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Acqua minerale: crollano i consumi per il Coronavirus nei mesi del lockdown, ma ne beviamo sempre troppa

bottiglie acqua minerale plastica
La folle corsa degli italiani sempre pronti a riempire i carrelli del supermercato con cestelli da 9 o 12 litri di acqua minerale in bottiglie di plastica con il Covid 19 ha segnato una battuta di arresto. È il dato che emerge dall’ultimo rapporto Coop sugli acquisti degli italiani nella grande distribuzione nel periodo giugno-agosto di quest’anno. Il grafico indica un calo di vendite del 3,5% per l’acqua gassata e del 14,3% per quella naturale. Se poi si considera la chiusura di alberghi, ristoranti e bar a causa della pandemia è facile prevedere per fine anno un ridimensionamento del mercato.  Non così pessimista si rivela la rilevazione Ismea-Nielsen, che per i primi nove mesi del 2019 conferma l’andamento dell’anno precedente. Se le previsioni di Coop si riveleranno corrette perderemo il poco onorevole primato mondiale di consumatori di acqua minerale in bottiglia con circa 220 litri consumo procapite annuo, seguiti dal Messico. In Europa dopo di noi ci sono i tedeschi con 195 litri, i francesi e gli spagnoli con 140, mentre gli inglesi arrivano a 50 circa.

Secondo l’ultima statistica firmata Beverfood gli italiani nel 2018 hanno consumato 13.370 miliardi di litri. Stiamo parlando di 221 litri a testa, per una spesa familiare di circa 145 euro (nel calcolo complessivo sono considerati anche 1,5 miliardi di litri esportati). Escludendo quelle di vetro, il parco bottiglie italiano ammonta a quasi 12 miliardi di pezzi che nell’80-90% dei casi finiscono nei termovalorizzatori, poi ci sono gli impianti di incenerimento, il riciclo come r-Pet oppure in discarica e in parte sono dispersi nell’ambiente.

acqua minerale Woman drinking water from transparent bottle on the beach
Secondo Beverfood nel 2018 gli italiani hanno consumato oltre 13 miliardi di litri di acqua minerale

L’argomento viene poco trattato sui giornali e sui media, perché il consumo esagerato non trova giustificazione in un Paese dove l’acqua del rubinetto in molti casi è di ottima qualità. Secondo l’Istat il numero di famiglie che non si fidano di bere l’acqua di rubinetto è passato dal 40% nel 2002  al 29% nel 2018, ma questa tendenza non sembra incidere sui consumi di acqua in bottiglia di plastica, che negli ultimi dieci anni registra una costante lievitazione delle vendite. Secondo Ismea le vendite a volume sono più che raddoppiate, passando dai circa 5 miliardi di bottiglie di plastica del 2009 ai circa 10 miliardi  del 2019. Si tratta di una crescita progressiva, nonostante la guerra alla plastica si sia andata intensificando.

Come evidenziano i dati Ismea relativi al 2019, gli incrementi delle vendite hanno interessato in modo particolare il Sud e la Sicilia, in un contesto di aumento generalizzato (+0,9% il dato nazionale). Da segnalare inoltre che la quota più importante dei consumi sia relativa all’acqua naturale, tipologia disponibile dai rubinetti di casa, con circa 7 miliardi e 200 mila bottiglie, acquistate nel 2019, un valore quasi triplicato nel giro di soli 3 anni. Le acque effervescenti, invece, nel 2019 sono state scelte dal 13% delle famiglie italiane, per un totale di circa un miliardo di bottiglie, contro le circa 500mila del 2016. A queste si aggiungono le acque gassate (1 miliardo) e quelle leggermente gassate (500 mila bottiglie).

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Un commento

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    Pino Valsecchi

    Dr. La Pira,
    la seguo sempre con interesse. Anche Lei come altri specialisti difende la salubrità dell’acqua del rubinetto Italiana. Avete perfettamente ragione, la plastica sta massacrando il mondo ma la scelta dell’acqua minerale a volte non è così insensata. Un paio di anni fa per una riparazione abbiamo dovuto smontare qualche metro di tubazione di casa. Non le dico le condizioni igieniche (?) che ho riscontrato nei tubi in ferro, materiale di cui è costituito, penso, il 90% della rete Italiana di distribuzione. Al di là della vetustità delle tubazioni rimane il fatto che durante l’estate parecchie reti vengono caricate con cloro (meno male) che oltre ad essere sgradevole al gusto è caratterizzato da una notevole aggressività anche sugli acciai inossidabili. Infatti, le tubazioni in ferro vengono mano a mano sostituite, e ci vorranno decenni, da tubazioni, e dagli, in plastica sia pure di tipo adatto per contatti alimentari.
    Cerco a mia volta di limitare il consumo di acqua minerale ma, mi creda, a volte è inevitabile farlo.
    Con Un cordiale saluto,
    Pino Valsecchi

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