Giovane donna sorridente tiene in mano un bicchiere con integratore di collagene ; concept: pelle, invecchiamento, integratori

Boom sui social e deregulation negli Stati Uniti per le molecole della giovinezza: ma la scienza frena sui reali effetti benefici e lancia l’allarme contaminazioni.

Insieme alle proteine, oggi sul mercato arrivano anche i peptidi. Si tratta di frammenti proteici più corti, sequenze di aminoacidi composte al massimo da cinquanta elementi e con una struttura tridimensionale meno complessa. È questa l’ultima moda dei social diffusasi in tutto il mondo, e che ha visto una forte accelerazione da quando in aprile negli Stati Uniti sono stati rimossi i vincoli legati alla loro produzione: di fatto, ogni farmacista galenico, autorizzato a preparare farmaci, può confezionare il suo peptide, e venderlo. Lo stesso istrionico Robert Kennedy junior, segretario alla salute, ne sponsorizza l’utilizzo, affermando di farne uso personalmente, con grande soddisfazione. Le ricerche su Google sono passate dai circa 1,3 milioni al mese del 2024 agli otto milioni mensili del 2026.

Le indicazioni sarebbero le solite affibbiate a ogni nuova sostanza miracolosa, e cioè soprattutto quelle legate alla longevità, all’invecchiamento, e poi alle prestazioni dei muscoli, alle rughe, al metabolismo e simili. Quanto alle prove di efficacia, non c’è quasi nulla, mentre si ripete che non ci sono rischi. Ma è proprio così?

Per cercare di fare un po’ di chiarezza Nature ha dedicato al tema un articolo piuttosto dettagliato, nel quale illustra tutti i punti deboli di una moda che, al contrario di quanto si pensa, non solo non è associata a effetti positivi certi, ma può essere pericolosa.

Peptidi: molecole fisiologiche

I peptidi sono diventati oggetto di attenzioni crescenti perché, rispetto ai tradizionali farmaci a piccole molecole, possono colpire il bersaglio in modo molto più preciso, riducendo le interazioni indesiderate con altre strutture dell’organismo. Prodotti dall’organismo umano a migliaia, fanno parte del cosiddetto “proteoma oscuro”, nel senso che sono sintetizzati a partire da parti di DNA considerate per molto tempo prive di un vero scopo, e per questo ancora oggi assai poco conosciute. Questa scarsissima conoscenza, se da una parte lascia intravvedere potenzialità enormi, dall’altra segnala tutti i rischi di molecole così poco studiate.

Inoltre, da un punto di vista farmaceutico, sono anche molto meno stabili delle proteine di origine, vanno assunte per via iniettiva (nello stomaco sono subito frammentate e digerite) e si degradano facilmente. Nonostante queste limitazioni, i farmaci basati sui peptidi sono già una realtà di enorme successo. con quasi 100 farmaci già approvati dalla FDA (ne sono un esempio l’ossitocina e tutti i prodotti della classe dell’Ozempic), mentre circa 150 nuove molecole sono attualmente oggetto di sperimentazioni cliniche.

donna ragazza specchio specchiarsi felice solare gioia felicita pelle salute sorriso Depositphotos_687616096_L
I peptidi dovrebbero aiutare a riparare i tessuti lesionati o che perdono efficienza per l’età

Quelli propagandati sui social come elisir di lunga vita e prestazioni straordinarie sono tuttavia privi di solide conferme scientifiche sull’uomo, anche se in qualche caso hanno mostrato potenziali effetti positivi nei modelli animali. I più noti sono i peptidi chiamati MOTS-c, BPC-157 e TB-500. Ecco quanto si è scoperto finora:

MOTS-c

Nei topi, questa molecola contrasta l’obesità e la resistenza all’insulina, migliora le performance fisiche e sembra possa allungare la durata della vita. Per questo alcuni ricercatori dell’Einstein College of Medicine di New York avevano fondato la startup CohBar, brevettando la molecola. Nel 2018 la startup ha avviato la sperimentazione clinica di Fase 1a/1b su circa 60 soggetti in sovrappeso o obesi affetti da steatosi epatica non alcolica, trattati per quattro settimane rispetto a un gruppo placebo. I risultati preliminari hanno mostrato una riduzione del grasso e dei marcatori di danno epatico, mostrando anche un abbassamento dei livelli di glucosio e una tendenza alla perdita di peso. Tuttavia, questi dati preliminari non sono bastati a raccogliere i capitali necessari per avviare la successiva Fase 2 della sperimentazione, portando alla chiusura della società. Questo fallimento commerciale, però, non ha fermato il mito del MOTS-c sui social.

BPC-157

Secondo i dati preliminari, dovrebbe aiutare a riparare i tessuti lesionati o che perdono efficienza per l’età. Sperimentato in tre piccoli studi per un totale di soli trenta partecipanti, non ha portato ad alcun esito, al punto che, secondo diversi esperti, dovrebbe essere dimenticato. Tra l’altro, promuove la formazione di nuovi vasi sanguigni, e potrebbe quindi alimentare la crescita di cellule tumorali eventualmente presenti. Al contrario, viene utilizzato anche in combinazione con il terzo, chiamato TB-500, e questo complica ulteriormente la comprensione dei possibili effetti negativi o positivi.

Il TB-500 è un frammento peptidico di una proteina chiamata timosina beta 4, in studio per la sindrome dell’occhio secco (per ora senza conclusioni chiare) e per la riparazione dei danni cardiaci (verso la quale avrebbe mostrato qualche efficacia). Sulla combinazione dei due, invece, non c’è alcun tipo di dato.

La timosina beta-4, a sua volta, stimola anch’essa la formazione di nuovi vasi sanguigni, con gli stessi rischi del BPC-157.

Un far west pericoloso

Tutti e tre i peptidi sono in vendita online, in quello che viene apertamente chiamato il mercato grigio. Secondo la maggior parte degli esperti, però, di grigio c’è poco: si tratta, chiaramente, di vendite illegali, dal momento che sono sostanze proposte per finalità mediche non approvate da nessuna agenzia né, appunto, sottoposte alle indispensabili prove. Ma i venditori controbattono che si tratta di supplementi per il benessere, e che quindi non ci sono regole da seguire.

Il risultato è che, oltretutto, la produzione non è controllata, e la purezza è estremamente variabile. In un’indagine pubblicata per ora in attesa di revisione, l’analisi di oltre seimila campioni di 14 peptidi venduti da ben 203 aziende (un numero che illustra bene il business) ha mostrato che più del 40% di essi non rientrava nei limiti minimi di purezza né nei dosaggi previsti, e dei circa 250 campioni sottoposti a screening per le contaminazioni microbiche il 15% ha mostrato piccole ma misurabili quantità di germi patogeni. Questo sarebbe uno dei motivi che ha spinto Kennedy a rimuovere, per le farmacie teoricamente specializzate, il preesistente divieto di produrre 12 peptidi, tra i quali MOTS-c, BPC-157 e TB-500. I farmacisti sarebbero più bravi e i loro laboratori più sicuri, ma molti temono che questo renda il mercato ancora più ampio, e del tutto fuori controllo.

Tra brevetti e approvazioni

C’è infine un aspetto paradossale: dal momento che si tratta di sostanze già in vendita e difficili da brevettare, le grandi aziende non sono motivate a studiarle. Oltretutto, da ciò che si vede, o non funzionano o sono pochissimo attive, e quindi investire le enormi quantità di denaro necessarie alle sperimentazioni cliniche potrebbe non avere molto senso, da una prospettiva industriale. Oltre a questo, le agenzie regolatorie non hanno percorsi approvativi chiari per molecole che non curano ma sembrano finalizzate solo a migliorare lo stato di salute, anche quando questo è già ottimale.

Per il momento, il far west è destinato a rimanere tale. A meno che non emergano danni alla salute, che oggi nessuno può escludere.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

0 0 voti
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x