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Wurstel Carrefour o Wuber? Difficile giudicare la qualità e confrontare i prodotti: la ricetta è segreta

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In Italia non esistono normative specifiche sui wurstel ma solo norme di carattere generale

Il 30% delle persone quando compra i wurstel sceglie il marchio del supermercato perchè costa poco. Secondo i dati più recenti il listino risulta inferiore del 17% rispetto alle marche leader di mercato (*). Il Fatto Alimentare ha fatto un confronto tra il Salumificio F.lli Beretta, azienda leader nella produzione dei wurstel di puro suino e proprietaria dei marchi Wuber, Wuberone e Beretta, con i wurstel firmati dalla catena di supermercati Carrefour.

 

Il paragone tra prodotti delle catene di supermercati e quelli di marca non è facile, perchè mancano gli strumenti reali e diretti per giudicare la qualità di ciò che si acquista. L’unico appiglio resta la lettura degli ingredienti e il piacere sensoriale che si prova al momento del consumo.

 

In questo caso abbiamo messo a confronto i wurstel Wuber “Gli Originali di puro suino”, nella confezione da 100g (4 pezzi), con l’equivalente prodotto Carrefour, che risulta realizzato dalla medesima azienda (F.lli Beretta) nello stesso stabilimento di Medolago (BG) (vedi tabella).

 

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Il Salumificio F.lli Beretta confeziona anche i wurstel firmati Carrefour

Le difficoltà di valutazione derivano dall’assenza di leggi specifiche sui wurstel che devono rispondere solo a norme di carattere generale. Per questo motivo anche insaccati apparentemente uguali in base agli ingredienti dichiarati in etichetta, possono risultare diversi, per la qualità della carne utilizzata o per il mix di aromi. Nel caso dei wurstel Wuber e Carrefour gli ingredienti riportati in etichetta sono gli stessi. C’è di più: la percentuale di carne di suino utilizzata è identica così come i valori nutrizionali e le indicazioni acessorie (wurstel pastorizzati, senza pelle e senza polifosfati aggiunti).

 

 

Abbiamo chiesto chiarimenti sugli ingredienti utilizzati al Salumificio F.lli Beretta e a Carrefour ma le risposte sono state deludenti. Beretta sostiene che nei contratti/capitolati stipulati con le insegne dei supermercati viene espressamente specificata la non divulgabilità delle informazioni contenute. L’azienda ha però voluto sottolineare che le ricette utilizzate per la produzione non sono necessariamente uguali. Questi misteri lasciano perplessi, perchè i segreti industriali non sono certo collegati a qualche notizia di carattere meceologico. Sapere quali parti del maiale e quali muscoli vengono utilizzati è un elemento importante per valutare la qualità. In assenza di elementi concreti per capire le evetuali diversità, la sensazione è di avere di fronte wurstel molto simili, quasi uguali, con una sola importante differenza il prezzo. Il listino sullo scaffale indica 1,09 euro per  Wuber e 0,58 euro per Carrefour. Anche considerando le maggiori spese di distribuzione, marketing e pubblicità risulta difficile spiegare un incremento di prezzo pari a quasi il doppio.

 

*I wurstel di puro suino corrispondono circa al 37% delle vendite, mentre il 49% è dei wurstel avicunicoli (volatili e conigli).

 

Claudio Troiani

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Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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