pfas, acqua, rubinetto con bicchiere

In Italia otto persone su dieci la trovano buona, ma solo un terzo la beve tutti i giorni. Colpa di pregiudizi e falsi miti sull’acqua di acquedotto, ma anche di una scarsa conoscenza dell’impronta ecologica delle acque minerali in bottiglia.

La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day), istituita dalle Nazioni Unite, dal 1992 ricorre ogni anno il  22 marzo e nel 2024 è stata l’occasione per tornare a riflettere sull’importanza di questa risorsa vitale per il futuro di un pianeta: attualmente 2,2 miliardi di persone non vi hanno un accesso adeguato. La giornata è anche un’occasione per analizzare le abitudini di consumo degli italiani in fatto di acqua potabile e la loro effettiva conoscenza rispetto alle problematiche emergenti, sia in termini di depauperamento delle risorse idriche, sia per quanto riguarda il legame con il cambiamento climatico e l’inquinamento.

Gli italiani e l’acqua del rubinetto

La recente ricerca condotta in Europa, Stati Uniti e Canada dalla piattaforma di sondaggi online Toluna per l’azienda Culligan dimostra che in Italia, come nel resto del Vecchio Continente, un cittadino su due non ha una reale conoscenza delle problematiche attuali legate alle risorse idriche, come l’eventuale presenza (anche nell’acqua in bottiglia) di PFAS e microplastiche. Inoltre, il 50% non conosce neppure dei vantaggi dell’acqua addolcita nella gestione e manutenzione della casa e nutre ancora immotivate diffidenze rispetto al consumo dell’acqua di rubinetto. Questo scarso livello di conoscenza comporta da un lato una limitata adesione alle pratiche quotidiane per ridurre l’impronta ecologica del consumo umano, dall’altro un’insufficiente consapevolezza circa potenziali rischi per la salute umana legati al consumo di acqua.

Dall’analisi delle abitudini di consumo dei partecipanti al sondaggio, è emerso che in Europa persiste una mancata percezione di quanto siano dannose le bottiglie in PET, non solo per i costi ecologici (in termini di CO2) legati alla produzione, al trasporto, allo smaltimento e al riciclaggio, all’eventuale dispersione nell’ambiente, ma anche in termini di rischi diretti per la salute in termini di contaminazione.

Uomo versa acqua da bottiglia di plastica trasparente in bicchiere di vetro
In Europa manca la percezione di quanto siano dannose le bottiglie in PET

L’Italia è il Paese che consuma più acqua in bottiglia

Tuttavia secondo una ricerca appena condotta da CSA Research per Gruppo CAP (il gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano), proprio l’Italia, che nei sondaggi si conferma il Paese con la popolazione più attenta al risparmio idrico in ambito domestico sia per la cura della persona (96%) che con azioni dedicate alla cura della casa (80%), è anche la nazione in cui si consuma più acqua in bottiglia nel mondo. Secondo i dati acquisiti da Mineracqua, ogni italiano beve 252 litri di acqua in bottiglia in un anno e questo dato rappresenta un record al mondo. Al secondo posto troviamo il Messico che consuma qualche litro in più, ma fa grande uso di boccioni da 10 litri, per cui il numero di bottiglie di plastica si abbassa notevolmente.

Un italiano su tre beve acqua di rubinetto

Sebbene l’acqua di rete, quella che tutti abbiamo a disposizione nelle nostre case, sia considerata buona, conveniente (*), comoda e amica dell’ambiente da 8 italiani su 10 (83,4%), solo un terzo degli intervistati la beve ogni giorno (29,2%), mentre circa un italiano su tre (27,5%) alterna quella della rete con quella in bottiglia (dati Utilitalia e Istat).

La ragione principale è che ci sono ancora troppi pregiudizi che compromettono l’utilizzo esclusivo dell’acqua di acquedotto. Tra questi l’immotivata diffidenza rispetto alla sicurezza (37% degli intervistati) e la falsa credenza (smentita dall’Istituto Superiore di Sanità) che il suo contenuto di calcare sia una possibile causa dello  sviluppo di calcoli, laddove invece potrebbe contribuire alla salute ossea, proprio in virtù della sua ricchezza di calcio. Infine, per una parte degli intervistati, la scelta dell’acqua in bottiglia dipende da un fatto di gusto (al 28,8% non piace il sapore dell’acqua casalinga e il 27,2% ritiene più buona quella in bottiglia).

Di fatto consumare acqua di rubinetto rappresenta il gesto più semplice e meno faticoso che ciascuno può fare per salvaguardare l’ambiente ma anche la propria salute, dal momento che i gestori degli acquedotti europei sono tenuti a effettuare rigidi controlli obbligatori sull’acqua erogata (sia essa di falda o di sorgente). Questi test microbiologici e chimici vengono effettuati già alla fonte da cui l’acqua viene prelevata e possono arrivare a prevedere 20mila campionature all’anno per determinare oltre 700mila parametri chimici e microbiologici e per assicurare la buona qualità dell’acqua che, in ogni caso, prima di essere immessa nel complesso sistema di tubature che arriva fino alle case, viene sottoposta a numerosi procedimenti chimici (ma anche fisici e biologici) che la rendono potabile.

acqua, rubinetto aperto con bicchiere sotto a riempirsi
I gestori degli acquedotti effettuano rigidi controlli obbligatori sull’acqua

L’acqua italiana è più sicura della media europea

In particolare la normativa italiana sul controllo dell’acqua pubblica garantisce una sicurezza più alta rispetto alla media europea, in quanto preved controlli intermedi a campione a ogni nodo di un acquedotto, in modo da intercettare e contenere eventuali contaminazioni durante il percorso. Inoltre il recente Decreto Legislativo 18/2023 relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano, ha previsto l’introduzione di parametri ancora più stringenti per alcuni inquinanti come i PFAS, il boro e le microplastiche, nonché stabilito che, in attesa di una definizione di un nuovo protocollo di monitoraggio della UE, si valuti l’opportunità di impianti di filtrazione basati sulla tecnologia dell’osmosi inversa, in grado di bloccare particelle fino a 0,001 µm.

Impegno istituzionale a parte, ciò che occorre ora per riabilitare l’acqua di rubinetto presso l’opinione pubblica (e favorire la progressiva eliminazione delle bottiglie) sono campagne di educazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità circa le questioni legate all’acqua. In tale direzione si impegna Gruppo CAP, che sta promuovendo l’utilizzo dell’acqua del rubinetto attraverso lo slogan “Prima di dire che non ti piace, almeno assaggiala!”, una frase che si dice spesso ai bambini, i quali tuttavia sono i primi a bere ogni giorno l’acqua del rubinetto negli asili e nelle scuole primarie. In più il Gruppo mette a disposizione una pagina web dedicata e una guida scaricabile, con molte informazioni utili agli utenti per disinnescare infondati pregiudizi sull’acqua di rubinetto e soluzioni domestiche accessorie (come filtri, caraffe) per rendere eventualmente più piacevole il consumo quotidiano e convincerli a rinunciare finalmente all’acqua confezionata.

Nota

(*) Secondo uno studio ADEC pubblicato lo scorso ottobre 2023, l’acqua in bottiglia può arrivare a costare fino da 177 a 2.777 volte in più rispetto a quella del rubinetto, con una media di 0,32 €/l al supermercato contro 0,0018 €/l a casa, a cui si aggiunge l’estremo sovrapprezzo per l’acqua in bottiglia in vendita nelle stazioni o negli aeroporti, che arriva a 5 €/l.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Depositphotos

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Flavio
Flavio
15 Aprile 2024 18:25

Condivido pienamente i contenuti dell’articolo e personalmente sono un sostenitore del consumo dell’acqua del rubinetto. Tuttavia, devo ammettere mio malgrado che, nonostante tutte le accortezze, a volte capita di bere acqua che ha davvero un pessimo sapore. Credo sia uno dei motivi principali di tanta diffidenza. D’altro canto l’acqua in bottiglia è sempre buona.

giova
giova
Reply to  Flavio
27 Aprile 2024 15:35

Anche alcune plastiche rilasciano un gusto lievemente dolciastro, superficialmente buono, ma tossico.

Marta
Marta
15 Aprile 2024 23:29

Perché non dite che nell’acqua del rubinetto c’è l’arsenico e che non possono renderla “non potabile” per cui non fanno altro che aumentare i livelli permessi? Anch’io la bevevo ma ora che ho confrontato l’acqua da depuratore e quella del rubinetto beh, non tornerei mai indietro

Giulia Crepaldi
Reply to  Marta
16 Aprile 2024 11:02

Certo, nell’acqua del rubinetto (ma anche nelle acque minerali) c’è arsenico, perché si tratta di un elemento chimico naturalmente presente nella crosta terrestre.
Tuttavia, non è vero che “non fanno altro che aumentare i livelli permessi”. I livelli di arsenico nell’acqua potabile sono rigorosamente controllati e nel corso degli anni il livello massimo permesso è stato ridotto: attualmente in UE e quindi in Italia vige il limite raccomandato dall’OMS di 0,01 mg/l (direttiva 98/83CE sull’acqua destinata al consumo umano).
Per esempio l’acqua di Milano, dove si trova la nostra redazione, contiene 0,001 mg/l, ben al di sotto del limite.

giova
giova
Reply to  Marta
27 Aprile 2024 15:37

Al suo posto darei importanza ai nitrati e ai nitriti

Giuliano
Giuliano
16 Aprile 2024 10:43

Sempre ottimi e utili servizi alla collettività

Giuliana
Giuliana
16 Aprile 2024 11:06

Bevo acqua di rubinetto da anni senza problemi, la faccio decantare 5 minuti ed è pronta nella caraffa di vetro.

Diego
Diego
Reply to  Giuliana
27 Aprile 2024 12:13

La bevo anche io da anni ma se non sbaglio per far evoporare il cloro bisogna lasciarla in una brocca almeno mezzora

Emanuela
Emanuela
17 Aprile 2024 13:51

Ho sempre bevuto acqua del rubinetto, non trovando sostenibile quella in bottiglia, ma dopo il ritrovamento di alti livelli di PFAS nel mio comune mi trovo a prenderla in bottiglia, sperando non abbia il medesimo problema

luigiR
luigiR
Reply to  Emanuela
22 Aprile 2024 14:54

la presenza PFAS nell’acqua di rubinetto è senz’altro un grosso problema, ma, purtroppo, passando al consumo di acqua in bottiglia (di plastica più che di altro materiale) resta sempre un altro problema, quello delle microplastiche.

Emanuela Bandieri
18 Aprile 2024 11:21

Bere acqua del rubinetto è un gesto consapevole e responsabile. E’ controllata e a disposizione sempre! Eventualmente esistono anche buoni purificatori. Io sono assolutamente d ‘accordo con questo articolo e la nocività della plastica delle bottiglie lasciata al sole è molto maggiore. Grazie

giova
giova
Reply to  Emanuela Bandieri
27 Aprile 2024 15:38

Anche quando non è lasciata al sole

Dino
Dino
23 Aprile 2024 10:28

Ma i comprato acqua in bottiglia; a Milano è più sicura e controllata di tutte le marche in commercio ed è sempre disponibile: basta aprire il rubinetto….

giova
giova
27 Aprile 2024 15:28

Condivido l’impostazione generale di questo articolo, che trovo esaustivo; ma vorrei anche avanzare alcune ipotesi sulla mancata adesione della cittadinanza agli appelli per l’uso dell’acqua pubblica.
Perchè credo che sia venuto il tempo anche di analizzare le motvazioni psicosociali a riguardo, altrimenti il rischo è quello di attribuire all’ignoranza (mancanza di controlli), alle idee infondate (i calcoli) o al gusto personale (“sa di cloro”). Con l’effetto di portare al centro della causa di questi comportamenti in-sostenibili, costosi, poco pratici, ecc.ecc. le persone.
Ricordo che gli adulti degli anni ’80/’90 hanno affrontato alcune emergenze di inquinamento ambientale; gestite malissimo dalle istituzioni, sia in termini di comunicazione (del rischio, tardive, omissive, omertose) sia nelle modalità tecniche (tardive, costose, che rendevano l’acqua sgradevole). Ricordo che in molte aree del nostro Bel Paese, l’acqua potabile non raggiunge tutti i cittadini; in altri casi la fornitura è insufficiente. Vi sono anche delle aree dove l’acqua è – oggettivamente – di cattivo gusto.
Altri fattori socio-culturali che, a mio modesto parere, incidono/hanno inciso sul consolidamento di questa cattiva abitudine:
1) negli anni ’70-’80 l’acqua minerale cominciò a diffondersi, sia per il piacere del gusto “frizzante” (fino ad allora prodotto in casa con la “polverina” (ricordate l’Idrolitina?) sia per emulazione delle classi agiate che acquistavano – anche in farmacia! – la bottiglia di Sangemini.
2) lentamente l’acqua minerale frizzante, molto meno quella liscia, cominciò a far parte della spesa. Anche come ricerca di uno status symbol
3) dopo qualche anno, fiutato il business, le aziende cominciarono a “sostenere” con la pubblicità questo nuovo stile di vta, ottenendo ( e poi dicono che la pubblicità non fa presa!) dei buoni risultati. Anche perchè nel frattempo si stavano verificando gl’incidenti accennati sopra (tra gli altri ricordo quello dei solventi clorurati, dei trialometani, bentazone, atrazina, diossine).
Una curiosità, frutto di una confidenza di un fantino (abitavo vicino ad un ippodromo): ai purosangue veniva data da bere l’acqua minerale.
I comportamenti sociali, o che hanno un impatto a livello sociale (fumare, ad esempio) sono spesso il frutto di una relazione che si crea tra il soggetto e i contesti culturali che vive, non sono scelte individuali (anche se possono apparire come tali).

MaxTo
MaxTo
27 Aprile 2024 17:57

È un po’ come dire: Ah io vado in bicicletta così faccio una buona azione nei confronti dei vari super miliardari che continuano a produrre tonnellate di CO2 con i loro jet, come tutta la mia discendenza non produrrà mai…

In certi comuni l’acqua del rubinetto fa veramente schifo, non dico che rasenti certi film di fantascienza ma vi posso assicurare che essendo un professionista del campo, certi Pozzi gli enti non li potrebbero più aprire al giorno d’oggi per dove vanno a pescare. Poi per carità bediamo perfino l’acqua del Po. Quindi io se voglio prendere un caffè buono o un te buono, in certi comuni particolari, sono costretto a prendere un’acqua della bottiglia o delle casette dell’acqua, che non è nient’altro che un depuratore come quelli sotto il lavandino osmosi inversa. La cosa triste è che ormai queste casette dell’acqua proliferano perfino nei comuni delle basse Valli montane che io verrei perfino l’acqua del torrente….
Per quanto riguarda il PFAS è una bomba a orologeria.

prufner
prufner
Reply to  MaxTo
4 Giugno 2024 15:10

Credo che nelle casette ci sia solo un filtro a carboni attivi.
Non sicuramente osmosi inversa, infatti durezza e altri parametri in uscita sono gli stessi dell’ingresso

Dionigi Angeli
Dionigi Angeli
28 Aprile 2024 10:09

È evitabile l’uso della candeggina nell’acqua fredda potabile nei condominî?

Roberto La Pira
Reply to  Dionigi Angeli
29 Aprile 2024 15:50

Per sanificare l’acqua e renderla potabile in tutto il mondo si usa acqua di cloro ( che ad alte concentrazione vien commercializzata come candeggina) . Se l’acqua è di qualità ne serve poca e non si sente, se si sente vuol dire che l’acqua alla fonte ha bisogno aggiungere un trattamento più sostenuto

Claudia
Claudia
29 Aprile 2024 08:42

Purtroppo siamo COSTRETTI a bere acqua minerale e a cucinarci (? zero sicurezza!) perchè abbiamo acqua dell’acquedotto carica di arsenico ( più del 20%). Sono più di 2 anni ma alla ACEA e al Governo (???) non interessa nulla della salute pubblica! Anche io ho sempre bevuto acqua di Rubinetto, a Roma. Ma ora che sono costretta a vivere a Campagnano di Roma…

prufner
prufner
Reply to  Claudia
4 Giugno 2024 15:12

Cosa significa più del 20%?
I parametri chimici si misurano in peso/volume…….

cinzia
cinzia
29 Aprile 2024 08:42

il problema è il sapore, l’acqua del rubinetto spesso è imbevibile