprezzabili fra le bevande che riportano dichiarazioni nutrizionali e quelle che ne sono prive. Il contenuto medio di zuccheri delle bevande che hanno sulla confezione la frase “senza zuccheri aggiunti” non è inferiore a quelle prive di questa dicitura. Nemmeno la provenienza da agricoltura biologica può essere considerata di per sé garanzia di maggiore qualità nutrizionale.

Per gettare uno sguardo concreto su ciò che troviamo al supermercato abbiamo fatto un confronto fra una dozzina di prodotti delle quattro tipologie più diffuse: soia, riso, avena e mandorla. Abbiamo considerato prodotti di marca e con il marchio delle catene di supermercati, biologici oppure no. L’apporto energetico varia dalle 23 kcal/100 ml della bevanda di mandorle Granarolo (con il 2,3% di mandorle) alle 73 kcal/100 ml della analoga bevanda Carrefour bio (8% di mandorle). Il contenuto di zuccheri va da 0,5 g/100 ml nella bevanda di soia Isola Bio a 7,5 in quella di riso Esselunga (attenzione però che in alcuni casi può essere anche più elevato). I grassi variano da 1 g/100 ml della bevanda di riso Esselunga a 5 g nel prodotto Carrefour alla mandorla. Le proteine, praticamente assenti nelle bevande di riso, arrivano a 3 g/100 ml in quelle di soia.

Per capire cosa è meglio scegliere, se le bevande vegetali sono più salutari del latte, abbiamo chiesto un parere a Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione all’Università di Bologna. “Considerando che in media la nostra dieta contiene troppi grassi e troppe proteine di origine animale, il latte non deve essere considerato un alimento indispensabile. D’altra parte – continua Spisni – contiene minerali come calcio, fosforo e iodio e vitamine interessanti, che mancano nelle bevande vegetali, a meno che non siano aggiunte. Le bevande vegetali sono sostituti del latte se consideriamo l’abitudine di consumo (prevalentemente a colazione), ma non lo sono dal punto di vista nutrizionale. Si tratta di alimenti completamente diversi e sia l’uno che le altre possono entrare in un’alimentazione bilanciata. Bisogna però fare molta attenzione all’elenco degli ingredienti, che deve essere il più semplice possibile. In alcuni casi infatti vengono aggiunti zuccheri e additivi.”

I prezzi delle bevande vegetali vanno da 1,5 a 3,8 €/litro

Per una valutazione globale abbiamo usato l’app Yuka che, oltre a considerare gli aspetti nutrizionali, in base al Nutri-score francese, prende in esame anche la presenza di additivi più o meno “rischiosi” per la salute. Dal punto di vista nutrizionale nessuna delle bevande che abbiamo considerato presenta aspetti penalizzanti e la differenza si basa soprattutto sull’uso o meno di additivi. Sono giudicate mediocri le bevande alla soia a marchio Valsoia e Conad, la bevanda di avena Alpro, e quella di riso Esselunga, per la presenza di fosfato di calcio o fosfato potassico, sostanze ad azione antiossidante e stabilizzante considerate poco consigliabili (potrebbero alterare il metabolismo del calcio e aumentare il rischio di malattie cardiovascolari). All’estremo opposto, con un giudizio “eccellente” troviamo alcuni prodotti biologici: la bevanda di soia a marchio Isola Bio, quella di avena Probios, quella di riso Coop e quella di mandorle a marchio Carrefour. Nel nostro caso, quindi, i prodotti biologici sono risultati mediamente preferibili, perché prodotti con pochi ingredienti.

Se diamo uno sguardo ai prezzi, vediamo che vanno da 1,5 a 3,8 €/litro, per una bevanda vegetale si può spendere quindi molto di più che per il latte; i prezzi inoltre non sembrano correlati chiaramente con la qualità. “Alternare il latte vaccino con una bevanda vegetale può essere un’idea.  – Dice Spisni – Quando facciamo questa scelta, però, dobbiamo tenere presente che non è sufficiente che un prodotto sia vegetale perché sia salutare. Siamo di fronte a bevande molto diverse fra loro, quindi per fare una scelta oculata bisogna leggere con attenzione le etichette e non accontentarsi dei “claim” sulla confezione. È importante anche non fissarsi su un unico prodotto, perché avendo caratteristiche nutrizionali molto diverse è preferibile variare le nostre scelte.”

© Riproduzione riservata. Foto: stock.adobe.com

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3 Commenti

  1. Avatar

    Una volta veniva comunemente definito Latte di Mandorla un ben preciso prodotto. Per quale ragione oggi non può essere utilizzata tale denominazione – che è storica – sulle bevande galatto-mimetiche alla mandorla?
    C’è una denominazione protetta in tal senso? O il legislatore colto da una crisi di perfezionismo ha deciso di “uccidere” una denominazione storica per un prodotto e un nome sicuramente precedente all’epoca in cui i brand hanno iniziato ad usare nomi di fantasia se non ingannevoli per prodotti in genere di minore valore?

  2. Avatar

    Articolo molto interessante, soprattutto perché conferma che scegliere bevande vegetali in sostituzione del latte non è una scelta salutare di per sè ma dipende fortemente dal tipo di bevanda e dal relativo contenuto in grassi, zuccheri eccetera, mentre il loro contenuto di vitamine e sali minerali è generalmente inferiore a quello del latte.

    Se ne deduce quindi che il consumo delle bevande vegetali non ha di per sè ragione di essere se non in presenza di reale intolleranza al latte vaccino, se si escludono il fatto che sono di moda (tra le motivazioni non è citato, anche se evidente la sua influenza), o motivati da ortoressie varie, e, ovviamente, i casi di intolleranza.

    Ma una persona che si ciba in modo normale di solito lo consuma a colazione, come sottolinea Spisni, e in quantità che abitualmente non supera il quarto di litro, in soldoni (sia che si tratti di latte parzialmente scremato che di bevande vegetali) grassi 1,5×250 = 3,7 g, zuccheri 5×250 = 12,5 proteine 3,5×250 = 8,75.

    C’è da domandarsi che influenza possano avere, nella dieta equilibrata di una persona in normale stato di salute e non totalmente sedentaria, meno di 4 grammi di grassi, meno di 13 di zuccheri e meno di 9 di proteine, e se sia il caso di ossessionarsi a ridurne le quantità di una risibile percentuale, spendendo il triplo e rinunciando al latte vaccino (che inoltre esiste anche totalmente scremato e quindi con valori ancora inferiori).