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La lotta all’antibiotico-resistenza inizia lavando le mani: i consigli dell’IzsVe per contrastare la diffusione di batteri resistenti agli antimicrobici

pollo cucinare sicurezza alimentareLa resistenza agli antibiotici è una delle più gravi minacce alla salute umana ed animale, e per questo è al centro dell’ultimo opuscolo Appunti di Scienza dall’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, intitolato proprio Antibiotico-Resistenza. Il documento spiega come e perché si sviluppano le resistenze agli antibiotici, come si possono trasferire da un microrganismo all’altro e cosa si può fare per contrastare il fenomeno.

Non solo medici e ricercatori, ma anche veterinari e allevatori giocano un ruolo essenziale nel contrasto del fenomeno, dato che una delle cause della diffusione dell’antibiotico-resistenza è l’abuso di farmaci antimicrobici negli allevamenti di animali per l’alimentazione umana. È essenziale che siano promossi metodi di allevamento che consentano di impiegare minori quantità di antibiotici, evitando quelli di particolare importanza per la salute umana, grazie a migliori standard di benessere animale e di biosicurezza.

I cittadini, invece, cosa possono fare? Per prima cosa è importante assumere antibiotici solo quando prescritti dal medico, rispettando le dosi e i tempi indicati: accade ancora troppo spesso che farmaci antimicrobici siano usati a sproposito o in maniera sbagliata, per esempio pensando di curare malattie di origine virale come l’influenza o il raffreddore, per cui sono inefficaci.

La seconda buona pratica di prevenzione può sembrare banale, ma è importantissima per evitare di entrare in contatto con batteri patogeni: lavare le mani. Si raccomanda, infatti, di lavare sempre le mani dopo essere stati in luoghi a rischio, come ospedali e studi medici, e aver manipolato cibo crudo. Un consiglio, questo, che vale sia per gli alimenti di origine animale che vegetale: mentre la carne può essere contaminata da microrganismi antibiotico-resistenti durante la macellazione, frutta e verdura possono entrare in contatto con batteri patogeni dall’acqua di irrigazione contaminata o direttamente dal letame usato come fertilizzante.

India cibo di strada street food
L’antibiotico-resistenza, secondo alcuni studi, è particolarmente diffusa in alcune zone dell’Asia e del Sud-Est asiatico

Attenzione anche ai viaggi all’estero. Secondo alcuni studi, in particolari aree dell’Asia e del Sud-Est asiatico si trovano con maggiore frequenza batteri patogeni multiresistenti (resistenti a più di un antibiotico o classe di antibiotici), che un turista può portare con sé al rientro dal viaggio e trasmettere a familiari e conoscenti, se non si rispettano le raccomandazioni igieniche e alimentari del caso (qui un decalogo del Ceirsa).

Un’infezione antibiotico-resistente può essere trasmessa anche dagli animali domestici ai padroni (e viceversa). Per questo è importante che anche si rispettino le prescrizioni del veterinario quando cani e gatti devono seguire una terapia antibiotica e che si seguano scrupolose norme igieniche durante la somministrazione dei farmaci e in ogni occasione in cui si può entrare in contatto con materiali potenzialmente contaminati, per esempio indossando guanti monouso.

Per scaricare l’opuscolo clicca qui.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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2 Commenti

  1. donatella pitasi

    Buongiorno, sono assolutamente d’accordo con le norme suggerite ma non si sottolinea abbastanza che le soluzioni vere sono due: la prima riguarda la possibilità di rafforzare il sistema immunitario dell’essere umano con un’alimentazione corretta e di qualità, non raffinata , la seconda che ormai è necessario utilizzare metodi di coltura e di allevamento come quelle che si usano in BIODINAMICA , o altri metodi naturali di provata efficacia.
    Donatella Pitasi

  2. Keller Giovanni Edoardo

    Cominciò ad essere considerata una pratica desueta una ventina di anni fa.
    Si perde tempo, ci si pone problemi a usare il bagno fuori casa, fa pensare all’igiene (e, si sa, pensare non è una cosa gradevole) ci si sciupa le mani col sapone (magari togliendo quel velo leggero di crema protettiva), oppure “tanto è uguale, viviamo tra i batteri”, o darwinianamente “il fisico si rafforza sconfiggendo i microbi patogeni”.
    Poi arrivò l’elegia del multitasking, che diede “la mazzata finale” alla buona pratica: sembra proprio da stupidi lavarsi le mani continuamente passando dalla preparazione del pranzo al pc o al riordino di casa per tornare a scolare l’insalata e dallo scuotimento dello zerbino ad apparecchiare per poi inviare le foto a mamma mentre s’infarina il pesce.
    Un giornalista qualche anno fa si travestì da addetto alle pulizie in un grande ospedale romano e per un mese ne frequentò “da infiltrato” le stanze e i reparti descrivendo minuziosamente i comportamenti anti-igienici del personale sanitario e ne uscì un quadro così desolante che non stupisce sapere che negli ospedali da anni c’è una forte preoccupazione per le infezioni ospedaliere.

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