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Cresce l’impatto delle fioriture di alghe tossiche, soprattutto sull’acquacoltura. Il grande studio promosso dall’Unesco

alghe fioritura algale mucillagineLa crisi più recente ha fatto il giro dei media di tutto il mondo: il mare di Istanbul, insieme a quello di altre località della costa di Marmara, in questi giorni è grigio. La causa sono le mucillagini prodotte dalle microalghe che, periodicamente, e sempre più spesso a causa dell’innalzamento della temperatura e della crescente presenza nelle acque di derivati dell’azoto e del fosforo che agiscono da fertilizzanti, danno origine a incontrollabili fioriture. Da queste deriva, appunto, la mucillagine grigiastra che arriva in superficie. Quest’ultima, a sua volta, costituisce un habitat ideale per molte specie di batteri e virus, e contiene una straordinaria concentrazione di sostanze a volte tossiche. Per questo può rappresentare un pericolo per la salute umana, oltre che un danno enorme per il turismo e per la pesca.

Nonostante l’importanza del fenomeno, finora si sapeva abbastanza poco a livello globale del suo andamento, ma ora un rapporto appena pubblicato dall’Intergovernmental Oceanographic Commission dell’Unesco su Communication Heart & Environment, una rivista del gruppo di Nature, inizia a stabilire le basi per uno studio costante e dettagliato, analizzando i dati raccolti in 33 anni. In particolare, i ricercatori hanno attinto a due grandi database: il Harmful Algae Event Database (HAEDAT), che contiene 9.500 segnalazioni di fioriture, e la banca dati Ocean Biodiversity Information System (OBIS), che ospita 7 milioni di osservazioni sul campo, poco meno di 300 mila delle quali relative ad alghe tossiche.

Education of chlorella under the microscope in Lab. microalghe chlorella
Lo studio ha analizzato 33 anni di dati eventi e osservazioni di fioriture di alghe tossiche, potenzialmente pericolose per la salute umana

Le fioriture di alghe pericolose (circa 250 specie note) sono chiamate HAB, da Harmful Algal Bloom, e non hanno un comportamento costante in tutto il pianeta: in generale sono in aumento, ma in alcune aree sono stabili, e in altre in diminuzione. In questi 33 anni, in base a quanto osservato da 109 ricercatori di 35 Paesi (tra cui anche quelli della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli), hanno mostrato una chiara tendenza a manifestarsi laddove cresce il numero di acquacolture, e in generale dove vi siano attività umane. Anche se questo può essere dovuto in parte a un’analisi più attenta di ciò che succede vicino ad attività economiche importanti, la relazione è dimostrata.

Si è visto un aumento in America Centrale, nei Caraibi, nel Mar Mediterraneo e in Asia del Nord e una diminuzione nella costa ovest americana, in Australia e Nuova Zelanda. Non c’è stato nessun cambiamento di rilievo nella costa est dell’America, nell’Asia del Sud e in Europa. Per quanto riguarda la tipologia delle 9.500 fioriture, il 48% ha causato una contaminazione da tossine di pesce e frutti di mare. Il 43%, poi, ha avuto un impatto socioeconomico e ha comportato un aumento del fitoplancton e un cambiamento della colorazione delle acque. Inoltre, il 7% ha provocato decessi massivi di piante o animali, il 2% altri effetti negativi.

Analizzando tutti i dati, è emersa poi una tendenza planetaria: la presenza di acquacolture è cresciuta di 16 volte dal 1985 al 2018. È infatti passata da 11,35 a 178,5 milioni di tonnellate di pesce prodotto all’anno, soprattutto nel Sud Est Asiatico, nella zona dei Caraibi e dell’America del Sud. È rimasta invece sostanzialmente stabile in Europa e in Nord. E le fioriture hanno avuto lo stesso andamento, nelle stesse zone. 

acquacoltura
I ricercatori hanno osservato una correlazione geografica tra le acquacolture e le fioriture di alghe tossiche, che possono recare gravi danni economici al settore

Per quanto riguarda le tipologie, si è avuto un incremento di quattro volte per le alghe che producono tossine diarroiche, causa di 11 mila casi di intossicazione, mai mortali. Sono anche aumentate di sette volte quelle che producono tossine amnesiche, responsabili di 150 casi umani con tre decessi risalenti al 1985, e diverse crisi mortali nei mammiferi marini del Nord America. Sono cresciute di sei volte le osservazioni di alghe con tossine paralizzanti (3.800 casi documentati con 165 morti, e situazioni particolarmente gravi nelle Filippine). Inoltre, i casi di Ciguatera, un’altra intossicazione da microalghe, sono stabili, e compresi tra i 10 e i 50 mila, a seconda degli anni.

Le fioriture, oltre a costituire un rischio per la salute, recano anche gravi danni economici alle acquacolture, perché se i pesci e gli altri organismi marini liberi possono scappare verso acque non infestate, quelli di acquacoltura no e soccombono. Tra i casi più noti vi sono le crisi del Giappone nel 1972, che ha fatto perdere 71 milioni di dollari, quella della Corea del Sud del 1995 (70 milioni), quella della Cina del 2012 (290 milioni), quella della Norvegia del 2019 (100 milioni) e la peggiore di tutte, quella del Cile del 2016, che ha fatto perdere agli allevatori 800 milioni di dollari.

Si tratta, in definitiva, di un fenomeno complesso e dalle importanti ricadute economiche e sanitarie, e in gran parte causato dagli esseri umani e per lo più sconosciuto. Capirlo meglio, valutarne tutte le implicazioni sull’ecosistema e sulle attività economiche, e tenerlo sotto controllo significa poter iniziare a pensare a possibili strategie preventive, o a interventi mirati che possano contenerne le conseguenze. 

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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