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Un richiamo partito da Nestlé coinvolge tutta l’Europa: sotto accusa un ingrediente comune nelle formule per neonati

In Francia, si sta indagando sulla morte di due neonati che avevano consumato il latte formula richiamato da Nestlé per la possibile presenza di una tossina batterica: la cereulideIl provvedimento di richiamo ha interessato numerosi Paesi europei, compresa l’Italia, dove Nestlé ha segnalato 13 referenze di formula per neonati (ne abbiamo parlato in questo articolo e in questo articolo). L’allerta però non si limita ai prodotti del colosso svizzero, ma ha interessato anche marchi di Danone, Lactalis e in Italia Granarolo. La causa: un ingrediente comune contaminato.

L’allerta di Nestlé

Tutto ha avuto inizio a dicembre, quando Nestlé ha cominciato a richiamare i primi prodotti per una possibile contaminazione microbica: in Italia il richiamo aveva interessato due lotti di latte in polvere Nidina Optipro 1 (ne avevamo parlato in questo articolo). L’allerta però è esplosa soltanto il 5 gennaio, quando il colosso svizzero ha deciso un maxi richiamo di latte formula per neonati in una sessantina di Paesi europei ed extra-europei: oltre alla Francia e l’Italia, sono coinvolti Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Malta, Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, e fuori dall’Europa Brasile, Cina, Namibia, Sudafrica e Vietnam, solo per citarne alcuni. La ragione indicata era la possibile presenza di cereulide, una tossina batterica prodotta dal Bacillus cereus, in un ingrediente prodotto da un fornitore terzo.

Nan Expertpro - Nidina -Nidina Optipro Nestlé richiamo 06.01.2025
Alcuni dei prodotti per l’infanzia Nestlé richiamati in Italia

L’ingrediente contaminato

L’ingrediente in questione è un olio ricco di acido arachidonico prodotto in Cina, come rivela una notifica inviata al RASFF il 9 gennaio dalla Svizzera (notifica 2026.0177). Le formule per neonati infatti contengono spesso acido arachidonico (ARA), coinvolto nello sviluppo del sistema nervoso insieme all’acido docosaesaenoico (DHA). Mentre la legislazione europea obbliga i produttori ad aggiungere soltanto il DHA, la presenza di ARA è ancora facoltativa, ma molte aziende lo aggiungono ai loro prodotti.

Il problema è che l’azienda cinese coinvolta ha fornito l’olio contaminato a numerose aziende. Per questo, dopo Nestlé, hanno richiamato prodotti per l’infanzia anche Lactalis, Danone e, in Italia, Granarolo. Tra il 5 e il 23 gennaio, il RASFF ha ricevuto nove notifiche legate a quest’allerta, compresa quella relativa all’olio ricco di acido arachidonico contaminato. L’elenco dei marchi coinvolti è lunghissimo (800 solo per Nestlé), anche perché queste aziende vendono lo stesso prodotto con nomi diversi a secondo del Paese.

Biberon con latte accanto a misurino con latte in polvere; concept: latte crescita, formula
dopo Nestlé, hanno richiamato prodotti per l’infanzia anche Lactalis, Danone e, in Italia, Granarolo

Le morti sospette

Nonostante l’ampiezza del richiamo, inizialmente sembrava che non ci fossero casi di malesseri riconducibili al consumo di latte formula contaminato da cereulide. Una volta scoppiata l’allerta però sono partite le indagini su due morti sospette avvenute in Francia: si tratta di un bambino nato il 25 dicembre e deceduto l’8 gennaio, e di una bambina di 27 giorni morta il 23 dicembre, riferisce Le Monde. Entrambi avevano bevuto latte artificiale prodotto da Nestlé e appartenente ai lotti richiamati. Al momento, però, non è stato ancora provato alcun nesso causale tra le morti e il latte oggetto dell’allerta. Le indagini sono ancora in corso.

A destare scandalo, oltre alle dimensioni dell’allerta, sono i ritardi. Come denuncia l’associazione europea foodwatch, Nestlé era a conoscenza della contaminazione già all’inizio di dicembre, ma si è limitata a effettuare singoli richiami in alcuni Paesi, nonostante l’ingrediente contaminato fosse utilizzato da quattro impianti produttivi della multinazionale. La reale ampiezza dell’allerta è diventata di dominio pubblico soltanto a gennaio, quando è stata resa nota anche la fonte della contaminazione. Solo a questo punto sono scattati i richiami precauzionali di Lactalis, Danone, Granarolo e altre aziende che utilizzavano lo stesso ingrediente. È lecito chiedersi: come sarebbero andate le cose se l’allerta fosse partita prima?

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Nestlé, Fotolia

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