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I risultati di un nuovo studio promuovono l’orforglipron, la molecola orale di Eli Lilly che promette di superare il semaglutide per efficacia e praticità d’uso.

Molto presto potrebbe arrivare l’orforglipron, un nuovo farmaco antidiabetico della stessa famiglia dell’ozempic (semaglutide) e simili, cioè degli agonisti del recettore di GLP-1, chiamati anche solo farmaci GLP1. E non si tratta solo di un altro membro della categoria, ma di una nuova molecola che si può assumere per via orale senza limitazioni, a differenza di quanto accade con la forma orale del semaglutide, l’unica alternativa in commercio rispetto a tutti gli altri, somministrabili solo per via iniettiva.

I risultati dello studio chiamato ACHIEVE 3, condotto in diversi paesi, mostrano infatti che, in chi soffre di diabete di tipo 2, l’orforglipron è più efficace del semaglutide sia nel controllo della glicemia che nella perdita di peso. Il farmaco comporta comunque effetti collaterali, che potrebbero tenere lontana almeno una parte dei possibili utilizzatori.

Lo studio clinico di fase 3

La sperimentazione, i cui esiti erano attesi da settimane dopo gli incoraggianti risultati della fase 2 e di altri studi che hanno confermato l’efficacia nell’obesità, è stata condotta in 131 centri diabetologici di Argentina, Messico, Cina, Giappone e Stati Uniti, ed è stata pensata come un confronto tra il farmaco e il suo diretto antagonista, il semaglutide orale.

Lo studio ha riguardato circa 1.500 persone con un diabete di tipo 2, un indice di massa corporeo di almeno 25 (e quindi almeno in sovrappeso) suddivisi in due gruppi di trattamento, con orforglipron o semaglutide orale, ciascuno in due dosaggi giornalieri (rispettivamente 12 o 36 milligrammi oppure sette o 14 milligrammi), da protrarre per un anno.

Lo scopo era valutare le differenze di efficacia tra il dosaggio più basso e quello più elevato e di un farmaco rispetto all’altro, in primo luogo sull’andamento della glicemia e sul peso, e poi sulla tossicità.

Donna in sovrappeso, con pancia scoperta e pantaloni slacciati tiene in mano autoiniettore di Ozempic o altro farmaco antidiabetico; concept: obesità, diabete, semaglutide, liraglutide
In chi soffre di diabete di tipo 2, l’orforglipron è più efficace del semaglutide

I risultati dell’orforglipron

Come riportato su Lancet, l’orforglipron si è mostrato migliore del semaglutide nel controllo della glicemia in entrambi i dosaggi testati. Ed è stato più efficace anche nella perdita di peso, importante per chi ha il diabete di tipo 2 ed è in sovrappeso o già obeso: le percentuali di riduzione sono state infatti, rispettivamente, del 6-8% con l’orforglipron e del 4-5% con il semaglutide.

L’aspetto più negativo è stato invece quello relativo agli eventi indesiderati (soprattutto di tipo gastrointestinale come nausea e diarrea), che hanno spinto il 9-10% dei partecipanti ad abbandonare l’orforglipron precocemente, contro il 4,5% del gruppo di controllo.

Il farmaco presenta però un altro vantaggio da non sottovalutare: può essere assunto tanto a stomaco vuoto quanto a stomaco pieno, mentre il semaglutide richiede rigorosamente di essere assunto a digiuno. Questa caratteristica, insieme alla formulazione orale, potrebbero consentire alla nuova molecola di trovare uno spazio importante nella terapia e nel mercato del diabete.

L’azienda produttrice

Con l’orforglipron la Eli Lilly, azienda produttrice, consolida la propria posizione, in competizione diretta con Novo Nordisk, l’azienda danese che ha lanciato il semaglutide e il liraglutide (Saxenda). Eli Lilly possiede infatti già il tirzepatide (Mounjaro) e punta molto su una molecola nuova, a più ampio spettro d’azione, chiamata retatrutide, che amplia ulteriormente il numero dei bersagli (che diventano tre) e potrebbe quindi essere ancora più efficace (e forse con più effetti collaterali), da destinare probabilmente ai grandi obesi. Inoltre ha in studio altri possibili membri della famiglia dei farmaci GLP1.

L’arrivo in Europa e in Italia di orforglipron è previsto entro l’anno.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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