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Alcol: aumentano le vendite. Più di 36 milioni i consumatori. Preoccupazione per il binge drinking

alcol alcolici gin toni bicchiere con ghiaccio fettine di limeAlcol, sono più di 36 milioni i consumatori di alcolici stimati nel 2019, il 77,8% degli italiani di 11 anni e più e il 56,5% delle italiane per le quali si conferma il trend in crescita rispetto al 2014. La prevalenza degli astemi nello stesso anno è stata del 18,3% tra gli uomini e del 38,1% tra le donne, e per queste il trend continua a diminuire, con un decremento significativo di quasi il 4% rispetto al periodo precedente. Secondo i dati ufficiali dell’Istituto superiore di sanità le criticità si registrano soprattutto per i minori e gli adolescenti, le donne e gli anziani. Nel 2019, si calcolano in circa 8,2 milioni le persone di età superiore agli 11 anni che consumano ogni giorno bevande alcoliche. I dati pre-Covid del 2019 evidenziano che le fasce di persone più a rischio sono quella dei circa 750.000 minorenni, prevalentemente 16-17enni, seguita da quella degli anziani ultra-65enni con oltre 2,7 milioni di individui. La prevalenza di consumatori a rischio di sesso maschile è superiore a quella delle donne per tutte le classi di età a eccezione dei minorenni.

La persistenza di uno zoccolo duro, rappresentato da un numero così elevato di persone a rischio, risulta ulteriormente aggravato dal riscontro recentissimo di un incremento dei soggetti che consumano regolarmente bevande alcoliche. A preoccupare in particolar modo è l’aumento registrato delle giovani, che superano per numerosità, per la prima volta, i coetanei. Un’altra variabile collegata al rischio è il bere per ubriacarsi, il cosiddetto binge drinking, l’abbuffata alcolica di 6 o più bicchieri in un’unica occasione che porta poi all’intossicazione. Nel 2019 i binge drinkers rappresentano il 10,8% tra gli uomini e il 3,5% delle donne sopra gli 11 anni.

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A preoccupare è l’aumento registrato delle giovani, che superano per numerosità i coetanei.

L’approvvigionamento delle bevande alcoliche non ha conosciuto pause nel periodo del lockdown, anzi il mercato ha rafforzato nuovi canali alternativi e anche meno controllati per quanto riguarda il divieto di vendita a minori. L’acquisto online per esempio ha beneficiato delle chiusure dei punti vendita tradizionali cambiando molte abitudini. Si stima per il settore delle bevande alcoliche nell’home delivery abbia registrato un’impennata nel 2020 tra il 181 e il 250%, con un aumento dei consumi domestici. L’isolamento ha portato a un incremento di consumo incontrollato, anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network, per compensare la tensione conseguente all’isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia.

I servizi di alcologia e i dipartimenti per le dipendenze e di salute mentale, a causa delle chiusure obbligate e dell’impossibilità di ricevere utenti in presenza, hanno registrato una crescita di difficile gestione prima, durante e dopo i lockdown per la scarsità delle risorse a disposizione, per la quantità di richieste inevase e per le restrizioni anti-Covid-19. Nei fatti già nel 2019 sono stati conteggiati circa 670.000 consumatori identificabili come persone con un danno d’organo e/o comunque con un Disturbo da uso di alcol (Dua) che necessita un intervento. In questa situazione si è riusciti ad intervenire in meno del 10% dei casi. Nel 2019 sono stati presi in carico presso i servizi 65.387 alcoldipendenti.

Nel 2019 si sono verificati 43.148 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol

Nel corso del 2019 si sono verificati complessivamente 43.148 accessi in Pronto Soccorso caratterizzati da una diagnosi principale o secondaria attribuibile all’alcol. La maggior parte degli accessi si riferisce alle persone tra i 18 e i 44 anni, ma colpisce che ancora il 10% circa degli interventi sia richiesto per giovani sotto i 18 anni.
Nel 2019 complessivamente le dimissioni ospedaliere registrate correlate a problemi di alcol sono state 54.001 con una prevalenza per malattie epatiche croniche o cirrosi, disturbi mentali, dipendenza o abuso anche a causa d’incidenti stradali evitabili.
Carabinieri e Polizia Stradale, organi che rilevano circa un terzo del totale degli incidenti stradali con lesioni, hanno reso disponibili i dati riferiti all’anno 2019 sulle contravvenzioni elevate per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti in occasione di incidente stradale. Dai dati emerge che sono 5.117 gli incidenti stradali per i quali almeno uno dei conducenti dei veicoli coinvolti era in stato di ebbrezza su un totale di 58.872 incidenti. Nel complesso l’8,7% degli incidenti rilevati dai Carabinieri e dalla Polizia Stradale risulta essere alcol-correlato, dato stabile rispetto all’anno precedente.

Alla luce dei dati riportati – conclude Emanuele Scafato, direttore del Centro OMS per la ricerca sull’alcol e dell’Osservatorio Nazionale Alcol in ISS – è evidente che le azioni da intraprendere non sono di esclusiva natura e competenza sanitaria. Il day after della pandemia deve potersi connotare per attivazione di risorse e strategie, già richiamate dall’Oms e dalla Commissione Europea ad esempio attraverso l’EU beating cancer plan, che mirino all’era post Covid-19 con nuovi modelli d’intercettazione dei rischi da alcol, favorendo la formazione del personale sanitario, come l’Iss già fa da oltre un decennio, e attivando nuove strategie di prevenzione che attraverso un rinnovato Piano nazionale alcol e salute garantiscano adeguatezza agli interventi”

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    I conti non tornano.
    Non mi risultano incrementi di VENDITA da parte di chi produce alcolici , anzi … Hanno tutti il segno meno davanti alla cifra del fatturato.