Giovane donna attraente in una fattoria. Donna agricoltore che raccoglie frutta dal suo orto biologico. Agricoltura: donna che raccoglie mele mature in giardino durante l'autunno. sostenibilità

Giornata Europea del Biologico: consumi in crescita, ma per una vera svolta serve una scelta politica

Oggi, 23 settembre, si celebra la Giornata Europea del Biologico, un appuntamento per fare il punto sulla transizione agroecologica, la tutela della biodiversità e la resilienza di fronte alla crisi climatica. I dati presentati da FederBio nel rapporto “Bio in Cifre 2026” (curato da ISMEA per il MASAF) fotografano una dinamica positiva sul fronte dei consumi: nel 2025 gli acquisti di prodotti biologici in Italia sono cresciuti del 9,2% sia a valore sia a volume, con un ulteriore incremento del 4% nei primi sei mesi del 2026, battendo nettamente le performance del comparto convenzionale.

I cittadini, insomma, riconoscono sempre di più il valore di un modello agricolo che tutela la salute umana, il suolo e le risorse idriche. Tuttavia, per ampie fasce della popolazione il prezzo degli alimenti biologici sullo scaffale rimane un ostacolo spesso insuperabile, specie in un momento di forte pressione sull’inflazione alimentare.

Attribuire questo divario di prezzo alle aziende o alle dinamiche spontanee di mercato significa però ignorare la radice del problema, che è squisitamente politica. Le piccole e medie realtà biologiche si trovano ad affrontare costi di certificazione, adempimenti burocratici e impatti dei cambiamenti climatici sempre più gravosi, vedendosi spesso ripagare con prezzi all’origine che continuano a scendere.

La responsabilità delle scelte politiche

Se il bio costa di più, è perché le politiche agricole europee e nazionali continuano a premiare la quantità a scapito della qualità, destinando risorse ingenti e finanziamenti a pioggia ai colossi dell’agricoltura intensiva e alle multinazionali agroalimentari, anziché sostenere in modo mirato chi produce valore sociale ed ecologico sul territorio. A questo si aggiunge la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, che trasforma la scelta di un cibo sano e sostenibile in un privilegio per pochi, anziché in un diritto garantito a tutti.

Come sottolinea la presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, senza un sostegno deciso alle piccole e medie imprese agricole e senza interventi per promuovere le filiere locali al “giusto prezzo”, il rischio reale è che l’aumento della domanda interna finisca per essere soddisfatto dalle importazioni dall’estero. Serve un cambio di rotta urgente: difendere il potere d’acquisto dei consumatori e destinare i fondi pubblici alle aziende davvero virtuose. Solo così il biologico potrà diventare la norma e non un’eccezione accessibile a pochi.

© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia

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