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La sugar tax nel Regno Unito funziona: quasi il 30% di zucchero in meno nelle bibite. Ma aumenta il numero di prodotti dolci sul mercato

bibite zuccherateNel Regno Unito la sugar tax, introdotta nel 2017, sta funzionando. Diverse aziende hanno iniziato a modificare le ricette spontaneamente, e il livello di zuccheri nelle bibite dolci è sceso di poco meno del 29%. Eppure la diminuzione assoluta dello zucchero consumato da ogni inglese è piccola, pari al 2,9%, un valore ben lontano dalle speranze delle autorità sanitarie. E, come se non bastasse, il quantitativo di zucchero immesso nel mercato è in crescita. 

L’allarme per l’andamento della grande campagna pubblica lanciata nel 2017, che prevedeva una riduzione del consumo del 20% entro il 2020, giunge dall’ultimo rapporto di Public Health England, che fa il punto su quella che chiama la sostanza pura, bianca e letale.

La tassa prevede un sovrapprezzo di 18 centesimi per concentrazioni di zucchero superiori a 5 grammi su 100 ml, e di 24 centesimi per bibite che abbiano 8 o più grammi in 100 ml. Per essere al di sotto di tali soglie, diversi produttori hanno modificato la composizione di alcuni soft drink (tra i quali, per esempio, la Fanta), e i risultati si vedono. Il contenuto medio di zucchero nelle bevande è sceso del 28,8%, e anche in altre categorie il mercato si sta muovendo. Per esempio, negli yogurt e nei formaggi freschi c’è stata una riduzione media del 10,3%, nei cereali per la prima colazione dell’8,5%, nei dolci del 4,8% e nelle salse e nelle creme dolci del 4,6%. Anche nel cioccolato c’è stato un lievissimo calo, dello 0,3%, e lo stesso nei gelati (-0,3%) e nei biscotti (-0,6%). 

Tuttavia, molto resta da fare. Tantissime aziende non si sono dimostrate disposte a diminuire la quantità di  zucchero, altre lo hanno addirittura aumentato (nelle caramelle e nella confetteria in media si è registrato un incremento dello 0,6%, nei budini e nei dolci freddi dello 0,5%). 

milkshake
In Gran Bretagna, la sugar tax ha fatto diminuire il contenuto di zucchero delle bibite, ma aumenta il numero di prodotti zuccherati disponibili sul mercato

Nel complesso, considerando le bevande, sono state vendute 30 mila tonnellate di zucchero in meno, per un totale di 5 miliardi di calorie. Ma valutando il consumo globale, le tonnellate di zucchero presenti nei cibi in vendita nei supermercati sono lievitate da 723 mila del 2015 a 743 mila del 2018. È come se ogni inglese avesse aumentato il proprio apporto annuale di zucchero dello 0,5% rispetto al periodo precedente il 2015. 

Ciò sarebbe dovuto soprattutto all’introduzione di nuovi prodotti pieni di zucchero come milkshake e nuovi gelati, e all’aumento dell’offerta di alimenti dolci in genere, nonché alla presenza di zucchero in numerosissimi cibi salati o non esplicitamente dolci.

I  dati confermano l’efficacia della tassa sulle bibite zuccherate e ne suggeriscono l’estensione ad altre tipologie di alimenti, ma segnalano anche una situazione generalmente preoccupante. La British Medical Association, Action on Sugar, il Royal College of Paediatrics and Child Health e altre associazioni e centri di ricerca chiedono al governo di fare di più per ridurre i consumi di zucchero. Una proposta è trasformare l’invito a diminuire la quantità di zucchero un obbligo di legge, almeno per le bibite e il cibo destinato ai bambini e che sia vietato produrre alimenti e bevande con una concentrazione di zuccheri superiore a certi limiti.  Tuttavia Boris Johnson, finora, è andato in direzione opposta, prendendo le distanze dalle richieste di alcuni dipartimenti di salute, come quella di introdurre una tassa sui milkshake, e dichiarandosi apertamente contrario a questo tipo di tasse di scopo, che sarebbero inutili, nonostante i numeri dicano il contrario.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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6 Commenti

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    Complimenti ! Il governo italiano Vi ha già preso in parola, il premier ha dichiarato fattibile la tassazione di bevande zuccherate e merendine, i soldi serviranno a ridurre o scongiurare l’aumento dell’IVA, non certo a fare educazione alimentare.

    Siccome il governo italiano è sempre in cerca di soldi, si accettano consigli…
    Vogliano inventare una nuova tassa sui grassi ??

    • Avatar

      Beh Massimo, mi auguro che almeno qualcuno in questo ennesimo brillante governo si sia reso conto che basta che i produttori riformulino i prodotti (come già è successo altrove, vedi articolo) per far sparire gli introiti di questa tassa. E a quel punto addio programmi di educazione (che non vedranno mai la luce comunque).

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    Mah, se il consumo di zucchero pro-capite è aumentato, affermare che la sugar tax funziona mi sembra un tantino ottimistico…

  3. Avatar
    Giovanni Gozzi

    Fra una cofettura con il micidiale saccarosio e quella con sciroppo di sorbitolo, steviosidi e edulcoranti vari continuerò sempre a preferire la prima formulazione. Lo zucchero ha una funzione tecnologica e antimicrobica abbassando il valore dell’attività dell’acqua, non è solo dolce.
    Ho smesso di acquistare Cebion come apporto di vitamina C da quando c’è un edulcorante al posto del saccarosio, mangiando più arance , mele e limoni.

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    Vorrei capire una cosa: si usa la parola ZUCCHERO come esclusivo sinonimo di SACCAROSIO? Quindi se ci sono zuccheri diversi dal saccarosio la tassa non si applicherebbe?

    Anche io diffido di tutti gli edulcoranti moderni a zero o pochissime calorie.

    Evito accuratamente tutti i prodotti che li contengono ed evito tutti quelli che hanno ben evidenziato “SENZA ZUCCHERO”.

    Basta solo adoperarne meno di zucchero (saccarosio).