Home / Pianeta / Trovare nuove risorse alimentari trasformando la cellulosa in amido, è la proposta di un gruppo di ricercatori americani

Trovare nuove risorse alimentari trasformando la cellulosa in amido, è la proposta di un gruppo di ricercatori americani

acqua campi irrigazione agricultura
Riusciremo a trovare nei prossimi decenni le risorse energetiche e nutritive per la popolazione mondiale in crescita da 7 a 9 miliardi nel 2040?

Terreni oltremodo sfruttati e mari sempre meno pescosi sono le premesse che instillano qualche dubbio sulla possibilità di riuscire a trovare nei prossimi decenni le risorse energetiche e nutritive per soddisfare le necessità della popolazione mondiale (in crescita da 7 a 9 miliardi nel 2040). Tra le nuove soluzioni qualcuno propone  di ricorrere alla cellulosa, una sostanza molto abbondante nel regno vegetale, utilizzata dalle piante per formare la struttura scheletrica, che però l’uomo non è in grado di digerire. La cellulosa è un polisaccaride che  differisce dall’amido (principale fonte di zuccheri nella dieta) per la forma lineare della catena. Considerando che la presenza sulla terra è quaranta volte superiore a quella dell’amido, riuscire a convertire la sostanza in alimento, sarebbe un passo importante.

 

L’altro aspetto interessante è che la materia prima consiste in scarti di lavorazione riciclati come fibra alimentare negli sfarinati per animali o interrati nei campi a fine stagione per mantenere la fertilità del suolo. La possibilità di un diverso uso rivoluzionerebbe l’agricoltura e rimodellerebbe la bioeconomia, considerati i minori sforzi richiesti in termini di apporto di sostanze chimiche e acqua.

 

campo agricoltura
Qualcuno propone di ricorrere alla cellulosa, una sostanza molto abbondante nel regno vegetale, per ricavare amido

Alcuni ricercatori dell’Istituto di ingegneria dei sistemi biologici del Politecnico della Virginia e dell’Università statale di Blacksburg sono riusciti a trasformare il 20% della cellulosa pura in amilosio, attraverso una via enzimatica sintetica, e il polisaccaride tratto dalla paglia di mais in amido. «L’idea è di utilizzare una cascata di enzimi per rompere i legami in modo da consentire la riconfigurazione come amido – spiega Xiao Zhou Zhang, tra gli autori della ricerca pubblicata sull’ultimo numero di “Pnas” . Oltre a servire come fonte di cibo, l’amido può essere utilizzato nella  produzione di pellicole biodegradabili per l’imballaggio alimentare.Ora l’obbiettivo è accrescere la resa fino al 50% migliorando il pretrattamento delle biomasse di partenza e gli equilibri della miscela enzimatica».

 

Il processo, chiamato “biotrasformazione enzimatica simultanea e fermentazione microbica”, potrebbe trovare impiego su scala commerciale e ha due vantaggi: non richiede costose attrezzature e non genera alcun rifiuto. «Questa ricerca apre una nuova strada perché in futuro si rivaluterà quello che fino a oggi è considerato un prodotto di scarto – commenta Piero Morandini, ricercatore in fisiologia vegetale e docente di biotecnologie ambientali e vegetali all’Università statale di Milano. A una buona resa va aggiunta una certa quantità di etanolo che può essere impiegato come biocarburante e lievito utilizzabile come mangime per animali».

 

La ricerca e la sperimentazione vanno avanti con l’idea di trasformare la cellulosa in nutrimento ed energia e risolvere i problemi di questo mondo in crescita. Bene, quindi, queste iniziative. Con un minimo di attenzione: come abbiamo detto la cellulosa è anche, si può dire, “cibo per il suolo”, da interrare per mantenere la sua fertilità. Se togliamo al terreno tutto il suo nutrimento per poter nutrire l’uomo e le nostre auto, domani ci potremmo trovare con altri problemi non meno gravi.

 

Fabio Di Todaro (twitter @fabioditodaro)

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Agrivoltaico: combinare agricoltura e produzione di energia solare per sfruttare meglio terreni e risorse

Si chiama agrivoltaico ed è un approccio che, combinando l’agricoltura con la produzione di energia …

3 Commenti

  1. Avatar

    Viva la ricerca!No? se è vero che siamo troppi, non ci sono più terre, mari da sfruttare e stiamo crescendo troppo, perché esistono politiche mondiali, europee che impongono attraverso il sistema quote la produzione di un determinato articolo, causando per esempio che chi produce latte ci deve annaffiare l’orto? Perchè per esempio in italia si sprecano tonnellate di cibo annui che potrebbero dare sostentamento a 40 milioni di persone? Perché in Africa il Land Grabbing sta causando morte fame e distruzione per la produzione di piante da industria a scapito della popolazione locale che darebbe vivrebbe benissimo con la propria terra?Perché si permette la svendita degli stati tipo Magadascar ai cinesi e indiani per lo sfruttamento massivo del suolo a scapito delle foreste per la produzione di derrate alimentari a basso prezzo da rivendere ai paesi più sviluppati? E io difronte a tutti questi crimini umanitari, ambientali, morali, sociali, economici dovrei sperare in un enzima che trasforma la cellulosa in amido? Quante fesserie, voi che non mettete mai in risalto il vero problema che è di tipo politico. Altro esempio e chiudo. Lo sapete che ingegneri delle case automobilistiche europee e americane hanno dentro i loro cassetti progetti per l’alimentazione ad aria dei motori e non li tirano fuori?? Allora quale alcool da fermentazione servirebbe? Il vero problema è che l’uomo progetta navi per andare in viaggio su marte e non è in grado di fare la differenziata, allora dov’è la Scienza?? Siamo nel terzo millennio e facciamo economia di rapina come 200 anni fa, si è perduto l’obiettivo, tutto in nome del Dio denaro e del PIL,viva il progresso!

  2. Avatar

    ….scusate i vostri articoli li ho già letti tempo fa. Forse la mia è sembrata un’aggressione nei vostri confronti ma, non lo è. Anzi gli articoli che citate o mettete in luce sono sempre puntuali, sintetici ed esaustivi. La mia è una critica non ala scienza ne tanto meno alle persone che pubblicano articoli scientifici, è solo vorrei che questa impotenza che noi oggi deteniamo come popolo del mondo possa un giorno trovare conforto nella morigerata e semplice utilizzazione di un terzo del nostro cervello, un’area che non interessi astrusità o eccezionalità ma, semplicemente buonsenso.