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Macine Mulino Bianco: Barilla chiarisce i dubbi sulla doppia etichetta per lo smaltimento delle confezioni

macine-etichettaUna lettrice attenta ci aveva segnalato la presenza di informazioni discordanti sulle etichette dei biscotti Macine del Mulino Bianco, relative allo smaltimento delle confezioni. Le indicazioni su dove buttare i sacchetti vuoti, riportavano in un caso la frase “incarto C/PAP81 non ancora riciclabile”, e nell’altro “incarto C/PAP81 raccolta carta”.

Trattandosi di materiale poliaccoppiato ottenuto da diversi strati di carta e cartone e plastica incollati tra di loro, e quindi difficilmente riciclabile, il dubbio sulla doppia dicitura risutava del tutto legittimo. Barilla dopo alcuni solleciti ci ha risposto spiegando che è in corso una cambio di materiale. Ecco la risposta.

La domanda della lettrice ci consente di spiegare il nostro impegno per garantire la qualità dei prodotti e, allo stesso tempo, ridurre l’impatto sul Pianeta. Se, da un lato, i materiali di confezionamento hanno la funzione fondamentale di mantenere il gusto, la fragranza e la sicurezza dei prodotti, proteggendoli nel tempo e durante i trasporti, dall’altro Barilla investe risorse rilevanti per lo sviluppo di imballi e incarti sempre più rispettosi dell’ambiente.

mulinobianco-ricicloNegli ultimi 3 anni abbiamo lavorato per rendere riciclabili le confezioni dei biscotti Mulino Bianco e Pavesi, nell’ambito del più ampio obiettivo Aziendale di estendere l’uso di imballaggi riciclabili al 98% del totale utilizzato da Barilla entro il 2014 (vedi Rapporto di Sostenibilità).

Per quanto riguarda le confezioni dei biscotti Macine è vero che le diciture possono confondere, ma sono in realtà corrette. La sigla C/PAP81 indica un materiale definito poliaccoppiato a prevalenza carta, che unisce carta all’esterno e plastica all’interno (polipropilene metallizzato) in grado di garantire una chiusura ermetica della confezione. Il lavoro che abbiamo svolto in questi anni, ha permesso di ridurre la quantità di materiale plastico nel poliaccoppiato aumentando la quantità di carta, rendendo così l’imballo riciclabile nella filiera del recupero della carta. L’effettiva riciclabilità del nuovo materiale non è rilevabile visivamente dal consumatore, ma è stata verificata e certificata tramite test eseguiti nei laboratori di analisi della Stazione Sperimentale della Carta di Milano. Pertanto il materiale poliaccoppiato base carta (C/PAP81) sulla confezione delle Macine Mulino Bianco da 1 kg è un materiale riciclabile testato e certificato, mentre la confezione da 450g non è stata ancora modificata, quindi non è riciclabile e riporta la dicitura precedente.

La discordanza dipende esclusivamente dal fatto che il processo di aggiornamento delle confezioni non ha ancora coinvolto tutta la linea. In particolare, i primi prodotti confezionati con i nuovi materiali risalgono alla fine del 2011. Si tratta dei biscotti cotti al vapore della linea del Mulino Verde, con cui abbiamo testato e confermato il mantenimento delle caratteristiche di qualità del prodotto. Nel corso del 2012 abbiamo esteso l’innovazione a tutti i biscotti Mulino Bianco e Pavesi, e attualmente siamo nella fase conclusiva del progetto che ha richiesto 12-15 mesi per il completamento.

Ancora per pochi mesi potrà capitare di trovare sugli scaffali i due tipi di confezioni, con le indicazione per il corretto smaltimento.

Marina Morsellino (Media Relations Manager Barilla)

© Riproduzione riservata

Foto: Mulinobianco.it

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Sandro

    I codici di riciclaggio però hanno una funzione precisa e cioè permettere
    di riconoscere in modo chiaro ed immediato il tipo di materiale con cui è
    costituito l’oggetto riciclabile; sono stati pensati dei codici numerici
    internazionali che il produttore è obbligato ad aggiungere all’interno del
    simbolo di riciclaggio oltre che una sigla alfanumerica da apporre sotto
    tale emblema. Nel caso attuale sembra che il codice perda il suo valore e
    per questo è necessario precisare dove debba essere buttato. È vero che
    Barilla rappresenta un’eccellenza anche per il suo centro CFN che affronta
    problematiche di vario genere legate all’alimentazione ed allo smaltimento
    ma sembra strano che anche una consistente riduzione della plastica nel
    packaging in favore della parte in carta possa permettere lo smaltimento
    come “carta” in quei comuni ove non sia già prevista lo smaltimento
    plastica+carta nello stesso sistema di riciclaggio.
    Per assurdo, se mi trovassi a smaltire solo ed esclusivamente questo tipo
    di packaging, alla fine mi ritroverei con una grande percentuale di carta ma
    un’altrettanto grande percentuale di plastica nello stesso processo di
    riciclaggio.