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Arcimboldo e l`arte delle meraviglie in mostra a Palazzo Reale a Milano

Per secoli,  la sua è stata considerata una “pittura da osteria”, perché richiamava le insegne che nel Cinquecento dovevano attirare gli avventori nei locali dove si beveva e si mangiava. E in effetti ancora oggi le opere dell’Arcimboldo sono spesso presenti nella pubblicità e sul web: perché è un’arte delle meraviglie che non lascia indifferenti, ma stupisce, diverte, emoziona e stimola la curiosità. Milano, la città dove il pittore nacque nel 1526, gli dedica una grande mostra che promette di avere un grande successo di pubblico: oltre trecento opere provenienti da vari musei del mondo ripercorrono il suo percorso artistico e restituiscono l’atmosfera culturale meneghina cinquecentesca.

 

Non mancano, naturalmente, tutti i suoi capolavori, quelli capaci di divertire i bambini e di far tornare bambini gli adulti: le “pitture ridicole”, teste umane dipinte mettendo insieme ortaggi, pesci, fiori, in uno straordinario collage simbolico e curioso insieme. Come L’Estate, della serie Le Stagioni, dove appare una pianta alimentare all’epoca rara, il mais, coltivato solo dal 1525, o l’allegoria della Primavera, che contiene 80 vegetali diversi, o, ancora, L’Acqua, composta da 60 specie di animali acquatici. Nelle invenzioni dell’Arcimboldo l’aspetto capriccioso e bizzarro si intreccia con la precisa e accurata riproduzione del mondo naturale: anche nelle “teste reversibili”, come quella raffigurante Priapo (Ortolano) o la Testa reversibile con canestro di frutta. Si tratta di immagini che sembrano in apparenza solo delle “nature morte”, ma che prendono magicamente le sembianze di personaggi “ridicoli” se vengono capovolte.

 

Arcimboldo ebbe grande successo in vita e fu celebrato dalle grandi corti europee. Ma nei secoli successivi, il suo nome viene dimenticato e la sua opera etichettata come “scuola di Leonardo”. È stato solo nel Novecento, con le avanguardie artistiche, e soprattutto il Surrealismo, che viene riscoperto e diventa fonte di ispirazione per tanti artisti contemporanei. Le immagini di Arcimboldo sono poi entrate nell’immaginario grazie alla grafica e alla pubblicità, facendone uno degli artisti più conosciuti e amati dal vasto pubblico, ma anche uno dei più misteriosi.

 

Le mostre che lo hanno riportato alla fama, invece, si sono concentrate sui 25 anni che Arcimboldo trascorse alla corte degli Asburgo, a Vienna con Massimiliano II, poi a Praga con Rodolfo II, prima di tornare nella sua città col titolo di conte palatino. La rassegna «Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio», promossa da Palazzo Reale e Skira e curata da Sylvia Ferino del Kunsthistorisches Museum di Vienna, sposta invece l’attenzione proprio su Milano, che ebbe un ruolo fondamentale nella creazione delle famosissime teste composte di Arcimboldo.

 

La mostra si snoda in varie sezioni, scandite da uno scenografico allestimento. Dopo disegni di Leonardo da Vinci, preziosi oggetti d’arte applicata, arazzi, raffinate armature (Milano era il più importante centro per la produzione di oggetti di lusso destinati alle corti europee), dipinti dei grandi artisti milanesi del tempo, i disegni di Arcimboldo per gli apparati scenici e i costumi delle feste di corte, quelli naturalistici e i pannelli delle vetrate del Duomo.

 

E, finalmente, eccole qui, le sue mirabolanti invenzioni, tutti i dipinti più conosciuti e amati: dalle Stagioni agli Elementi, dal Vertunno – è Rodolfo II, in veste del dio degli orti, dei giardini e dei frutteti, allegoria del buon governo imperiale che regala prosperità ai suoi sudditi  al Giurista, al Bibliotecario, fino alle “teste reversibili” che, con l’aiuto di uno specchio, riempiono di meraviglia gli spettatori; per concludere con quello che è considerato il suo testamento pittorico, la Testa delle quattro stagioni dell’anno, opera creduta perduta e ritrovata solo di recente, e che da pochi mesi nella collezione della National Gallery of Art di Washington. Arcimboldo la dipinse tra il 1588 e il 1591 per l’amico Gregorio Comanini che la rievoca nel suo trattato intitolato Il Figino del 1591. Egli descrive con cura il quadro, sottolineando come ciascuna parte della testa abbia un diverso tratto distintivo: maschile per l’inverno e l’autunno, femminile per la primavera e l’estate. Il Comanini termina la sua descrizione con una frase che è anche un invito: «In somma, è tal questa tavola, che maravigliosamente vi piacerà, se voi la vedrete».

 

Mariateresa Truncellito

Arcimboldo, Artista milanese fra Leonardo e Caravaggio, Palazzo Reale, Milano, fino al 22 maggio 2011

www.mostrarcimboldo.it

 

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