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Aste al ribasso tra supermercati e fornitori: sono legali? La risposta di Roberto Pinton

Close-up Of A White Shopping Cart

Ho letto in questi giorni varie polemiche sulle aste al ribasso, in particolare effettuate da Eurospin, ma probabilmente anche dalle altre catene di supermercati. Non è la prima volta che ne sento parlare. Mi ricordo della vicenda delle aste online a doppio ribasso per la passata di pomodoro. Queste pratiche attuate da alcuni gruppi della grande distribuzione contribuiscono a mantenere i prezzi bassissimi, risultano insostenibili per la maggior parte dei produttori e trasformatori e mandano in crisi il settore agricolo. 
Volevo sapere se queste modalità sono legali. Mi sembra di ricordare che sia in vigore un regolamento  Comunitario, recepito in Italia sui contratti di filiera dei prodotti agricoli e agroalimentari. Nel testo si dice al produttore deve essere riconosciuto come minimo un prezzo medio dei costi sostenuti, più un utile aziendale dell’8-10%. Se così fosse, perché non interviene l’organismo di controllo?

Abbiamo chiesto a Roberto Pinton un chiarimento sulla questione.

I regolamenti europei non hanno necessità di recepimento nazionale, sono obbligatori in tutti i loro elementi e direttamente applicabili in ciascuno degli Stati membri, sono le direttive che, entro un dato periodo devono essere recepite. Esistono diversi regolamenti UE che sostengono lo sviluppo rurale, da quelli che istituiscono un’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, a quelli che stabiliscono norme specifiche per le organizzazioni di produttori, le associazioni di organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali.

In questi giorni ci sono state varie polemiche sulle aste al ribasso, in particolare effettuate da Eurospin

Ma non risulta, ahimè, un regolamento che stabilisca come prezzo minimo da liquidare ai produttori agricoli quello risultante dal costo medio di produzione aumentato dell’8/10% cui fa riferimento il lettore. Vorrei ricordare come siano ricorrenti le proteste degli agricoltori proprio per il livello non redditizio dei prezzi (da quella dei pastori sardi, che hanno avuto ampia eco sulla stampa per il polemico e disperato sversamento del latte sulle strade, a quelle ormai abituali degli allevatori di vacche, dei produttori di grano, di pomodoro da industria, di agrumi…). Se l’industria riconoscesse i costi di produzione aumentati del 10%, i produttori non protesterebbero affatto, ma brinderebbero (e non ci sarebbe l’esodo dalle campagne: nel 1990 le aziende agricole erano 3.023.344, nel 2017 sono crollate a 1.516.135: dimezzate in un quarto di secolo).

Nell’ambito del Forum di Alto livello per un miglior funzionamento della filiera alimentare (High level Forum for a better functioning of the food supply chain), di cui mi onoro di aver fatto parte, la Commissione europea e i rappresentanti della filiera agro-alimentare a livello comunitario hanno stabilito i principi di buone prassi il cui mancato rispetto costituisce condotta commerciale sleale.
In attuazione di questi principi, le disposizioni dell’articolo 62, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, stabiliscono che i contratti devono essere informati a principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni, vietando qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga direttamente o indirettamente condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose.
Un agricoltore che ritenga si configuri a suo danno una pratica commerciale sleale (ma potrebbe ben farlo una delle organizzazioni degli agricoltori) può segnalare il fatto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato o al ministero delle Politiche Agricole, che ha attivato uno specifico servizio.

Pastori sardi latte
Sono ricorrenti le proteste degli agricoltori per il livello non redditizio dei prezzi, come quella dei pastori sardi

Nell’aprile 2019 Commissione, Parlamento europeo e Consiglio hanno approvato la direttiva 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare. A metà dell’anno scorso la Camera ha approvato il disegno di legge in materia di vendita sottocosto, divieto di aste a doppio ribasso e disciplina delle filiere di produzione (il provvedimento è ora all’esame del Senato): la questione, quindi, è ben all’attenzione del legislatore comunitario e nazionale.

Pratica sleale era, senza molti dubbi, quella delle aste inverse al doppio ribasso (le aziende venivano invitate a presentare la loro migliore offerta, dopo di che quelle che avevano presentato le offerte più basse venivano invitate a fare una nuova offerta inferiore al prezzo più basso risultante dalla prima tornata di gara). A giugno 2017, tra ministero delle Politiche agricole, Federdistribuzione e Conad, è stato siglato un protocollo per promuovere, attraverso un codice etico, pratiche commerciali leali lungo l’intera filiera agroalimentare, con l’impegno dei contraenti (tra loro manca Eurospin) a non far ricorso ad aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari.

Non son sicuro, però, che sia da considerare sleale la pratica dell’asta senza incanto, ampiamente diffusa e non affatto tipica solo delle insegne della grande distribuzione.

Come potrà confermare qualsiasi impiegato dell’amministrazione pubblica, anche il più piccolo comune che debba stampare delle locandine deve richiedere un’offerta sulla piattaforma telematica MePa, definendo il numero dei pezzi, il loro formato, la grammatura, il tipo della carta e la tipologia di stampa con una Richiesta di offerta, a cui aderiranno tutte le tipografie interessate, anche con sede altrove. Alla scadenza dei termini per la presentazione, saranno aperte le buste (virtuali) contenenti i documenti di offerta inviati dalle imprese, che saranno esaminati e valutati. Alla chiusura della valutazione, il sistema predispone la graduatoria automatica delle offerte ritenute valide, dopo di che si provvederà all’aggiudicazione.

Elementary Pupils Enjoying Healthy Lunch In Cafeteria
Solo per una parte degli appalti la legge dispone che il criterio di aggiudicazione debba essere quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che non è quella più bassa, come le mense scolastiche

Anche per l’aggiudicazione del servizio di trasporto scolastico o per la realizzazione di una rotatoria il comune invita le imprese a presentare la loro migliore offerta, indicando il prezzo a base d’asta che ritiene congruo per la prestazione.
In genere i bandi prevedono l’esclusione di offerte anomale (quelle talmente basse da far dubitare della qualità del servizio o del bene), ma le gare aperte sul MePa dalle amministrazioni locali sono, a tutti gli effetti, delle gare al massimo ribasso. Per rimanere alle locandine, senza che ciò dia scandalo (anzi) sarà scelta come fornitore la tipografia che avrà richiesto il prezzo minore, ritenendolo remunerativo per la realizzazione di quella determinata quantità, con quel tipo di carta e con quella tecnica di stampa.
Solo per una parte degli appalti la legge dispone che il criterio di aggiudicazione debba essere quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che non è quella più bassa; vi si ricorre per i contratti di servizi e le forniture di importo caratterizzati da notevole contenuto tecnologico o che hanno un carattere innovativo o particolarmente sensibili, come le mense scolastiche, attribuendo un punteggio a migliorie rispetto al servizio o alla fornitura previsti nel capitolato d’appalto e messi a gara.
La maggioranza delle gare, tuttavia, è al massimo ribasso; d’altra parte, quando devono acquistare una polizza auto, due italiani sui tre cercano online le offerte più basse e la quota di mercato dei discount nel 2020 supererà il 20%.

Come quelle di molti altri prodotti, le caratteristiche della passata di pomodoro sono minuziosamente dettagliate dalla legge: la denominazione «Passata di pomodoro» è riservata al prodotto ottenuto direttamente da pomodoro fresco, sano e maturo (quindi non si può trattare del leggendario concentrato cinese reidratato), che del pomodoro deve avere il colore, l’aroma e il gusto. Dev’essere ottenuto per spremitura, eventuale separazione di bucce e semi e parziale eliminazione dell’acqua, in modo da avere una determinata densità (da 5 a 12 grammi di sostanza secca misurata al rifrattometro). La norma precisa il contenuto minimo degli zuccheri totali, il pH, la quantità di bucce e semi tollerati, altri indici di qualità come le impurezze e la presenza di muffe, indica le sostanze che si possono aggiungere (solo sale, correttori di acidità, spezie ed erbe aromatiche).
Il distributore che apra un’asta per la fornitura di passata di pomodoro non sta incitando l’industria di trasformazione a elaborare un prodotto di qualità inferiore o incerta. Il range dei criteri di qualità è determinato con chiarezza dalla normativa (per rispondenza alla norma, igiene e sapore, dai supermercati agli hard discount, la situazione è mediamente buona: il Fatto Alimentare ne ha scritto qui.

Aste al ribasso
Pratica sleale era, senza molti dubbi, quella delle aste inverse al doppio ribasso

Neppure sta incitando a sottopagare i produttori agricoli: il prezzo di riferimento per il pomodoro da industria è concordato da contratti quadro stipulati tra industria conserviera e organizzazioni dei produttori, per il nord Italia è fissato per il 2020 in 88 euro per tonnellata, che verrà incrementato o decrementato in funzione di precisi parametri quantitativi stabiliti nell’accordo (sostanza secca, maturazione, impurità, data di consegna), ma non potrà mai esser ridotto per far fronte alla richiesta da parte di Eurospin o di chiunque altro di una passata più economica.
L’accordo quadro, ovviamente, non pregiudica la scelta di alcuni operatori di riconoscere agli agricoltori prezzi più elevati collegati a caratteristiche qualitative finalizzate all’ottenimento di un prodotto di standard superiore.
Si potrà discutere se 8,8 centesimi al chilo sono remunerativi per gli agricoltori (ma va pur tenuto conto che le organizzazioni dei produttori hanno sottoscritto l’accordo), rimane il fatto che il prezzo è comunque quello garantito, Eurospin o non Eurospin; al più, si contraggono i margini delle industrie di trasformazione.

Non è il meccanismo dell’asta a essere eticamente discutibile, lo è, piuttosto, lo stabilire un prezzo a base d’asta manifestamente incongruo.
Ma, anche se nel caso di prodotto deperibile la scelta non è così agevole, c’è sempre l’alternativa di non partecipare all’asta, lasciandola andar deserta, senza aspettare che sia sempre qualcun altro a togliere le castagne (o la lattughina) dal fuoco.

Roberto Pinton

© Riproduzione riservata

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    Dopo quasi 40 anni di mercato ortofrutticolo devo ammettere che è sempre affascinante vedere come si formano i prezzi di prodotti deperibili , con tutte le variabili che entrano in gioco e naturalmente i rapporti di forza in forma non sempre lecita tra le parti che incidono enormemente sul numerino finale.
    Comunque le aste al doppio ribasso tra trasformatori e gdo incidono certamente nella determinazione del prezzo da pagare al coltivatore , non immediatamente ma le aziende inscatolatrici se un anno debbono tirare troppo la cinghia sicuramente l’anno successivo avranno il dente più avvelenato e cercheranno con maggiore determinazione di rifarsi con i produttori perchè i bilanci economici stanno lì a testimoniare che tutti debbono guadagnarci qualcosa. Alla fine i rapporti di forza dicono sempre la parola decisiva e gli sforzi dei regolatori devono essere tesi a far si che qualcuno non alzi troppo la voce.