Home / Lettere / Cracker TUC: l’etichetta mi ha ingannato, sostiene una lettrice. Solo il 3% di olio di oliva. L’avvocato Dario Dongo risponde

Cracker TUC: l’etichetta mi ha ingannato, sostiene una lettrice. Solo il 3% di olio di oliva. L’avvocato Dario Dongo risponde

tuc erbe aromatiche crackerIeri ho acquistato una confezione di cracker TUC, attirata dalle diciture sul pacchetto: “con olio d’oliva, rosmarino ed erbe aromatiche” e “Cotti al forno”, che mi hanno indotto a ipotizzare si trattasse di un prodotto dieteticamente equilibrato. Ottimi al gusto, devo dire, ma dopo averli consumati mi viene un dubbio e vado a leggere l’elenco degli ingredienti e trovo questa composizione:

Ingredienti: Farina di FRUMENTO 83,7%, grasso di palma, zucchero, agenti lievitanti (carbonati di ammonio, fosfati di calcio, carbonati di sodio), olio di oliva 3%, sale, sciroppo di glucosio-fruttosio, farina di malto d’ORZO, miscela di erbe aromatiche disidratate 0,4%, rosmarino disidratato 0,1%, spinaci disidratati.

Poiché non di tutti gli ingredienti è segnalata la percentuale ho cercato di capire in che proporzione questo sia presente l’olio di palma. Facendo calcoli approssimativi la somma delle percentuali espresse per gli ingredienti è 87,2. Si può lecitamente prevedere che i mancanti 12,8% siano da attribuire per una buona percentuale al grasso di palma e la rimanente quota in misura minore a zucchero, agenti lievitanti, sale, sciroppo di glucosio-fruttosio, farina di malto d’orzo. Si può quindi lecitamente dedurre che l’olio di palma costituisca il grasso principale dei cracker. Mi domando a questo punto se la scritta sulla confezione che evidenzia la presenza di olio di oliva non costituisca pubblicità ingannevole.

Riportiamo il parere dell’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare

Oltre all’olio di oliva i TUC hanno anche l’olio di palma

L’etichetta in esame rappresenta un esempio di violazione delle pratiche leali di informazione prescritte dal regolamento UE 1169/11 all’articolo 7. Le quali comportano il divieto, per l’operatore responsabile, di indurre in errore i consumatori “per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione”.

L’evidenza sul fronte della confezione dei TUC di un ingrediente quale l’olio d’oliva potrebbe indurre il consumatore a credere che esso sia l’unico grasso impiegato, a prescindere dal fatto che nella lista ingredienti posizionata sul retro sia invece riportata la presenza di altri grassi come l’olio di palma. L’etichetta va infatti considerata nel suo complesso, tenuto conto del posizionamento e della prominenza delle varie diciture e delle immagini, per valutare la correttezza dell’informazione proposta al consumatore.

Il rispetto formale delle norme sull’indicazione quantitativa dell’ingrediente caratterizzante (di cui all’articolo 22 del reg. UE 1169/11) non è quindi sufficiente a risolvere il vizio sostanziale della presentazione del prodotto al consumatore. In applicazione del decreto legislativo 231/2017 che reca sanzioni per la violazione delle norme di cui al regolamento UE 1169/11, in vigore dal 9.5.18 – tale condotta dovrebbe venire punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 a 24.000 euro. Una pena tutt’altro che deterrente, è chiaro.

La questione merita perciò l’analisi dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (nota in Italia come Antitrust). La quale, in applicazione del Codice del consumo (d.lgs. 206/05, potrebbe irrogare una sanzione ben più cospicua

Dario Dongo, FARE (info@fare.email)

gift dario dongo

logo-fare

 

 

 

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264
indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

Guarda qui

yerba mate erba te

Mate biologico: in Europa si può vendere l’erba importata dal Sud America con il marchio? Risponde Pinton di Assobio

Vi scrivo da un’azienda tedesca che si occupa di import-export di tè e tisane. Ultimamente …

6 Commenti

  1. La dicitura “con olio d’Oliva” è legale i crackers contengono Olio d’oliva
    Invece che “all’olio d’oliva” che rappresenterebbe l’unico olio presente
    🙁 eh si bell’inganno per la gente che non legge bene la composizione

  2. Equivoci a norma di legge?!
    Quando la forma è normata ma la sostanza è ingannatoria.

  3. Morale: non facciamoci abbindolare dalle scritte grandi, leggiamo SEMPRE l’elenco degli ingredienti.
    Inoltre, teniamo presente che la semplice dicitura “olio d’oliva” indica comunque un olio di bassa qualità, non certo extravergine, altrimenti quest’ultima caratteristica sarebbe messa bene in evidenza. Cerchiamo quindi i prodotti nella cui confezione è specificato “olio d’oliva extravergine”. (E’ utile ricordarlo anche quando si acquista il tonno in scatola o altri prodotti sott’olio.)

  4. Giovanni Parma

    Ovviamente la confezione con quella dicitura è stata fatta appositamente e chiaramente per trarre in inganno. Mi ricordo di averla trovata anche io al supermercato ma, siccome leggo sempre tutti gli ingredienti di qualsiasi cosa che compro, ho rimesso prontamente quei cracker sullo scaffale.

  5. Purtroppo sono “allergico” all’olio di palma oltre che alla frutta a guscio e cacao.

    Prima che l’olio venisse,per legge , dichiarato in etichetta, avevo grandi problemi con svariati prodotti e molte difficoltà a capire cosa mi facesse male, tra cui i TUC (i miei preferiti erano quelli al bacon) ed ho sperato più volte che anche la saiwa abbandonasse tale ingrediente a favore di qualcosa di più salutare.

    Ho imparato a leggere le etichette di TUTTI i prodotti che acquisto OGNI VOLTA che lo faccio, anche se lo stesso prodotto l’ho comprato il giorno prima ed ho capito che moltissima gente ha la brutta abitudine di fermarsi al “Nome” salvo poi avere brutte sorprese 🙂

  6. Da tempo faccio le foto a decine di prodotti che hanno questo tipo di inganno commerciale che reputo gravissimo perché alla lunga potrebbe nuocere alle persone.
    Un esempio eclatante sono i cornetti bauli ai 5 cereali scritto a caratteri cubitali sulla confezione facendo intendere il vantaggio che si ha nel mangiare questa varietà di cereali, quando poi in realtà la percentuale totale di questi è un misero 2,5%. Clamoroso e offensivo perché ho visto mamme dire prendiamo questi che fanno bene!!. Farina raffinata di chi sà quale provenienza, zucchero, grassi e altri dolcificanti vari un unghia di 5 cereali (quantità su un cornetto)… fanno bene??!