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Azienda di gelati e dipendente deluso: le nuove pratiche sono al limite della correttezza verso i clienti

aziendaUn paio di settimane fa abbiamo ricevuto e pubblicato la lettera di un lavoratore di un azienda alimentare che si domandava fino a che punto può spingersi un dipendente “raccontando la verità su un prodotto, rimanendo onesto con i clienti e con se stesso senza però infrangere il rapporto che lo lega al datore di lavoro”. Di seguito pubblichiamo alcuni particolari che ci ha inviato il lettore e che chiariscono le situazioni “scomode” a cui si riferiva nella prima lettera.

L’azienda in questione si occupa di produzione e vendita di gelato. Poiché lavoro in negozio, non conosco tutta la lista degli ingredienti realmente utilizzati nel laboratorio (che tra l’altro ha sede in un’altra città dalla mia), né se corrispondano effettivamente a quelli riportati sull’etichetta. Allo stesso modo non sono a conoscenza neanche della loro provenienza, né delle percentuali utilizzate prima e oggi, nel caso volessi fare un confronto. La mia segnalazione si basa esclusivamente sulle informazioni che giungono nei nostri negozi. L’utilizzo di materie prime di qualità inferiore rispetto ai primi anni è palese per via della consistenza del gelato, del gusto e degli stessi ingredienti riportati in etichetta, ma non è certamente vietato dalla legge farlo. In questo caso sarebbe più un problema di coscienza nei confronti dei clienti che ancora credono alla favola del prodotto di altissima qualità, fuorviati anche dalle campagne pubblicitarie d’effetto dell’azienda.

Da più di un anno continuiamo a utilizzare prodotti scaduti che “magicamente” tornano a essere idonei

Dopo il primo lockdown, Maggio 2020,  il magazzino centrale dell’azienda aveva stoccati molti prodotti alimentari prossimi alla scadenza o addirittura già scaduti. Per recuperare questi prodotti che, in alternativa, si sarebbero dovuti scartare, così come si è sempre fatto, sono stati inviati invece nei negozi di tutta Italia. Nel frattempo il reparto qualità interno all’azienda, in base a delle loro analisi, giudicava questi prodotti ancora idonei da poter essere utilizzati nelle preparazioni da vendere ai clienti, quindi allungavano la loro shelf life di settimane o addirittura mesi, comunicando poi ai negozi tramite email la nuova data di scadenza. Questa cosa mi ha colpito molto perché prima del lockdown, la procedura interna aziendale prevedeva che scartassimo i prodotti, togliendoli dalla vendita, già 15 giorni prima la loro naturale scadenza. Addirittura, forse mossi da un eccesso di zelo e prevenzione, ci chiedevano di  scartare quelle confezioni che avessero perso il sottovuoto nonostante non fossero ancora scadute.

Da più di un anno continuiamo a utilizzare prodotti scaduti che “magicamente” tornano a essere idonei. Sto parlando di granelle di cioccolato, granelle di nocciole, mandorle tostate, polvere di cacao, meringhe, amaretti, brioches surgelate, cioccolate calde, creme spalmabili, granite, miscele di gelato di vari gusti. L’azienda si è sempre mossa su sentieri legali, presumo quindi che anche in questo caso ci sia un margine di permissività, anche se non mi è chiaro quale. Se un prodotto è scaduto, è scaduto. Le date riportate sopra gli alimenti servono proprio a indicarlo, ma se possono essere allungate di mesi avanti, a propria discrezione, perché si hanno i magazzini pieni di merce, un cliente come può tutelarsi? La qualità del prodotto davvero rimane invariata?

L’altro punto della mia segnalazione è il gelato stesso, prodotto core dell’azienda. Per farla breve fino a qualche tempo fa venivano inviate le miscele di gelato nei negozi per essere mantecate in loco; oggi nei negozi hanno cominciato a inviare gelato in barattolo già mantecato che a sua volta viene travasato in carapine dai dipendenti e venduto al dettaglio. Se prima la mantecazione del gelato fresco sul posto veniva comunicata al cliente, anche con un certo orgoglio, ora il passaggio al gelato in barattolo e il suo successivo travaso viene omesso ai clienti, i quali ancora credono che avvenga tramite la lavorazione “tradizionale” come in ogni negozio. Reputo questa omissione una mancanza nei confronti del cliente, nonché una non-comunicazione ingannevole. Quali sono gli strumenti che un dipendente può adottare di fronte a questa situazione?

Lettera firmata

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

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    Caro ragazzo dovresti denunciare con le prove fotografiche.Sappi che le frodi sono punite dalla legge come previsto.Se l’azienda è grossa hai perso in partenza , se piccola e ancora peggio.Una cosa la puoi fare: cercati un altro posto di lavoro e non farti comprare per quattro soldi. I gelati li mangiano soprattutto i bambini e i ragazzi

  2. Avatar

    C’era una volta:
    1) un’azienda di gelati nota a livello nazionale
    2) che faceva sostanziose campagne pubblicitarie, di marketing e comunicazione
    3) con centro di produzione che preparava la miscela industriale la quale veniva inviata alla propria catena di gelaterie
    4) che mantecava artigianalmente in loco e al momento il prodotto e ne faceva un vanto

    5) che si dimenticava di informare i fedeli consumatori dei cambiamenti adoperati in tempi di crisi.

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      è già Claudio, è proprio difficile intuire quale sia l’azienda in questione XD

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      Roberto Stanzani

      C’era una volta una testata giornalistica mai stata tenera nei confronti di questa azienda… E il cerchio si chiude.

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    Perche’ non acquistare una” gelatiera professionale “e fare il gelato in casa???????????????
    Cosi’ siamo sicuri che gli ingredienti sani e di alta qualita’ ce li mettiamo noi..
    “Un investimento” dolce e fresco per l’estate .

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      tipo…perchè mi sa briga???

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      Roberto Stanzani

      Perché una gelatiera professionale costa migliaia di euro?
      Perché per fare il gelato buono non occorre solo una gelatiera, ma anche un gelatiere?
      Solo per dirne un paio (ce ne sarebbero altri).

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    Se ci sono reati o frodi alimentari si va dai NAS e si fa denuncia.
    Se il problema è di coscienza personale , ci si dimette. Scrivere al fatto alimentare non serve proprio a nulla.

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    Chiarini Gabriele

    https://www.iusinitinere.it/il-diritto-allanonimato-del-whistleblower-tra-pubblico-e-privato-26359/amp.

    La legge prevede questo per il dipendente che denuncia fatti avvenuti dove lavora