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Uova da galline allevate a terra, in batteria o bio? I dubbi di una lettrice e la risposta dell’azienda Fratelli Palladino

Al supermercato si può scegliere tra diverse tipologie di uova, anche all’interno dell’offerta di una stessa marca, ma qualcuno non è sicuro di acquistare il prodotto indicato in etichetta. Pubblichiamo di seguito i dubbi di una nostra lettrice e la risposta dell’azienda.

Vi scrivo per segnalarvi quella che mi sembra un’anomalia; l’azienda Fratelli Palladino di Guarene (CN) produce e vende uova di ogni tipo: da galline allevate a terra, in gabbia, biologiche… il prezzo varia, ma è possibile che la stessa azienda, peraltro molto diffusa nei supermercati, riesca a produrre tutti questi vari tipi di uova? Daniela

Di seguito la risposta della Cooperativa Agricola Palladino.

La nostra società (come risulta dalle etichette applicate alle confezioni) è una cooperativa di aziende agricole che svolgono attività di allevamento galline e conseguente produzione di uova da consumo. I soci conferiscono in cooperativa le uova prodotte dalle galline da loro allevate nei modi previsti dai disciplinari e dalle normative sanitarie. Alcuni soci allevano galline a terra, altri in batteria, altri con la tecnica del free range e altri ancora con alimenti biologici e ognuno di essi lo fa con dedizione e consapevolezza di essere il punto di forza del sistema produttivo.

La cooperativa, come previsto dal suo statuto, svolge la sua attività tipica che è quella di raccogliere le uova prodotte dai soci, selezionarle, confezionarle e curarne la distribuzione al consumo. I soci, attraverso il conferimento in cooperativa, riescono a valorizzare le tipicità e le caratteristiche delle loro produzioni. Mentre la cooperativa, avendo a disposizione un’ampia gamma di uova prodotte da allevatori specializzati nelle diverse tecniche di allevamento (a terra, in batteria, free range, biologiche), riesce ad avere maggior forza commerciale per affrontare il sempre più difficile mercato della grande distribuzione.

Eggs and spinach uova
La cooperativa raccoglie le uova prodotte dai soci, le seleziona, le confeziona e ne cura la distribuzione

Tutte le procedure seguite, dall’allevamento, al trasporto, dalla deposizione alla lavorazione delle uova, sono inserite nel Manuale di autocontrollo in accordo alla normativa vigente e con l’applicazione di specifiche norme.
Le fasi di tutto il processo produttivo e la costante formazione dei collaboratori, a partire dall’allevamento fino alla lavorazione, vengono seguite attraverso sistemi informatici in grado di garantire la tracciabilità dei nostri prodotti e la netta suddivisione di ogni tipologia di allevamento. Il processo di digitalizzazione e informatizzazione assicura la completa tracciabilità del prodotto a partire dalla deposizione dell’uovo per terminare con il riconoscimento dei singoli lotti fino allo scaffale di vendita. Il sistema di autocontrollo qualitativo sovraintende a tutte le operazioni di lavorazione, secondo elevati standard di valutazione. Sperando di essere stati esaustivi nel colmare i suoi dubbi, la salutiamo cordialmente

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

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    Non soltanto la risposta non è “esaustiva” ma non ha fugato alcun dubbio. Plausibile un unico modo per dimostrare il rispetto dei disciplinari e delle norme sanitarie di allevamento delle galline e della produzione di uova: contrassegnare le uova prima che vengano conferite alla cooperativa e dopo essere state analizzate a compione ogni giorno sul luogo di deposizione; rendere ispezionabile la filiera oltre che agli organismi di controllo anche ai consumatori ed alle organizzazioni internazionali di protezione degli animali allevati per scopo alimentare, in qualsiasi momento, senza preavviso. Pragmatismo non capziosità. Attendo adesione alle richieste. Grazie

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      PROBABILMENTE LEI NON CONOSCE LE NORME PER QUANTO RIGUARDA IL BENESSERE ANIMALI. NEGLI ALLEVAMENTI DI GALLINE OVAIOLE, COME DEL RESTO DI OGNI ALTRO TIPO DI ANIMALI, E SEVERAMENTE CONSIGLIATO IL CONTIGENTAMENTO DELLE VISITE PER TUTELARE LA SALUTE DEGLI ANIMALI E DELLE MALATTIE CHE SI POSSONO PORTARE FACENDO VISITA NEGLI ALLEVAMENTI. VI E UNA PROCEDURA DA SEGUIRE OGNI QUALVOLTA SI ACCEDA AGLI ALLEVAMENTI, E QUESTO LO DEVE FARE SEMPRE IL PERSONALE IMPIEGATO, SI IMMAGINI A FARE ENTRARE DECINE DI CONSUMATORI A FAR VISITA A DEGLI ANIMALI. FARE UN CAMPIONE OGNI GIORNO DIVENTA ONEROSO SOTTO TANTI PUNTI DI VISTA, LEI E DISPOSTO A PAGARE ANCHE QUESTI COSTI AGGIUNTIVI? A LIVELLO NAZIONALE VI E GIA UNA NORMA CHE DISCIPLINA LE CADENZE E L’OPERATIVITA’ DEI CAMPIONAMENTI DA EFFETTUARE. PERCHE SI TENDE SEMPRE A CHIEDERE COSE IN PIU, MA QUANDO E’ ORA SI SCEGLIE SEMPRE IL PRODOTTO MENO COSTOSO! QUINDI A PARTE LE SUE UTOPIE PROVI A PENSARE CHE LA GENTE LAVORA CON LA COSCIENZA DI DISTRIBUIRE PRODOTTI CHE FINISCONO SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI, E PER FORTUNA LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI OPERATORI LAVORA CORRETTAMENTE E SECONDO LE NORMATIVE DI LEGGE.

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    Sperando nella correttezza delle ditte, da tanti anni usiamo solo le uova bio, per le galline e per noi !

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    Dal mio punto di vista, invece, la risposta dell’azienda è esaustiva.
    La normativa prevede che “la classificazione, l’imballaggio e l’etichettatura delle uova sono effettuati solo dai centri di imballaggio” autorizzati.
    Fermo restando che l’azienda agricola che esercita l’allevamento di galline ovaiole può senz’altro dotarsi di un proprio centro d’imballaggio riconosciuto ai sensi del Reg. (CE) n. 853/04 applicando la marchiatura prevista dai Regolamenti (CE) n. 1234/2007 e n. 589/2008 per la loro successiva commercializzazione, quando sia di ridotte dimensioni e ritenga l’investimento ingiustificato (è tutta roba che va pagata) o per altre scelte aziendali (magari preferisce investire nell’ampliamento dell’allevamento) può benissimo conferire le uova non marchiate a un centro d’imballaggio o all’industria alimentare, che dovrà garantire tracciabilità e quant’altro.
    Proprio come i viticoltori conferiscono le uve alle cantine sociali (che realizzano non un paio di calici, ma il 75% dei volumi di vino prodotti a livello nazionale) anziché investire nella realizzazione di propri impianti di cantina, così molti allevatori di ovaiole ritengono più economicamente sostenibile diventare proprietari di una piccola quota di un centro d’imballaggio cooperativo.
    Non c’è nulla di male, anzi: la nostra costituzione indica che “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”. Collaborazione e cooperazione tra aziende sono buona cosa.
    La puntuale verifica di registrazioni, tracciabilità e bilanci di massa di centri di confezionamento privati e cooperativi è regolarmente attuata dagli organismi di controllo e da quelli di vigilanza come, se vorrà, potrà confermare qualsiasi veterinario in essi impegnato .

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    Non mi interessa alcuna formale normativa. Pensate a quelle povere bestie chiuse nei capannoni nelle gabbie con spazio limitato oppure a migliaia per terra, sempre al chiuso. Ma cosa mangiamo?

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    Per quanto possa contare, anche a mio avviso la risposta dell’azienda è assolutamente esaustiva. Poi, se il punto di partenza (SBAGLIATO!!) è sempre quello che tutti gli operatori sono disonesti, allora, non c’è discussione che tenga!