Donna anziana controlla la data di scadenza di un prodotto alimentare supermercato frigo etichetta prodotti

Uno studio suggerisce che i multivitaminici possano rallentare l’orologio epigenetico, ma tra finanziamenti dell’industria e benefici ridotti, il quadro è meno idilliaco di quanto sembri.

Negli ultimi giorni i siti dei principali media internazionali riportano tutti una notizia scientifica data con grande risalto: dopo i settant’anni, i prodotti multivitaminici assunti in modo continuativo rallentano l’invecchiamento. Questo sarebbe il messaggio proveniente da uno studio pubblicato su Nature Medicine dagli esperti di longevità di un’istituzione prestigiosa, il Brigham and Women’s Hospital di Boston, coordinato dall’esperto di medicina preventiva Howard Sesso. Ma è proprio così? È questo quello che c’è scritto in quello studio? E da chi è stato finanziato lo stesso? In altri termini, in che modo bisogna leggere quei risultati?

Lo studio COSMOS

Innanzitutto va detto che lo studio, denominato COSMOS (da COcoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study), è stato condotto secondo una metodologia rigorosa.

In esso infatti poco meno di mille persone, metà donne e metà uomini, che avevano tutti almeno settant’anni, sono stati suddivisi in quattro gruppi, ciascuno dei quali ha assunto un supplemento diverso ogni giorno per due anni consecutivi. I quattro “trattamenti” erano:

  • un multivitaminico commerciale con 500 milligrammi (mg) di cacao (a loro volta contenenti 50 mg di epicatechina, noto antiossidante);
  • il cacao insieme a un placebo;
  • il multivitaminico insieme a un placebo
  • solo il placebo.

Per verificare l’effetto sull’invecchiamento, gli autori hanno valutato, al momento dell’arruolamento, e poi a 12 e 24 mesi, cinque firme epigenetiche cioè la metilazione (aggiunta di gruppi metilici a una molecola di DNA) in cinque specifici punti del DNA chiamati orologi epigenetici. Hanno così osservato che chi aveva assunto il multivitaminico mostrava segni di rallentamento della metilazione in tutte e cinque le firme, due delle quali connesse, particolarmente evidenti, alla mortalità. L’effetto, inoltre, era più visibile in chi, all’inizio dell’indagine, mostrava, in quegli stessi marcatori, segni di un invecchiamento accelerato. Tradotto in termini temporali, nei due anni di sperimentazione i partecipanti che avevano assunto il multivitaminico avrebbero guadagnato quattro mesi rispetto a quelli cui era capitato il placebo puro. Il cacao non sarebbe risultato associato ad alcun miglioramento.

coppia anziani frutta dieta sana salute serenita Depositphotos_409580406_L
Sarebbe interessante confrontare l’assunzione di un multivitaminico con una dieta più sana

Che cosa dicono gli autori

Nonostante l’enfasi data dai media, gli stessi autori invitano alla cautela, nell’interpretazione di questi dati. Nelle conclusioni si legge infatti: “Sebbene gli effetti, statisticamente significativi ma limitati, siano incoraggianti, sono necessari ulteriori studi per determinare la rilevanza clinica di un’integrazione giornaliera con multivitaminici sugli orologi epigenetici, e se tali effetti possano spiegare quelli dell’integrazione con multivitaminici sulle condizioni croniche legate all’invecchiamento” cioè se i benefici osservati, tutti di modesta entità, siano riconducibili al multivitaminico.

In un articolo dedicato pubblicato su Nature, lo stesso Howard Sesso chiarisce ancora meglio che cosa intende: “È necessario comprendere in senso più lato il ruolo delle abitudini alimentari e dell’assunzione di nutrienti nel contesto dei cambiamenti degli orologi epigenetici. Per esempio, sarebbe interessante confrontare l’assunzione di un multivitaminico con una dieta più sana”. Gli autori sono quindi i primi a non esibire certezze.

Va anche ricordato che le valutazioni sugli orologi epigenetici non sono un metodo convalidato, anche se sono considerate predittori di longevità, e che, come ricorda Sesso, mancano molti dettagli per spiegare il rapporto tra questi e le malattie croniche dell’invecchiamento, o tra questi e il cibo o i supplementi. E’ quindi tutto ancora piuttosto lacunoso.

Sempre leggere in fondo

Infine, se si leggono le sponsorizzazioni si trovano, insieme a enti istituzionali come i National Institutes of Health, il gruppo Mars con Mars Edge, il marchio dedicato alla nutrizione, che avrebbe fornito supporto per i prodotti insieme a Pfizer Consumer Healthcare (oggi Haleon), e poi Foxo Technologies, per i test epigenetici e l’American Pistachio Growers, e il Council for Responsible Nutrition, un’associazione di produttori più volte accusata di finanziamenti indiretti (e indebiti) quali quelli su viaggi e prebende varie ai ricercatori.

Gli autori dichiarano di non aver avuto conflitti di interessi, e cioè di non essersi fatti influenzare da nessuno degli sponsor. Tuttavia, se avessero effettuato lo stesso studio senza questi specifici sponsor loro risultati potrebbero essere letti con maggiore serenità.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotosdona ora rosso 2026.03.10dona ora rosso 2026.03.10 liberadona ora rosso 2026.03.10 libera 2

5 1 vota
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x