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Alla ricerca del pomodoro cinese! Viaggio tra le conserve di passata e pelati esposte sugli gli scaffali del supermercato

cesto pomodoriIl pomodoro cinese è una minaccia sbandierata in modo strumentale da Coldiretti e da noti rappresentanti delle istituzione per dimostrare la necessità di difendere il made in Italy. In realtà le conserve vendute sugli scaffali dei supermercati sono per la stragrande maggioranza ottenute da prodotto italiano.

 

È vero che importiamo da Cina, California, Grecia e altri Paesi, bidoni da 100-200 kg di triplo concentrato di pomodoro, ma si tratta di quantitativi non così rilevanti se paragonati con la produzione di concentrato made in Italy. In ogni caso si tratta di materia prima in regola con le norme igienico-sanitarie europee, sottoposta a regolari controlli doganali che non si discosta molto dal prodotto italiano, salvo il prezzo inferiore.

 

pomodoro passata salsaMa la realtà volutamente taciuta è che il concentrato di pomodoro cinese, viene acquistato e rilavorato da una decina di aziende conserviere italiane nel periodo invernale, per produrre tubetti e vasetti destinati ai paesi africani e ad aziende europee per le bottiglie di ketchup, per i sughi pronti e altri prodotti dove il pomodoro risulta un ingrediente minore.

 

Le confezioni di pelati, le bottiglie di passata e di polpa vendute in Italia contengono il 100% di prodotto italiano, come scritto in etichetta. La raccolta del pomodoro fresco per la trasformazione è più che sufficiente a coprire la necessità delle nostre imprese che lavorano solo materia prima italiana. In media si trasformano ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di prodotto fresco e il 60% viene esportato.

 

In questo video Roberto La Pira decodifica le etichette di passata acquistate al supermercato alla ricerca vana di pomodoro cinese.

 

 

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Foto: Photos.com

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

  1. Avatar

    E’ tutto corretto, ma bisognerebbe aggiungere alcune considerazioni sulle passate.
    Ci sono delle norme di legge:

    1. le passate di pomodoro, per legge devono esporre la zona di coltivazione del pomodoro.

    2. per legge, devono essere prodotte solo da pomodoro fresco. In altre parole, non possono essere ottenute da concentrato allungato con acqua fino a raggiungere i fatidici 9 Brix. Ovviamente, non ha senso economico importare pomodoro fresco dalla Cina o da altri paesi: il pomodoro fresco ha una shelf life di 5 gg dopo la raccolta.

    In sintesi, per le passate, si può essere ragionevolmente certi (a meno che non siano ottenute allungando del concentrato estero) che siano nostrane, se è riportato in etichetta.

    Fonte: ex-produttore artigianale di passate e sughi pronti.

  2. Avatar
    giovanni cangiano

    fino a qualche anno fa’ c’era l’istituto nazionale conserve alimentari che fungeva da ente di controllo nelle industrie conserviere,si certificava l’esportazione dei ns prodotti trasformati nei paesi terzi,controllando anche l’etichettature dei prodotti presenti nei depositi delle aziende.poi e’ stato deciso di farla finita con questi controlli…inutili.adesso siamo relegati in ufficio a leggere tutto cio’.

  3. Roco Prisco

    Congratulazioni per la sua pregevole rivista,della quale sono un appassionato lettore,ritenendola di gran valore scientifico e illustrativa anche per chi non è pratico della materia.
    Bene per quanto riguarda “Il pomodoro cinese” e “il topicida nelle insalate” credo che tutta la questione investa la professionalità delle aziende e degli agricoltori e soprattutto riguarda la “nostra salute”.
    Prima questione:Il concentrato cinese viene acquistato in grande quantità dalle aziende italiane per il prezzo basso che consente successivamente forti guadagni.Sulla sicurezza di questo prodotto importato nutro qualche dubbio e penso che l’Italia si dovrebbe comportare come la Germania ovvero analizzare il prodotto prima di immetterlo sul mercato oppure costrigere le aziende a dichiarare la “Sicurezza Alimentare”del concentrato importato e questo vale anche per il concentrato proveniente da altri paesi a noi vicini.
    Per il “Topicida” è noto che i topi amano mangiare le foglie di insalata” per cui l’agricoltore ,prima vittima della mancata informazione sulla sbandierata “Sicurezza Alimentare” fatta dagli organi competenti,non rispetta,talvolta, tutti quei parametri di sicurezza(lavaggio,stoccaggio ecc, prima di commercializzare il prodotto.
    Anche qui,per le mia esperienza di ricercatore e per le mie battaglie sulla sicurezza alimentare nell’agro Nocerino Sarnese passo per un “Terrorista” e la questione viene volutamente ignorata da tutte le istituzioni politiche!!! Eppure ritengo che una sana politica agricola potrebbe portare più economia al territorio che non dimentichiamo possiede prodotti di grande eccellenza salutistica.
    Qui vige la regola che”quando l’acqua bolle togliere il coperchio potrebbe causare danni”!!!!
    Rocco De Prisco

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      Concentrato cinese:
      1. come tutti gli alimenti che arrivano nel nostro paese è sottoposto a rigidi controlli sanitari e documentali da parte delle autorità preposte (dogana, USMAF, etc) che accertano e garantiscono la “sicurezza alimentare”;
      2. non vedo la necessità di “costringere” le aziende importatrici a dichiarare la “sicurezza aliementare” della merce importata: se l’acquistano, vorranno/dovranno anche venderla e per questo ogni azienda che produce, trasforma, e/o commercializza un alimento è responsabile, tra le altre cose, della sua sicurezza; non credo che ci siano aziende disposte a dichiarare che il prodotto non è conforme ai requisiti di “sicurezza alimentare.

      Topicida:
      1. perché si deve incolpare il produttore italiano di quanto accaduto? L’insalata, se non erro, è stata venduta “sfusa” non confezionata: qualsiasi persona, in qualsiasi momento o passaggio, avrebbe potuto addizionare il topicida.
      2. chi commercializza prodotti agricoli all’estero (non al mercato rionale) non è un “semplice” agricoltore ma un imprenditore agricolo sicuramente dotato delle competenze e dei requisiti richiesti dalla nostra legislazione e dai paesi “fiscali” come la Germania.

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    NO! PER FAVORE.
    non liquidiamo la questione in 1 minuto di video perché la questione é ben piú seria.
    MA L’autore di questo video lo sa che il triplo concentrato di pomodoro cinese che arriva ogni mese in Italia basta che affronti un processo di trasformazione da parte delle aziende italiane per farlo diventare doppio concentrato e quindi in virtù di questa trasformazione assumere tranquillamente il simbolo di “pomodoro italiano”?????
    Tra le altre cose é dicharato da tutti i maggiori produttori ( cirio&co..vedere video interviste su youtube)
    Quindi con una semplice trasformazione per la legge italiana il pomodoro cinese può diventare pomodoro italiano….

    Tra le altre cose le sembra normale affermare anche a fine video, che tanto il pomodoro cinese viene esportato all’estero dalle nostre aziende con il simbolo Made in italy??
    Assurdo

    • Roberto La Pira

      Mattia il video, se lo ha visto bene, esamina la passata di pomodoro e i pelati. E il testo dice chiaramente dove viene impiegato il concentrato di pomodoro cinese.
      La Pira

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    x giorgio:
    -sottoposto a rigidi controlli? Si informi meglio, sulla carta forse ma la realtà è un pò diversa.
    -le aziende importatrici dovrebbero anche indicarne l’origine per informare meglio il consumatore

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      Ogni carico che arriva in Italia è sottoposto ai controlli sanitari e documentali previsti: le aziende importatrici non possono “ritirare” la merce fino a quando non viene rilasciato il nullaosta dalle autorità.
      Poi ci sono i NAS e repressioni frodi che effettuano ulteriori controlli. (http://www.salute.gov.it/dettaglio/phPrimoPianoNew.jsp?id=345&mediavoto=true)

      Sul fatto di dover indicare l’origine dei prodotti
      in etichetta sono pienamente daccordo con lei.

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      ci sono anche le ausl che controllano TUTTI I GIORNI le aziende con migliaia di campionamente e sequestri mentre i NAS lo fanno sporadicamente però
      avvertendo subito i media

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    Sarebbe molto importante se a tutela del made in Italy non si usasse pomodoro nè cinese e nè di altre nazionalità senza indicarlo in etichetta

    Ed è ancor peggio se il prodotto importato viene utilizzato solo da parte di alcune aziende per esportare, in paesi terzi o in aziende europee, ketchup , sughi pronti e quant’altro sia derivato da pomodoro trasformato pur non essendo il pomodoro l’ingrediente principale.

    I controlli andrebbero effettuati in maniera più stringente da parte di tutti gi organi preposti e soprattutto andrebbe creato un collegamento tra i vari enti con la istituzione di una banca dati per incrociare gli stessi e avere sempre la situazione sotto controllo.

    I controlli dovrebbero essere più sinergic!

    Detto ciò è importante che venga inserita l’origine di un prodotto in etichetta ed è pur vero che un semilavorato importato rilavorato in Italia ne acquista la nazionalità!

    Sulla passata di pomodoro è obbligatoria apporre in etichetta l’origine e a questo proposito segnalo che già dal 2009 il laboratorio QUASIORA dell’Università della Calabria diretto dal professore Sindona in collaborazione con l’I.N.C.A. sede di Cosenza ,ente poi soppresso e accorpato ad altro ente, ha orientato la sua attenzione verso la certificazione d’origine della passata di pomodoro su basi esclusivamente scientifiche ed inoppugnabili.Attraverso l’uso dell’ICP-MS è stata sviluppata una piattaforma per la determinazione di multielemnti presenti nella passata di pomodoro e la loro correlazione con l’origine della materia prima per dimostrare il legame tra il prodotto agricolo e il territorio che lo ha generato. I risultati scientifici, pubblicati su una rivista della società di chimica americana (J. Agric. Food Chem. 2010, 58, 3801-3807) sono stati già utilizzati per la prima certificazione di origine di una passata di pomodoro prodotta in Calabria Gli elementi trovati nella passata ,certificata da pomodori autoctoni, consentono di tipizzare l’alimento in maniera da distinguerlo chiaramente da altri presenti in commercio. La metodologia attraverso la spettrometria di massa è utilizzabile per tutti quegli alimenti derivanti dalla trasformazione di prodotti dell’agricoltura e potrebbe consentire così la reale tracciabilità degli alimenti a garanzia del made in Italy e del consumatore