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La food blogger statunitense Vani Hari è la dodicesima persona più influente su Internet, secondo il Time

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La trentacinquenne food blogger statunitense Vani Hari, nota come Food Babe dal nome del suo sito, è la dodicesima persona più influente su Internet

La trentacinquenne food blogger statunitense Vani Hari, nota come Food Babe dal nome del suo sito, è la dodicesima persona più influente su Internet, a livello mondiale, secondo la classifica stilata dal Time. Food Babe si occupa di indagini su etichette e composizione di prodotti alimentari, e promuove petizioni online che hanno un forte impatto, grazie ai 54 milioni di visite registrate lo scorso anno e allo stile aggressivo delle sue campagne, che le hanno attirato accuse di allarmismo ingiustificato.

 

Nel febbraio dello scorso anno, dopo che una petizione lanciata da Food Babe aveva raccolto cinquantamila firme in poche ore, la catena di fast food Subway ha annunciato che avrebbe eliminato dai propri panini l’azodicarbonamide, un additivo chimico potenzialmente dannoso e utilizzato da molti ristoranti e produttori per rendere il pane confezionato più morbido e migliorarne la struttura.

L’azodicarbonamide è un composto chimico utilizzato anche nel settore della plastica, ad esempio nei tappetini per lo yoga o nelle scarpe, e durante la sua produzione può interferire con la normale funzionalità delle vie respiratorie, provocando asma e allergie. L’uso dell’azodicarbonamide come additivo alimentare è vietato in Europa e in Australia, mentre è consentito negli Stati Uniti e in Canada, con un limite di 45 milligrammi per kg.

 

food babe Vani Hari
Le petizioni di Vani Hari raccolgono molto consenso e influenzano le aziende

Lo scorso giugno, Anheuser-Busch e MillerCoors, i due maggiori produttori americani di birra, hanno iniziato a mettere sui propri siti gli ingredienti sino ad allora segreti delle proprie birre, partendo dai marchi più noti, come Budweiser e Bud Light. Una decisione presa dopo che una petizione lanciata da Food Babe aveva raccolto più di 43 mila firme in ventiquattro ore. Vani Hari aveva scoperto che oltre agli ingredienti classici – malto, luppolo e lievito – nelle birre, specialmente quelle americane, se ne possono trovare molti altri, usati per schiarire, stabilizzare, preservare, migliorare il colore e il sapore della birra. Molti di questi, si leggeva nella petizione, “sono allergeni o possono essere dannosi. I consumatori hanno diritto di sapere cosa bevono”.

 

Lo scorso mese, Food Babe ha lanciato una petizione che chiedeva a Kellogg’s e a General Mills di eliminare da tutti i cereali per la colazione venduti in Nord America un antiossidante sintetico controverso, il BHT (butilidrossitoluolo), come hanno già fatto in altri Stati e in Europa (leggi articolo). Poche ore dopo, pur negando ogni connessione con il lancio della petizione, Kellogg’s ha dichiarato che sta testando con impegno alternative naturali e General Mills ha affermato di essere a buon punto nel processo di sostituzione dell’additivo.

Le due compagnie hanno dichiarato che la sostituzione del BHT non è motivata da ragioni di sicurezza, dal momento che questo antiossidante è autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA). La petizione di Food Babe, al contrario, sostiene che la sicurezza del BHT non è dimostrata, dato che in alcuni studi sugli animali è collegato ai tumori ed è un interferente endocrino.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: Foodbabe.com

 

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