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Allevamenti lager? Visita virtuale all’interno di un capannone con migliaia di animali dove il benessere è la prima regola

Poultry farm business for the purpose of farming meat or eggs for food from, White chicken Farming feed in indoor housingAlcuni “filmati di denuncia” sugli allevamenti avicoli che passano in tv e online vengono presentati come il risultato di incursioni notturne rocambolesche. È altamente improbabile che le immagini siano state girate in allevamenti appartenenti a filiere di allevatori riconosciuti e registrati come tali. Il settore avicolo moderno è popolato da persone responsabili anche se la mela marcia si trova ovunque. Il mercato avicolo da molti anni è anche quello più attento al benessere animale e alla ricerca di ottimizzazione per ridurre l’impatto sul pianeta.

Perché un allevatore non si dovrebbe occupare del benessere dei suoi animali? Nessuno ha interesse a gestire un’azienda agricola con situazioni contrarie al benessere animale, se non altro perché quando un gruppo si ammala scatta una verifica veterinaria che potrebbe portare a sanzioni o alla chiusura dell’allevamento.

Per capire quanto i filmati di denuncia siano a volte “strumentali” basterebbe visitare un vero allevamento con le dovute cautele e per prima cosa indossare tuta, cappello, sovrascarpe per evitare di trasferire infezioni agli animali che vivono comunque in condizioni controllate. Chi lavora negli allevamenti usa queste precauzioni per evitare rischi in grado di incidere negativamente sulla salute dei polli. Per comprendere la complessità delle attenzioni necessarie, proviamo a entrare almeno “virtualmente” in un allevamento e descrivere il “diario quotidiano” delle attività da seguire.

Va premesso che la prima fase corrisponde all’alloggiamento degli animali appena nati: i pulcini. Mano a mano che crescono bisogna modificare e incrementare gli spazi che occupano, fino al momento in cui vengono destinati alla filiera alimentare umana. La persona addetta alla gestione deve codificare l’ambiente dove vivono e il comportamento degli animali per registrare ogni variazione e identificare le eventuali carenze che necessitano di un intervento. L’ambiente e il comportamento degli animali vengono osservati più volte durante la giornata ed è auspicabile che la cosa venga fatta dalla stessa persona per valutare meglio eventuali variazioni.

gallina pollo antibiotici
L’ambiente e il comportamento degli animali vengono osservati più volte durante la giornata

L’ingresso nel capannone deve essere “gentile” per non spaventare gli animali, e anche perché già la semplice apertura della porta di accesso offre un’indicazione sulla pressione dell’aria all’interno del capannone in riferimento alla ventilazione, alle prese d’aria e al funzionamento dei ventilatori. La persona che segue l’allevamento deve muoversi lentamente e verificare le condizioni usando tutti i sensi per osservare, ascoltare e sentire gli odori, perché ogni dettaglio dà precisi segnali sulle condizioni dell’allevamento. Occorre ascoltare i versi degli animali e la loro respirazione, il rumore dei ventilatori e delle mangiatoia, controllare la distribuzione dei polli sul terreno, quanti bevono, mangiano e riposano, la postura, gli occhi e l’andatura. Poi c’è la qualità della lettiera, l’eventuale presenza di polvere nell’aria o l’odore di ammoniaca, la temperatura e la presenza di anomale correnti di aria.

Una cosa molto importante è il controllo del mangime e dell’acqua. Oltre a ciò bisogna osservare alcuni animali scegliendoli a campione per controllare se hanno il gozzo pieno, per valutare le loro condizioni generali (conformazione del petto, condizioni delle piume…). Tutte queste osservazioni servono per poter intervenire su eventuali scostamenti dalle condizioni ottimali. In dettaglio l’allevatore deve controllare: che gli animali siano tranquilli e si alternino equamente quando mangiano, bevono o riposano; che gli occhi siano chiari e senza irritazioni e le piume pulite; che il becco e la  lingua non abbiano scarichi nasali, né mangime appiccicato …

Per avere indicazioni sulla corretta disponibilità di acqua va controllato il gozzo verificando che sia morbido. L’ano dell’animale deve essere pulito e senza segni di feci molli, sulla pelle non devono esserci macchie, graffi, vesciche… mentre zampe e garretti devono essere puliti e senza segni di infiammazione. L’andatura deve essere eretta e decisa. Il controllo delle varie zone del capannone è importante, perché se non sono frequentate potrebbe dipendere dalla presenza di correnti d’aria, freddo, luce o ventilazione scorretta per cui è necessario il controllo di ventilatori, sonde e centraline degli impianti di riscaldamento e raffrescamento. In questo casi il malfunzionamento potrebbe provocare problemi respiratori che si possono desumere anche ascoltando il suono dei vocalizzi od osservando la vivacità che indica anche il loro benessere. Il confronto fra i risultati di una visita all’allevamento con quella precedente aiuta la verifica di eventuali cambiamenti ambientali e quindi anche di  salute.

AllevamentiSe la lettiera dovesse presentare zone compatte e non friabili sarebbe segno di qualche perdita d’acqua dagli abbeveratoi o di una ventilazione insufficiente. Per verificarlo l’allevatore fa frequenti controlli prendendo un po’ di lettiera da vari punti comprimendola fra le mani e verificando che sia sempre friabile. Le  feci degli animali sono segnali importanti riferiti alla salute, per questo occorre verificare se sono liquide e molli o asciutte e se contengono mangime non digerito. Altri quesiti riguardano l’odore, la qualità e la consistenza del mangime, la giusta altezza degli abbeveratoi e la presenza di eventuali perdite di linee dell’acqua.

Queste sequenze di controlli sono solo una parte di quanto bisogna fare per garantire un alimento sano nel rispetto degli animali, il benessere di chi lavora nell’azienda agricola e, non ultimo, del consumatore. Ogni azienda avicola ha il dovere di rispettare le Libertà del benessere animale definite dal Farm Animal Welfare Committee (FAWC): la libertà dalla fame e dalla sete, il diritto di avere un ambiente fisico adeguato, di non ammalarsi o subire trattamenti dolorosi o subire ferite, di poter manifestare le proprie caratteristiche comportamentali e di non vivere in situazioni in grado di provocare paura e disagio. Questo “diario quotidiano” virtuale di “una giornata in un allevamento” dovrebbe far capire quanto la realtà degli allevamenti avicoli sia diversa da quanto viene raccontato in alcuni filmati.

Pietro Greppi  – Ethical advisor – info@ad-just.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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10 Commenti

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    linee guida allevamenti suinicoli e avicoli – Regione Piemonte
    http://www.regione.piemonte.it › media › documenti › 2018-11 PDF
    16 set 2018 – Gli allevamenti in Piemonte. La Regione Piemonte, insieme alla Lombardia, al Veneto ed all’Emilia Romagna, è caratterizzata da un’elevata produzione zootecnica ecc.ecc.
    7.1 Insediamenti zootecnici come “industrie insalubri” Normativa nazionale:Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 e s.m.i.: Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie. Decreto Ministero della Sanità del 5 settembre 1994: Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie.
    Il più recente aggiornamento dell’elenco delle industrie insalubri è il DM 5/09/94:
    ———–gli allevamenti di animali rientrano fra le industrie insalubri di prima classe. ————-

    http://www.salute.gov.it/portale/sanitaAnimale/dettaglioContenutiSanitaAnimale.jsp?lingua=italiano&id=216
    Nel 2017 e nei primi mesi del 2018 l’Italia è stata coinvolta nell’epidemia di Influenza Aviaria ad alta patogenicità sottotipo H5 che ha interessato gran parte dell’Europa tra il 2016 e il 2017. Durante questo periodo, l’attività di sorveglianza passiva sulla popolazione selvatica, nell’ambito del piano di sorveglianza nazionale, ha permesso di individuare casi di HPAI sostenuti dai sottotipi H5N8 e H5N5, mentre sono stati confermati 83 focolai nel pollame domestico, coinvolgendo sia il settore rurale che quello industriale. I virus isolati appartenevano tutti al sottotipo H5N8 e sono stati protagonisti di due ondate epidemiche, corrispondenti ai due semestri del 2017. Nel mese di marzo 2018 sono stati confermati tre nuovi focolai di Influenza aviaria H5N8 ad alta patogenicità in Lombardia.

    Mettendo insieme i due scritti suddetti e da vegetariano non estremista come credo di essere , per rispetto al signor Greppi, a tutti gli operatori onesti e coscienziosi (e a tutti coloro che mangiano pollame, e allo stato attuale ne hanno facoltà e diritto) vorrei dire comunque che si occupano di una attività estremamente pericolosa , lo scrupolo nell’applicazione di quanto stabilito dalle leggi è ancor più indispensabile perchè le deviazioni fraudolente e l’eccessiva ricerca del risparmio sulle fasi produttive portano rischi anche per chi altrettanto legalmente non condivide il consumo dei prodotti degli allevamenti intensivi.
    Le notizie degli ultimi decenni poi indicano una sempre maggiore incidenza di queste forme influenzali aviarie di cui gli animali da allevamento sono vittime , tutta bella la vostra recente normalità ma vorrei riaffermare l’esigenza di progettare sistemi diversi e maggiormente rispettosi degli animali vivi perchè la parola “benessere” in questi ambiti è a mio avviso inapplicabile.

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    Mah… bisognerebbe intendersi sul concetto di benessere animale.
    Non sono vegetariano come il signor Gianni, e allevo avicoli per autoconsumo.
    Secondo me per un bovino il benessere è avere per la maggior parte dell’anno l’accesso al pascolo e alimentazione a base principalmente di foraggi, non stare in una stalla con aria condizionata a mangiare pop corn. Allo stesso modo gli avicoli che andranno nella GDO ilpascolo non sanno neanche cosa sia.
    Sicuramente un allevatore di tipo intensivo ha interesse ad avere il massimo indice di conversione e il minor numero di morti possibile. Che questo coincida con il benessere dell’animale è da vedere…

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    Questo articolo è imbarazzante. E’ pura propaganda.
    Stabilisce che le “incursioni rocambolesche” (documentate) fatte davvero da attivisti in carne ed ossa presso stabilimenti esistenti non sono attendibili, ma un “diario virtuale” di una visita mai accaduta, basato sulle regole come dovrebbero essere applicate, e sugli standard come dovrebbero essere riscontrati, dipinge invece un ritratto veritiero della realtà dei fatti. Ma per piacere. Basterebbe chiarire un semplice fatto, poi, per comprendere come le linee che definiscono il “benessere animale” intendono questa definizione in modo assolutamente strumentale: gli avicoli, per fare un solo esempio, allevati nei capannoni, magari a terra, tralasciando i lager degli allevamenti in gabbia, non vedono MAI nella loro intera esistenza la luce del sole (non solo, spesso la luce artificiale viene accesa o spenta a seconda delle esigenze dell’allevamento e non secondo ritmi naturali di sonno-veglia). Non esperiscono MAI durante la loro intera esistenza l’erba sotto alle zampe. Non possono MAI durante l’intera esistenza attuare i comportamenti naturali della loro specie, perché le condizioni ambientali e ‘sociali’ in cui si trovano lo proibiscono. Devo continuare? Questo articolo spiega solo come una industria concepisce la regolamentazione che dovrebbe ‘proteggere’ il proprio prodotto per evitare perdite economiche in fase produttiva. Non ha nulla, ma proprio nulla a che vedere con il fatto che quel prodotto è un essere vivente, che dovrebbe vivere in tutt’altro modo.

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    “Perché gli allevatori non dovrebbero avere a cuore il benessere animale?” Ma veramente pensate che la gente sia così stupida? Che non sia facilmente intuibile la differenza dei costi di produzione? Le testimonianze del reale inferno della produzione e degli allevamenti non giungono solo dai video che volete smentire, ma da coloro che ci lavorano e dalle problematiche che stanno generando.

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    Articolo di parte. Che fa nascere parecchi dubbi sull’intenzione dell’autore dello scritto. Io ho visto uno di questi orribili capannoni. Uno di quelli all’avanguardia, dove gli animali non sono esseri viventi, ma solo prodotti da far crescere e ingrassare. Non vivono mai all’aperto, non vedono mai la luce del sole, Non “razzolano”, camminano, corrono mai. Migliaia, gli uni addosso agli altri, senza spazi naturali.

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    Perché non fate un vero filmato invece che ” virtuale” ?
    Sicuramente ci sono allevamenti e allevamenti, ma parlare di benessere in qualsiasi allevamento intensivo è un’offesa all’etica umana.

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    Un problema non trattato nell’articolo riguarda il sistema di areazione dei capannoni e quindi degli odori che si diffondono intorno alle aziende agricole. Chi ha la sfortuna di vivere vicino è spesso alle prese con questo problema

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    Nicoletta Magnoni

    Avevo pensato di fare una donazione al Fatto Alimentare, ma dopo aver letto questo articolo che nega evidenze documentate di abusi e maltrattamenti sugli animali da allevamento, ho deciso di evitare. Farò un versamento ad una di quelle associazioni per la difesa degli animali che con le loro “rocambolesche incursioni” portano alla luce l’orrore degli allevamenti intensivi.

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    Nel merito sono anch’io basito da questo articolo, una raccolta di “si dovrebbe”, quando la realtà ahimé è ben diversa. Fra l’altro vengono ignorate evidenze disponibili in letteratura che hanno ben chiarito come le galline riescano a tenere un proprio ordine sociale corretto e funzionante in gruppi al massimo di 100 esemplari, cosa evidentemente impossibile negli allevamenti intensivi.

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    Articolo non condivisibile. L’unico interesse degli allevatori non è, purtroppo, il benessere degli animali ma il suo portafoglio.