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Azienda, un dipendente può raccontare la verità sui prodotti senza essere considerato una “spia”?

donna lavoro fabbricaLavoro da dieci anni per un’azienda italiana nel settore alimentare che si è fatta conoscere in Italia e all’estero per la qualità delle materie prime impiegate, privilegiando un prodotto naturale privo di conservanti e coloranti. Personalmente, come dipendente, avendo visto e vissuto la produzione e molti altri aspetti legati, ho sempre riscontrato onestà fra quanto dichiarato dall’azienda e l’effettiva qualità del prodotto offerto nei negozi. Ciò mi ha portato fin dall’inizio del mio rapporto di lavoro a sposare in pieno la filosofia aziendale e a condividerla con i clienti.

Negli ultimi anni però, dopo alcuni cambiamenti interni, non posso più affermare di ritrovare in azienda quella qualità iniziale per cui si era fatta conoscere e soprattutto quella trasparenza e onestà nei confronti dei clienti. Per quanto il messaggio trasmesso dall’azienda al pubblico sia il medesimo, ci sono passaggi e lavorazioni che vengono omesse e dalle quali mi sento di prendere le distanze. Sono un dipendente ed eseguo ciò che mi viene richiesto, ma quando smetto di lavorare sono anche un cliente e un consumatore e in quanto tale mi sentirei preso in giro se venissi a sapere di certe dinamiche poco limpide.

La ragione per cui vi scrivo è proprio risolvere questo mio dubbio. Fin dove può spingersi un dipendente raccontando la verità su un prodotto, rimanendo onesto con i clienti e con se stesso senza però infrangere il rapporto che lo lega al datore di lavoro, non rivelando segreti aziendali a terzi? Si può raccontare la verità senza essere considerato una “spia aziendale”, ma una persona che richiede correttezza e chiarezza soprattutto da parte di quelle grandi aziende che della trasparenza ne fanno un loro tratto distintivo?

Lettera firmata

Rispondere non è facile perché il lettore non entra nel merito del problema, possiamo solo dire che se le cose sono cambiate in negativo e ci sono elementi in contrasto con quanto riportato sull’etichetta allora la questione merita di essere segnalata.

© Riproduzione riservata Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Un commento

  1. Avatar

    Sentirsi “in sintonia” con l’azienda per la quale si lavora è di vitale importanza sia per l’azienda che per gli stessi dipendenti.. . Dove esiste onestà, armonia e trasparenza tra dipendenti e datore di lavoro la produzione e la vendita ne beneficiano sempre.
    Che fare quindi se la qualità del prodotto che l’azienda italiana produce si è deteriorato nel tempo a danno dei consumatori ??? Che fare se l’azienda non è più completamente onesta verso di loro ??? La dipendente, essendo lei stessa una consumatrice del prodotto, dovrebbe prima parlare dei suoi dubbi con il titolare del azienda o con chi ne fa le veci.. Credo che sia fondamentale conoscere prima la risposta che viene dall’alto.
    La serietà e l’onestà di un’azienda la si riscontra anche nella risposta che il datore di lavoro deve alla sua dipendente che mostra tentennamenti o perplessità su un problema…

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