Donna porge crocchette a un cane, mentre un gatto mangia dalla ciotola; concept: pet food

Non è più un caso isolato. Dopo il richiamo di crocchette per cani pubblicato due settimane fa dal Ministero della Salute, due giorni fa è scattato un’allerta molto importante per 135 lotti di pet food per cani e gatti prodotto da Colella Trade Srl.  Considerando la quantità di lotti segnalati, la distribuzione potrebbe avere raggiunto decine di  migliaia di animali in tutta Italia. Secondo le nostre stime basate sui volumi di produzione industriale (circa 1.170 tonnellate di prodotto), il numero di pasti coinvolti potrebbe arrivare fino a 4 milioni: 3 milioni per i cani e 1 milione per i gatti. Si tratta di un’allerta rilevante per l’entità dei volumi, che richiede una verifica puntuale da parte dei proprietari.

Le crocchette richiamate

Il richiamo interessa sacchi da 15-20 kg a marchio Colella (linee Adult, Energy, Basic, Puppy, Cat ecc.) e un lotto specifico a marchio Wilky Dog (Lotto 25C05A1P2411). Trattandosi di formati grandi, si può ipotizzare che siano confezioni acquistate più facilmente da canili, rifugi o famiglie con più animali: il rischio è che i sacchi  coinvolti siano già in uso da tempo. Chi compra abitualmente crocchette a marchio Colella per l’alimentazione dei propri animali è invitato a verificare il lotto stampato sull’etichetta del sacco acquistato con lealista di quelli richiamati. L’elenco completo si trova in questo articolo. Se il lotto corrisponde occorre sospendere subito la somministrazione e riportare il sacco (anche se aperto) al punto vendita. In caso contrario, il cibo può essere utilizzato, anche se lo stabilimento di produzione è il medesimo.

Crocchette Colella etichette richiamo 28.01.2026

Per completezza, ricordiamo che il Ministero ha recentemente segnalato (il 16 gennaio) anche un altro richiamo di pet food non correlato a Colella. Si tratta di un lotto di crocchette per cani Radames (vendute da Eurospin e prodotte da Gheda Mangimi) per la presenza di aflatossine oltre i limiti.

Il motivo del richiamo

I due richiami di crocchette prodotte da Colella sono classificati dal Ministero della Salute come allerte per rischio microbiologico. Tuttavia, mentre il provvedimento che riguarda il pet food a marchio Wilky Dog, in un primo momento parlava esplicitamente di presenza di Salmonella (poi rimosso e sostituito con un avviso che riportava un generico rischio microbiologico), i richiami degli ultimi 11 prodotti parlano di “sospetta contaminazione da SOA non conformi”. I SOA non sono altro che i sottoprodotti di origine animale, ovvero la materia prima di base per la produzione di pet food.

Snack per cani assortiti attorno una ciotola di crocchette o croccantini
Per le crocchette si usano cotenne, sangue, orecchie e musi di maiali, zampe, becchi, carcasse e piume di polli e tacchini…

Il mondo del pet food

Spesso i consumatori acquistano scatolette o crocchette non sanno il vero contenuto. La legge (Reg. CE 1069/2009) è molto chiara e permette l’uso di ingredienti classificati nella Categoria 3 denominati SOA ( sottoprodotti di origine animale). Stiamo parlando di parti di animali sani, macellati non destinate al consumo umano. Per il food quindi si usano regolarmente: cotenne, sangue, orecchie e musi di maiali, zampe, becchi, carcasse e piume di polli e tacchini, teste, lische, pelle e visceri di salmone, polmoni, trachea, milza e mammelle di bovini. Questo non viene mai detto negli  spot tv focalizzati sui buoni sentimenti  fra padrone e animali. Se la materia prima non rientra nella categoria 3 è più facile che le scatolette  e le crocchette risultino contaminati e scatti ritiro dal mercato.

L’industria del pet food vive su un paradosso: vende pasti completi per cani e gatti ottenuti con ingredienti provenienti da scarti di macellazione. Finché non impareremo a leggere oltre le immagini di marketing, rimarremo complici di un sistema che trasforma piume e sangue in “prodotti gourmet”.  La sfida è pretendere trasparenza su ciò che, legalmente o meno, finisce ogni giorno nelle ciotole dei nostri animali

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Ministero della Salute

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