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L’aumento dei prezzi alimentari incrementa la fame nel mondo quanto un’epidemia di obesità, lo denuncia la Banca Mondiale

CANUTO Otaviano World BankOtaviano Canuto, vicepresidente di World Bank (Banca Mondiale) con delega alla gestione del progetto sulla riduzione della povertà (Poverty Reduction and Economic Management), lancia un nuovo e inatteso allarme: l’inarrestabile aumento dei prezzi alimentari spinge i cittadini del pianeta ad acquistare cibo malsano perché più a buon mercato; ne derivano gravi carenze nutrizionali, sovrappeso e obesità.

 

L’ultimo rapporto del Food Price Watch conferma l’irrilevanza del recente abbassamento dei listini, avvenuto tra ottobre 2012 e febbraio 2013, rispetto al fenomeno della crescita strutturale dei prezzi delle commodities alimentari; oggi, questi prezzi non sono lontani (-9%) dai picchi dell’agosto scorso. Si legge nel rapporto: «Le incertezze rimangono. Le riserve globali di cereali sono calate del 3% nel 2012, e la prolungata aridità in Argentina, Sud Africa e Australia pone ulteriori dubbi sugli approvvigionamenti nei prossimi mesi».

 

Per la prima volta nella storia, la World Bank collega reciprocamente l’aumento dei prezzi all’acquisto di cibi scadenti dal punto di vista nutrizionale: «Le popolazioni povere che si trovano ad affrontare il problema della volatilità dei prezzi, tanto nei paesi in via di sviluppo quanto nelle economie occidentali, tendono ad acquistare cibi più economici, ricchi in calorie, ma con scarso valore nutritivo», dichiara Canuto. Non è una novità: noi de Il fatto alimentare ne abbiamo parlato più e più volte.

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La malnutrizione associata all’aumento strutturale dei prezzi alimentari provoca non solo fame e denutrizione, ma anche sovrappeso e obesità, noti fattori di morte prematura. «Nel mondo, metà della popolazione sovrappeso vive in soli nove paesi – Cina, USA, Germania, India, Russia, Brasile, Messico, Indonesia, Turchia – e ciò dimostra che il problema dell’obesità non è ristretto alle sole economie ricche».

Nel 2008 l’obesità ha colpito 508 milioni di adulti, mentre 1,46 miliardi sono in sovrappeso. «Anche le stime più prudenziali indicano che nel 2030 gli adulti sovrappeso saranno 2,16 miliardi e gli obesi 1,12 miliardi e questo in tutto il mondo, Cina e India incluse», prosegue Canuto.

 

Nonostante la gravità della situazione, la riduzione dell’obesità non risulta essere in cima alle priorità politiche. Le risposte a questo problema – una vera epidemia – variano da paese a paese: c’è chi non fa nulla e chi promuove stili di vita più salutari mediante tasse, divieti, restrizioni e campagne di sensibilizzazione. Le misure adottate sono spesso inefficaci, anche nei casi più estremi come quello del Giappone il cui governo ha imposto una tassa sul girovita eccessivo degli impiegati.

 

grasso obesità«Le discussioni sugli obiettivi di sviluppo del millennio dopo il 2015 (post-2015 Millennium Development Goals), insieme alla riunione ONU di alto livello per la prevenzione e il controllo delle malattie non-trasmissibili offrono un’opportunità senza precedenti per un’azione integrata, globale e nazionale, volta a combattere ogni forma di malnutrizione, dalla fame all’obesità», afferma Canuto.

 

Ciò nonostante, la posizione della World Bank rimane debole. Gli investimenti in agricoltura e nello sviluppo rurale – che pure, nel 2012, hanno raggiunto i 9 miliardi di dollari statunitensi – continuano a trascurare la valutazione dell’impatto umano degli interventi, talora sospettati di contribuire al fenomeno di land grabbing, come di recente denunciato da Oxfam.

La sostenibilità dei vari progetti del World Bank Group, quali il Global Agriculture and Food Security Program (GAFSP) e il Global Food Price Crisis Response Program (GFRP), dovrà essere verificata alla luce delle linee guida della FAO per una gestione responsabile delle terre, delle foreste e delle riserve idriche.

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I paesi destinati a dominare l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo (i BRICS, cioé Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) stanno intanto lavorando alla costruzione di una loro Development Bank che faccia da contraltare alla World Bank e alla European Bank for Reconstruction and Development.

I BRICS rappresentano il 25% circa del PIN globale e il 43% della popolazione del pianeta. È ben comprensibile la loro aggregazione che potrà fondarsi su una valuta forte come quella cinese e guidare l’econimia mondiale secondo nuove linee di sviluppo. V’è soltanto da sperare che almeno loro sappiano tenere in debito conto i diritti di sovranità alimentare delle popolazioni, l’eco-agricoltura quale strumento-chiave per l’incremento della produttività e la lotta alla malnutrizione in ogni sua forma.

 

Dario Dongo

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Foto: Photos.com, World Bank

 

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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