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La trota allevata nelle nostre valli è un pesce nutrizionalmente valido venduto ad un prezzo contenuto

Ilfattoalimentare.it ha già dedicato – in tempi di ‘austerity’ non sospetti, o almeno non dichiarati – un elogio alla sardina quale ottima fonte di proteine e acidi grassi nobili a buon prezzo. In questa stagione di sobrietà, proclamata pure dal primo ministro Monti, rilanciamo con “Lode alla trota”. Un pesce d’acqua dolce allevato in diversi distretti italiani e interessante sotto diversi aspetti, dalla sicurezza e qualità nutrizionale al costo relativamente basso, per l’ambiente e il portafogli.

 

Al di là dei gusti personali (a qualcuno non piace, molti non l’hanno assaggiata), questo pesce di acqua dolce merita attenzione per diverse ragioni:

 

Sicurezza. È sicuro dal punto di vista igienico-sanitario. Basta consultare il ‘RASFF Portal’ (il sito web della Commissione Europea ove sono raccolte le notifiche di prodotti alimentari ritirati dal mercato  perchè a rischio) per verificare l’assenza di segnalazioni, a fronte di una media annuale di circa cinquecento segnalazioni su prodotti ittici, soprattutto relative a infestazioni da Anisakis (pericoloso parassita di cui ilfattoalimentare.it si è già occupato, segnalando le doverose cautele da adottare per la sua neutralizzazione, mediante cottura o abbattimento di temperatura, e i rischi da tener presenti in alcune occasioni di ristoro pubblico).

 

Qualità nutrizionali. La trota è uno dei prodotti ittici migliori dal punto di vista dietetico, è un cibo mediamente grasso – si colloca a metà strada tra il merluzzo e la cernia  da un lato, e l’anguilla dall’altro. Un  felice equilibrio per controllare l’apporto energetico senza rinunciare agli acidi grassi Omega3 presenti in quantità significative: circa 800mg per 100 grammi di prodotto [1]. Infine, La trota è indicata per ogni categoria di consumatori, [2] tanto da essere utilizzata  anche negli alimenti per l’infanzia.

 

Sostenibilità. Un allevamento intensivo di trote non si può considerare “benefico” per un corso d’acqua, ma l’impatto ambientale è comunque ridotto rispetto ad altre attività produttive. Basti pensare che la normativa vigente sugli scarichi idrici stabilisce un valore limite di ammoniaca pari a 15 mg/l, mentre l’ammoniaca allo scarico di un impianto di troticoltura raramente supera 0,5-0,8 mg/l.

La trota vive bene soltanto in acque pulite e prive di inquinamenti, ed è quindi lo stesso allevatore il primo interessato a vigilare sulla qualità dell’acqua e sull’ambiente esterno: poiché ogni eventuale condizione di stress ambientale predispone gli animali alla malattia, rischiando di compromettere la produzione.

 

Prezzi. I prezzi medi al consumo sui canali della grande distribuzione rilevati in Italia a novembre 2011 dall’Associazione Piscicoltori Italiani (API) sono di 8,50 €/kg per la trota intera, 12,64 il filetto, 7,47 la trota salmonata. Un ‘Made in Italy’ più accessibile di molti altri.

 

Dario Dongo

 

[1] Per approfondimenti sulle caratteristiche nutrizionali delle varie specie ittiche, si vedano le tabelle INRAN.

[2] Il pesce azzurro è altresì pregevole per l’elevato tenore di acidi grassi Omega 3 (alici, sarde e sgombri, in particolare), ma è purtroppo sconsigliato a chi abbia problemi di uricemia (poiché, in quanto ricco di basi azotate “purine”, al suo consumo si associa un sensibile incremento dell’acido urico nel sangue)

 

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