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Banane, tracce di pesticidi anche sotto la buccia nel test svizzero di K-Tipp. Zero residui per più della metà dei campioni

Vi siete mai chiesti se i pesticidi sono in grado di attraversare la buccia di una banana? La risposta è sì, almeno in piccola parte. Lo rivelano i risultati di un test pubblicato da K-Tipp, rivista dei consumatori svizzeri, che ha portato in laboratorio 16 banane di marchi differenti, da agricoltura convenzionale e biologica, acquistate in diverse catene di supermercati e discount. Il risultato, come riporta GreenMe, è stato che, secondo le analisi, in nove campioni su 16 – più della metà – non è stato trovato alcun residuo di fitofarmaci: tra di esse figurano tutte e cinque le banane biologiche analizzate e quelle del famoso marchio Chiquita. Ma nella polpa delle altre sette erano presenti tracce di pesticidi, anche se molto al di sotto dei limiti di legge.

Tra le sette con residui rilevabili, le “peggiori” sono le banane Coop Primagusto provenienti dalle Canarie, che contenevano 0,2 mg/kg di tiabendazolo, una sostanza usata come fungicida e antiparassitario che ad alte dosi – estremamente più alte rispetto a quelle riscontrate nel campione testato – è tossica per gli esseri umani. Risultati leggermente migliori per le banane Fyffes dalla Colombia con certificazione Fairtrade Max Havelaar che contengono 0,117 mg/kg complessivi di azossistrobina e miclobutanil, altri due fungicidi. Oltre al tiabendazolo, all’azossistrobina, presente in cinque campioni, e al miclobutanil, trovato in due, in un altro prodotto, le banane Coop Prix Garantie, è stato identificato un altro fungicida, il fenpropimorph, in quantità molto basse (0,013 mg/kg).

Perché tutti i pesticidi trovati nelle banane sono fungicidi? Le piantagioni di banane Cavendish, la varietà più coltivata al mondo, sono minacciate da un fungo, il Fusarium oxysporum f.sp. cubense, noto anche come TR4 (da Tropical Race 4), che si sta diffondendo in tutto il mondo. Questa varietà era stata introdotta decenni fa perché resistente a una variante del Fusiarium oxysporum, chiamata Panama, che aveva decimato le coltivazioni delle banane Gros Michel. Ora però sono proprio le Cavendish ad essere in pericolo e, per questo, l’uso di fungicidi nelle piantagioni non può che aumentare.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    Buongiorno,
    l’avvio dell’articolo “i pesticidi sono in grado di attraversare la buccia di una banana?” continua a diffondere la leggenda secondo cui i pesticidi si dovrebbero trovare solo esternamente alle piante trattate, e basterebbe sbucciare o lavare esternamente gli alimenti per eliminarli. In realtà i fitofarmaci più utilizzati e più efficaci sono i cosiddetti sistemici, che penetrano in vari modi nei tessuti vegetali e vengono trasferiti anche alle parti della pianta che non erano ancora sviluppate al momento del trattamento. Tutte le analisi di laboratorio per ricerca di fitofarmaci sugli alimenti vengono effettuate su un omogeneizzato della matrice (es. per le mele un “frullato” dell’intero frutto, comprendente polpa, buccia, semi). Quindi quando vengono pubblicati dati sulla presenza di fitofarmaci negli alimenti di origine vegetale, si riferiscono sempre all’intero frutto o parte commestibile, non certamente solo alla buccia. I pesticidi spesso non hanno bisogno di attraversare la buccia per raggiungere la polpa di un frutto, ma ci arrivano dall’interno grazie ai flussi linfatici o ad altri meccanismi di assorbimento e traslocazione.