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Altroconsumo consente l’uso dei risultati dei test comparativi a scopo pubblicitario, ma solo dietro licenza.Ecco la nuova etichetta di riconoscimento

altroconsumo
Questo tipo di bollini è già concesso in altri Paesi europei

Altroconsumo ha deciso di scendere in campo e d’ora in poi i prodotti che hanno meritato nei test comparativi il giudizio di “Miglior acquisto o di “Migliore del test” potranno riportare sulle confezioni   dei prodotti e negli spot pubblicitari un’etichetta speciale. Ad esempio, Unes che da tre anni si posizione in cima alla classifica dei supermercati più convenienti con un esborso di 24 mila euro +IVA potrà inserire negli spot  pubblicitari per sei mesi, un’etichetta dove si dice che secondo Altroconsumo è la catena di supermercati più economica della penisola. Amadori, Conad e Cà Bianca potranno mettere sulle confezioni delle uova provenienti da  galline allevate in gabbia il marchio di Altroconsumo come miglior prodotto e miglior acquisto. In questo caso la spesa ammonta a 8 mila euro +IVA e dura sei mesi. Per le tavolette di cioccolato fondente Novi potrà scrivere miglior prodotto e miglior acquisto avendo meritato un prezioso doppio giudizio nel test sul cioccolato.

Si tratta di una novità assoluta per l’Italia destinata a fare discutere. Questo tipo di bollini è già concesso in altri Paesi europei, come Which? in Inghilterra, STIWA in Germania, Consumentenbond in Olanda e oltreoceano come Choice in Australia. Fino ad ora vantare nella pubblicità o negli spot il buon esito di un prodotto ottenuto nei test della rivista era vietato, ma alcune aggiravano l’ostacolo, parlando allusivamente “della più autorevole associazione di consumatori italiana”. Adesso tutto è cambiato e al supermercato potremmo trovare sulle etichette dei prodotti un’etichetta  con  la frase “Miglior acquisto” o “Migliore del test” e la firma di Altroconsumo. Si tratta di una grande novità che potrebbe influenzare in modo significativo il comportamento dei consumatori e anche il modo di fare pubblicità.

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Al supermercato potremmo trovare sulle etichette un’etichetta che riporta la frase “ Miglior acquisto” o “Migliore del test” e la firma di Altroconsumo

Tutte le operazioni del protocollo per l’assegnazione e l’utilizzo del marchio saranno gestite e controllate da ITA (Istituto di Tecnologie Avanzate), una società specializzata, controllata da RINA Services SpA, organismo di certificazione internazionale). Le aziende interessate a valorizzare i loro prodotti con l’etichetta dovranno quindi rivolgersi a ITA che  ha il compito di esaminare preventivamente gli spot pubblicitari e anche le confezioni con le nuove etichette prima della distribuzione . Nel contratto è prevista la possibilità di richiedere la modifica se il testo della pubblicità o le immagini o il contenuto del messaggio non siano conformi  rispetto alle linee guida.

ITA deve anche verificare il rispetto delle regole una volta concessa la licenza, che può essere revocata in qualsiasi momento se utilizzata in modo improprio. Per esempio se nel corso di prove successive vengono riscontrati difetti nel prodotto o modifiche di composizione l’attestato può essere ritirato.

Esistono tre tipi di licenza della durata massima di sei mesi. La licenza per Migliore del Test può essere rinnovata una volta sola pagando lo stesso prezzo.

  • Top: comprende l’utilizzo del marchio di Altroconsumo  sulle confezioni e nei punti vendita. L’etichetta può essere utilizzata anche nella pubblicità TV e in quella radiofonica come pure su cartelloni, carta stampata, siti web. Il costo è di 24.000 euro più Iva.
  • Medium: prevede l’utilizzo del marchio sulle confezioni e nei punti vendita. Il marchio può essere utilizzato solo su cartelloni, carta stampata e banner online. L’importo da pagare è di 8.000 euro più Iva.
  • Basic: comprende l’utilizzo del marchio solo e unicamente sulle confezioni e nei punti vendita. Il prezzo è di 4.000 euro più Iva.
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Affiancare il bollino ad un marchio è una dichiarazione di forte impatto

L’esistenza di  un attestato  di qualità del prodotto da utilizzare  nella pubblicità rilasciato da un’organizzazione di consumatori è sicuramente un nuovo modo per regolamentare l’utilizzo dei risultati dei test comparativi. Sarà interessante valutare se e quanto le aziende ricorreranno a questo sistema e capire quanto il bollino influenzerà gli acquisti. Bisogna pure considerare gli eventuali  problemi di natura etica, visto che affiancare il bollino ad un marchio rimane una dichiarazione di forte impatto.

Mentre Altroconsumo si dichiara entusiasta dell’iniziativa che ritiene di grande aiuto per i consumatori, rimangono i dubbi sulla reale possibilità di evitare l’uso improprio dei risultati dei test comparativi per le aziende che decidono di non pagare la licenza. Si potrà infatti continuare ad aggirare l’ostacolo promuovendo i propri prodotti utilizzando frasi che permettono di evidenziare nella pubblicità l’esito di un test senza citare la rivista.

Giulia Bottaro

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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18 Commenti

  1. Avatar

    Non esiste il rischio concreto che si possa perdere un po’ di imparzialità durante i giudizi?
    Questa Associazione ha sempre avuto il suo punto forte nello “stare dalla parte del consumatore”, evitando di creare legame con le aziende produttrici (non esiste pubblicità sul giornale di Altroconsumo, per esempio).
    Cosa ne pensate?

    • Roberto La Pira

      La questione presenta alcuni spunti di incertezza, anche se la metodologia applicata dalla rivista sembra abbastanza rigida e non dovrebbe lasciare spazio ad equivoci con le aziende che decidono di comprare l’etichetta di qualità.

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    Ho letto la spiegazione di Martinello su Altroconsumo e mi sembra plausibile, considerando che seppur in maniera fraudolenta e non autorizzata, alcune aziende già sfruttavano i risultati di Altroconsumo a scopo promozionale, danneggiando implicitamente anche quelle aziende che invece si comportavano correttamente.
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    Leggevo poi che perseguire questi comportamenti è sempre stato difficile ed improduttivo, per cui meglio una gestione trasparente del Marchio che, in ogni caso, attesta quello che è emerso dai test.
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    L’osservazione circa il rischio di perdere imparzialità è lecito, ma solo in parte, in quanto sarebbe come a dire che Altroconsumo per incassare alcune decine di migliaia di Euro in più, si gioca l’immagine e soprattutto i suoi associati (paganti). L’unico modo infatti per promuovere un’azienda in maniera parziale sarebbe quello di falsare i risultati dei test…
    *
    D’altro canto tempo fa qualcuno ha avanzato dubbi etici circa la presenza di pubblicità su Il Fatto Alimentare. Certo, spesso la nostra fiducia viene tradita da certe aziende e tanto più da certa stampa, ma in ogni caso bisogna essere in grado di valutare l’impegno e la professionalità di chi abbiamo davanti. Tanto più considerando, per quanto riguarda il Fatto Alimentare, che abbiamo a disposizione un’informazione puntuale, che in giro non si trova, ma a costo zero.

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    Ci sono però differenze sostanziali tra l’attività de Il Fatto Alimentare e Altroconsumo. Per prima cosa Il Fatto non percepisce soldi da abbonati mentre AC ha numerosi abbonati.
    Inoltre Il Fatto non mi risulta che esegua tests comparativi mentre AC fonda la sua attività in buona parte su questo. Sono un abbonato di AC e mi sono rivolto a loro anche per supporto legale ma il dubbio che mi viene riguarda anche questo versante: siamo certi che il trattamento riservato alle aziende paganti sarà il medesimo riservato ad altre aziende che, non risultando le migliori nei test, non possono usufruire del marchio?
    Secondo me, queste manovre in cui i giudici (valutatori di prodotti) diventano clienti per ambo le parti in gioco (da cui percepiscono soldi) oltre ad essere avvocati della controparte (consumatori) non fanno bene.

    • Roberto La Pira

      Capisco che il dubbio possa venire, ma è anche vero che l’indipendenza di Altroconsumo è consolidata. Staremo a vedere se e come verrà recepita dalle aziende questa opportunità di utilizzare i test per vendere di più.

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      Anch’io sono abbonato di AC da decine di anni, con notevole soddisfazione e recupero con i vantaggi i costi dell’abbonamento, ma se mi passi la battuta “non sono sposato con loro” ovvero nessuno vieta a noi soci di recedere dall’abbonamento senza costi nel caso avessimo dei dubbi circa la loro reale imparzialità.
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      Vero che il Fatto non fa test, ma vero anche che nel momento scrive sui vari prodotti, lodando o criticando, svolge un’attività che può influenzare le nostre abitudini d’acquisto.
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      Per quanto riguarda queste iniziative, che sicuramente possono far nascere qualche domanda, ti rimando però a quanto fatto a suo tempo da Quattroruote, con un marchio di qualità dal quale trasudava la mancanza di trasparenza e di “marchetta”, cosa questa che ha causato pesanti danni d’immagine, una perdita economica ed una sanzione dal Garante: – Vedi: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/09/09/quattroruote-le-vendite-promozionali-e-la-trasparenza/
      *
      Nel caso di AC, come detto, lecite le domande che ci facciamo, ma nel complesso mi sembra un’operazioone gestita meglio, in primis spiegandoci il come ed il perchè… dopo di che… vedremo.

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    roberto pinton

    Il rischio che vedo è un altro. Altroconsumo (e chiunque altro) non può analizzare tutti i prodotti di una determinata categoria merceologica; il prelievo sarà dei prodotti più venduti sulla base dei dati Nielsen o sarà casuale, sulla base di quello che l’incaricato troverà nel punto vendita.
    In questo modo, però, è assai probabile che siano campionati i maggiori player del mercato, che contano su una distribuzione nazionale e su una maggior presenza in iper e supermercati.
    Se, tutto sommato, va bene per i consumatori interessati soltanto a capire la qualità dei prodotti che trovano a scaffale (e non la qualità assoluta della categoria), va molto male per i produttori di minori dimensioni, magari con distribuzione regionale.
    Il loro prodotto potrebbe anche essere qualitativamente superiore, ma se non viene campionato, si vedrebbero esclusi dalla lista e dalla patacca di “miglior acquisto”; il consumatore potrebbe esser portato a ritenere che il prodotto pataccato sia effettivamente il “miglior acquisto” che potrebbe fare, mentre è il “milgior acquisto” solo tra i prodotti campionati, il che è tutto un altro paio di maniche.
    Il rischio, insomma, è di effetti distorsivi sulla concorrenza, di valorizzazione dei big player e di penalizzazione per artigiani e piccoli operatori.
    A pagamento c’è già il bollo “Prodotto dell’anno”, non ne serviva un altro.
    Le mie perplessitàù sarebbero tali e quali anche se fosse stato gratis, perdipiù è a pagamento. Anche la DLG – Deutsche Landwirtschaft – Geselleschaft tedesca dà medaglie d’oro e d’argento, ma le dà gratis…

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    Sono anche io socio di AC da decenni e l’iniziativa mi perprime un poco. Così come mi perprime il taglio “più commerciale” che l’associazione ha assunto negli ultimi anni, con vere e proprie campagne di marketing, via mail e telefono, per promuovere il proprio marchio e per aumentare gli abbonamenti alle diverse riviste. Abbonamenti invero neanche troppo “economici”.
    E’ anche vero che una struttura del genere per essere efficiente ed efficace deve avere delle risorse, ma attingerle dalle aziende può aprire scenari complessi. D’altro canto la possibilità di poter sfruttare un “bollino di qualità” a fini pubblicitari dovrebbe incoraggiare le aziende a migliorare i propri prodotti e servizi.
    Alla fine in un mondo normale se si lavora bene e questo viene riconosciuto da un ente indipendente sarebbe giusto poterlo dire anche nelle pubblicità. Nel mondo reale, se posso spendere migliaia di euro per un testimonial posso anche investire la stessa cifra a favore di chi certifica la qualità del mio lavoro, cosa che è sempre meglio che imbonire i potenziali clienti o “autocertificarsi”.
    E se AC può disporre di maggiori risorse finanziarie potrebbe anche far meglio il suo lavoro.
    In un mondo ideale i produttori verserebbero ciascuno una quota destinata a finanziare chi indipendentemente testa i prodotti accertandone qualità e difetti.
    Nel mondo reale (finanziario) abbiamo avuto “fior” di esempi di società “certificatrici” che hanno certificato il falso con gli effetti che noi tutti conosciamo.

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    Giudizi positivi a pagamento?
    Nel 1500 Alessandro VI si inventò le penitenze “a pagamento”, tipo tre Pater tre Ave e due fiorini d’argento, secondo la gravità dei peccati, mentre già si commerciavano allegramente le indulgenze, pratiche, queste, tanto care a Lutero.
    Non so perché ma quando si deve pagare per ottenere di fregiarsi di qualche “titolo” o “pregio”, il dubbio che il lucro oscuri l’oggettività mi assale sempre un po’.
    Ma sicuramente non è il caso di Altroconsumo, anche se, notoriamente, non dà gratis neanche un sorriso! 🙂

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    Personalmente, mi è stato offerto sopesso l’abbonamento a pagamento da Altroconsumo, esclusivamente via RID: cioè l’obbligo ad avere un conto corrente bancario e pagare quando vogliono prelevare, e questo non mi è mai piaciuto. Non credo nell’imparzialità, credo solo nel recarmi personalmente nei negozi e confrontare i prezzi e qualità dei prodotti, d’altronde quando si fanno test comparativi i risultati si possono rivoltare come calzini, basta saper modulare le domande e saper usare le statistiche. Se trovassi quei bollini, non sarei certo favorevole e mi chiederei perchè un prodotto sceglie di essere classificato anzichè cercare di migliorarsi autonomamente.

    • Roberto La Pira

      Un test fatto bene che analizza i parametri salienti permette di avere risultati “oggettivi” che non si possono certo “rivoltare come i calzini”

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      Ipotizzare che i risultati di un test basato su parametri di riferimento precisi e, spesso, facendo riferimento a limiti di legge, si possano rivoltare come i calzini è possibile solo se si finge di fare i test e si scrivano poi risultati a caso.
      *
      Vedi ad esempio i risultatati contestati da Carapelli & C. in merito all’olio di oliva ma confermati appieno da test effettuati da altre associazioni di consumatori… Se il metodo è scientifico, il risultato è quello e, tra l’altro, un risultato falsato è facilmente smascherabile.
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      Presupponendo sempre una mancanza di serietà di fondo, sono i sondaggi che si possono pilotare ponendo domande che presuppongono risposte già note…

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      Certamente il risultato è affidabile, ma io ho inteso che dipende sempre da cosa si vuole dimostrare ed in quale modo: certo che la comparazione sarà valida, ma tutto dipende da quali domande si vogliono porre e quali caratteristiche evidenziare. Da qui deriva la variazione di valore che si dà alla valutazione.

    • Roberto La Pira

      Certo ho capito quello che lei vuole dire , ma l’atteggiamento di Altroconsumo è quello di una valutazione che dà un consumatore generico. Per esempio nei test non prendono in sufficiente considerazione nella valutazione complessiva l’aspetto eco-ambientale.

  8. Avatar

    Certamente il risultato è affidabile, ma io ho inteso che dipende sempre da cosa si vuole dimostrare ed in quale modo: certo che la comparazione sarà valida, ma tutto dipende da quali domande si vogliono porre e quali caratteristiche evidenziare. Da qui deriva la variazione di valore che si dà alla valutazione.

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    Sarebbe veramente interessante sapere il risultato di una verifica seria e terza sulla qualifica di Altroconsumo quale associazione, visto che vi si accede facendo e pagando l’abbonamento ad una rivista, ed in particolare quale ” associazione senza scopo di lucro “. Eppoi, anche quante contestazioni, e di che tipo, riceve Altroconsumo reletivamente ai suoi tests ed alla loro affidabilità come metodi, laboratori e quant’altro.

    • Roberto La Pira

      Ho fatto il direttore di Altroconsumo molti anni fa ma credo che i principi siano gli stessi e ritengo che al di fuori di tante critiche siano una vera associazione di consumatori al pari di quelle europee. Sulle contestazioni ecc, be questo succede a tutti quelli che fanno test. Ricevere contestazioni non vuol dire che si ha torto.Le aziende spesso contestano per dare fastidio.