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La bufala delle aranciate con il 20% di succo è finita: dopo 4 anni stop al finto decreto. Il Ministero ammette il flop ma nessuno lo scrive

party foodIl 3 luglio scorso, la Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione ha diffuso una nota in cui afferma che l’incremento dal 12 al 20% di succo di frutta naturale nelle bevande analcoliche a base di frutta è inapplicabile (il cosiddetto “decreto Balduzzi” articolo 8, comma 16 e 16bis del decreto legge n. 158/2012).

 

Il tentativo di obbligare i produttori italiani ad aggiungere alle bibite almeno il 20% di succo di frutta, al contrario di quanto accade nel resto dell’Unione Europea, è fallito, e con esso sono naufragate le polemiche sui “succhi di frutta senza frutta” lanciate periodicamente dalla stampa nazionale, solleticata dai comunicati di Coldiretti. È fallito anche l’obbligo per i produttori di bibite gassate con nomi di fantasia di aggiungere comunque il 20% di succo anche se l’etichetta non fa alcun riferimento alla frutta.

 

arance frutta agrumi 173777151Riassume bene i fatti Alfredo Clerici in un articolo del novembre 2012 su Newsfood precisando che il decreto conteneva due modifiche rispetto alla normativa precedente (vedi allegato):

1. le bibite analcoliche gassate e non gassate vendute con il nome di uno o più frutti o con denominazioni che si richiamano alla frutta (aranciata, limonata, cedrata…) avrebbero dovuto contenere almeno il 20% di succo naturale.

2. le bibite con nomi di fantasia (e quindi non le aranciate), comprese quelle che utilizzavano coloranti che dovevano contenere almeno il 12% di succo, secondo il nuovo schema devono arrivare al 20%.

 

soda bibite bevande 56568929Più volte, in questi anni, si era tentato di abrogare la disposizione perché in aperto contrasto con le leggi comunitarie, e inoltre costituiva una barriera alla vendita e all’esportazione delle bibite italiane rispetto a quelle vendute dagli altri paesi. Anche le associazioni di categoria Assobibe e Mineracqua avevano sottolineato le criticità della norma per le aziende e l’inutilità del provvedimento dal punto di vista della salute del consumatore. La proposta veniva liquidata come l’ennesima tassa occulta che avrebbe fortemente limitato la produzione e la competitività. Le due associazioni evidenziavano che l’innalzamento del contenuto in succo del 67% (dal 12 al 20%) avrebbe potuto avere come conseguenza la necessità di incrementare la quantità di zucchero, in contrasto con quanto chiesto dalle autorità sanitarie per contrastare l’aumento di peso e l’obesità. Infine, sarebbero aumentati anche i costi alla produzione e di conseguenza  per il consumatore.

 

Dopo mesi di dibattito con i giornali schierati unanimemente a favore di una norma assurda in aperto contrasto con le normative europee, il castello di carte costruito in modo artificioso è crollato. Per la precisione va detto che il regolamento europeo permette a qualsiasi azienda di produrre bibite con il 20-30-40%… di succo. Non esistono limitazioni in questo senso, basta scriverlo in etichetta.

 

succo spremuta arancia 160118599Resta l’amaro in bocca nel rileggere i titoli di molti quotidiani che negli ultimi anni  sulla faccenda  delle “aranciate senza arancia” hanno sprecato fiumi di inchiostro, riuscendo ad imbastire una campagna stampa su un falso argomento, evitando di fornire al lettore i necessari elementi di giudizio. La vicenda – come dice Clerici  in una nota di allora “è stata giocata sull’impatto di titoli vergognosi per articoli tutti uguali che riportano in modo acritico i comunicati stampa di Coldiretti”.  Basta leggerli per rendersene conto: “Prodotti “taroccati a tavola”… arriva l’aranciata senza arancia” La Repubblica; “Consumatori: “Attenti, arriva l’aranciata senza arance” Corriere della sera; “L’aranciata perde il succo, il vino non ha l’uva. I trucchi UE sulle tavole italiane” Panorama.it. Adesso dopo qualche anno tutto è rientrato ma nessuno lo scrive.

 

Agnese Codignola

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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7 Commenti

  1. Il fatto che sia contro le normative europee, e badi bene solo perché secondo la Commissione limita il libero commercio, non vuol dire che il provvedimento non fosse giusto e buono.

    • Roberto La Pira

      Il provvedimento non sarebbe mai stato accettato in sede Ue e questo lo sapevano benissimo gli addetti ai lavori, i politici e Coldiretti che però hanno preferito lanciare la notizia. È già successo per l’origien dell’olio di oliva per l’indicazione obbligatoria delle materie prime ecc. Un gioco già collaudato che però funziona sempre.

  2. La norma sarebbe stata applicata solo in Italia e per i produttori o multinazionali (vedi Coca Cola) con stabilimenti in Italia. E’ chiaro che le multinazionali avrebbero potuto vendere in Italia le bottiglie con il 12% se prodotte in Polonia per esempio ma non per quelle prodotte in Italia. E qui è nato il caso. La UE ha giudicato più importate tutelare la multinazionale, che il diritto dei cittadini italiani ad avere un prodotto di maggiore qualità.

  3. Quando la finiremo coi proclami filocoldirettiani, la creduloneria popolare, la diffamazione della stampa, la politicanteria arraffa-voti e le accuse dei quisque de populo al primo comparto industriale nazionale (tenendo conto la progressiva dipartita di FIAT e le comparto metalmeccanico dal Paese), senza essere mossi da stolte finalità quale quella di prefigurare un’Italia che produce materie prime per tutti ed è migliore degli altri Paesi europei perchè impiega il 20% di succo o introduce l’origine in etichetta. Come si fa a non rendersi conto che le multinazionali, piuttosto che stravolgere la propria ricetta o – cosa ancora più astratta e ridicola – implementare l’utilizzo di materia prima nazionale, avrebbero più facilmente e volentieri chiuso stabilimenti italiani, spostato le produzioni altrove e introdotto comunque i loro prodotti da altri Paesi UE lasciando l’italia a giocare col suo ennesimo stupido giocattolo normativo? Le esternazioni del Direttore La Pira non possono che qualificarsi in tal caso quale frutto di un giornalismo illuminato ed obiettivo, scevro da fallaci e illusorie ideologie!

  4. … probabilmente non ho capito io il succo della vicenda, ma se acquisto un “drink” analcolico alla frutta (aranciata, limonata, ecc) sono cosciente del fatto che questo sia un prodotto derivato dalla frutta, già diluito con acqua, succo, polpa, aromi, coloranti ecc ecc. e in questo caso poco mi importa de la parcentuale sia 8%, il 20% o il 70%, perchè so che si tratta di qualcosa che contiene la frutto per un semplice “gusto”.

    Se invece ho bisogno di bere il succo di un frutto, come alimento che completa la mia dieta (anzichè mangiarne il frutto ad esempio, per praticità) o somplicemente per gusto, compero solo il succo 100% di frutta, poi a casa me lo diluisco con acqua secondo il mio gusto (non bevo mai succo puro perchè troppo zuccherino).

    E’ ipocrita impedire ad un’azienda di usare una tal ricetta, e non guidare i consumatori a questa semplice consapevolezza… i primi sono drinks, derivati, i secondi sono succhi, ovvero materie prime!

  5. La solita COLDIRETTI !! tanto rumore per nulla. Bisogna pensare prima di parlare !!