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Uova alla diossina in Lombardia: nessun allarme per i consumatori. Si tratta di allevamenti privati completamente separati dal circuito commerciale

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Titoli allarmistici sulle uova alla diossina per una rilevazione condotta dal Ministero della salute in 57 siti inquinati

Nei giorni dello scandalo sulla “terra del fuoco” con decine di chilometri di terreni e falde acquifere nell’area di Napoli contaminate da veleni industriali, rivelata dal settimanale l’Espresso, in Lombardia spuntano titoli allarmistici per una rilevazione condotta dal  Ministero della salute in 57 siti inquinati. Molte testate e blog hanno riportato notizie formalmente corrette, ma  fuorvianti. Su alcuni si legge che il 76% degli allevamenti lombardi è inquinato, e le uova sono piene di diossina. La vicenda è un po’ diversa.

 

Andiamo con ordine. Il Ministero della salute nell’ambito di un piano triennale, ha avviato un’ispezione  su aree già note a causa di pregresse contaminazioni industriali, per verificarne lo stato. I siti sono  57 e, tra questi, 7 sono localizzati in Lombardia (Sesto San Giovanni, Monza, Cerro al Lambro, Mantova e hinterland, Milano e dintorni). Tra le analisi di routine c’è anche un sopralluogo presso alcuni allevamenti non industriali di galline, che producono uova destinate all’autoconsumo e quindi completamente separate da qualunque forma di commercio al dettaglio o all’ingrosso.

 

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La diossina è stata trovata in alcuni allevamenti non industriali di galline, che producono uova destinate all’autoconsumo

La notizia che in 23 di questi piccoli allevamenti sui 30 analizzati (pari al 76% ) siano stati riscontrati elevati livelli di diossina e pcb nelle uova (superiori a 5 picogrammi per ogni grammo di grasso fissati dalla normativa europea) non dovrebbe destare scalpore, trattandosi di animali che vivono stabilmente su aree contaminate.  Si tratta di risultati analoghi a quelli riscontrati   nel corso di una precedente tornata di analisi del 2001. Adesso la situazione sembra in lieve miglioramento, fermo restando che devono ancora essere analizzati campioni  prelevati nelle zone di Milano Bovisa, Pioltello-Rodano e Brescia-Caffaro (i dati definitivi saranno  a disposizione nel 2014).

 

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I consumatori possono stare tranquilli queste uova con la diossina non rientrano nel circuito commerciale dei supermercati e neppure nei mercati locali

Secondo gli esperti che hanno condotto le analisi, la contaminazione in parte proviene da fonti diverse dai terreni, come ad esempio i contenitori di latta e le taniche in cui viene messo il mangime, spesso ricavati da contenitori di vernici e  i roghi nelle fattorie, oltre alla presenza di pneumatici nei pollai e nelle aie. Il monitoraggio e le azioni di contenimento previste sono comunque in pieno svolgimento.

 

«I consumatori possono stare tranquilli – ribadisce Maurizia Domenichini della Direzione generale dell’Assessorato alla sanità della Regione Lombardia – queste uova non rientrano nel circuito commerciale dei supermercati e neppure nei mercati locali, ma sono consumate da chi alleva le galline, quindi non c’è nessun pericolo». Nelle fattorie dove sono state rilevate irregolarità è stata avviato il previsto piano di educazione degli allevatori, nonché la sospensione del consumo di uova per 120 giorni. I consumatori che abitualmente acquistano  direttamente dai produttori  devono verificare se l’allevamento dispone di  un’autorizzato alla vendita al pubblico  delle  uova e, soprattutto, se l’azienda agricola risiede in una zona a elevato inquinamento industriale.

Agnese Codignola

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

 

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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2 Commenti

  1. Avatar

    Nel bresciano la fonte di diossina, ma mancano ancora i dati ufficiali, sembra essere l’acciaieria , la stessa che seppellì 7 metri di scorie sotto 2 metri di terra in un campo coltivato li vicino. L’azienda, ma per altri motivi, ha subito un provvedimento di fermo il 25 giugno 2013, con i sigilli nel settore scorie. Alcuni dei piccoli produttori con le uova contaminate sono proprio di Ospitaletto di Brescia. Penso che la fonte di diossina vada identificata con precisione, per esperienza so che non è semplice (occorre considerare i venti prevalenti, il plume dei fumi di tutte le industrie che diffondono in atmosfera ecc..)e in Lombardia ce ne sono sin troppe. Dubito dei roghi occasionali (a meno che non si brucino davvero pneumatici).

  2. Avatar
    Alberto Mantovani

    La maggiore vulnerabilità alla contaminazione da diossine delle uova da allevamenti a terra è un fatto comprovato dalla letteratura scientifica, proprio perché è un allevamento meno “artificiale” e più a contatto con l’ambiente.
    Bene si fa a non creare il panico, ma da qui a dire che “non c’è rischio” ce ne corre: l’esposizione a diossina dei consumatori di prodotti locali esiste e va gestita, e comunque il rilievo di livelli inattesi di diossine nelle uova è un indicatore di problemi nella qualità ambientale e/o nella gestione dell’azienda agricola. Giustamente, infatti, vengono prese delle misure per gestire il rischio e informare allevatori e consumatori.