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Troppe calorie nei piatti di ristoranti e fast food. La maggior parte dei pasti fuori casa supera i limiti raccomandati. E occhio agli spuntini sul lavoro

cibo indianoLa causa principale del sovrappeso e dell’obesità è l’eccesso di calorie assunte, non solo a casa, ma anche e soprattutto attraverso i piatti dei ristoranti e il cibo disponibile nei luoghi di lavoro. Di questo aspetto si parla meno rispetto, per esempio, alla pur giustissima battaglia sulla qualità del cibo, ma ora due studi pubblicati nello stesso giorno lo riportano all’attenzione, suggerendo che probabilmente sarebbe necessario prendere provvedimenti anche da questo punto di vista.

Nel primo, coordinato dai nutrizionisti della Tufts University di Boston, 223 pasti di 111 tra ristoranti e fast food di India, Cina, Ghana, Brasile, Stati Uniti e Finlandia sono stati attentamente analizzati per verificarne il contenuto calorico, e il risultato è stato sconcertante: quasi tutti quelli analizzati superano, spesso di gran lunga, il numero di calorie consigliate per un pasto, per esempio dal Servizio sanitario inglese, ovvero 600. In particolare, il 94% dei piatti più popolari serviti nei ristoranti dei sei Paesi, così come il 72% di quelli serviti nei fast food, eccede le 600 calorie e spesso arriva a superare le 2.000, ovvero le calorie consigliate per un’intera giornata a una donna adulta che abbia una vita sedentaria. Così, un piatto tradizionale brasiliano arriva a 1.600, uno ghanese a 1.100, uno indiano a oltre 1.000; solo la Cina sembra restare più vicina ai limiti, con 719 calorie di media, come pure le 25 caffetterie dei luoghi di lavoro finlandesi, che raggiungono comunque le 880 calorie, mentre negli Stati Uniti la media è 1.088.

Nello studio, pubblicato sul British Medical Journal, è disponibile un interessante grafico interattivo con tutti e 223 i pasti analizzati: basta cliccare e si vede in che cosa consiste, e quante calorie fornisce. C’è inoltre un breve filmato (in inglese) che spiega come si calcolano le calorie di un pasto, argomento a volte discusso ma qui illustrato molto chiaramente.

Gli autori sottolineano che, anche se il cibo non è tutto uguale e gli alimenti di cattiva qualità sono ancora più deleteri rispetto a quelli dal profilo nutrizionale migliore, ai fini dell’acquisizione di peso il numero di calorie ingerite è determinate. I ricercatori puntano quindi il dito sui gestori dei ristoranti che, in tutto il mondo, continuano a servire cibo e calorie in eccesso, una parte del quale, tra l’altro, finisce nei rifiuti.

british medical journal grafico piatti calorie
Le calorie contenute nei piatti analizzati dallo studio dei ricercatori della Tufts University (Fonte: BMJ 2018;363:k4864)

Dello stesso segno anche il secondo studio, pubblicato sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics dai ricercatori del settore Prevenzione e controllo dell’obesità dei CDC di Atlanta, che hanno verificato l’alimentazione di una settimana di 5.200 lavoratori adulti. Anche in questo caso, i risultati sono stati assai negativi. Un lavoratore su quattro (il 23% del totale) mangia almeno una volta alla settimana al lavoro, di solito alimenti con calorie cosiddette vuote, ricchi di grassi, zuccheri e sale come pizza, dolci, patatine, e naturalmente beve bibite zuccherate, per un totale di 1.300 calorie settimanali. 

Spesso si tratta di pasti gratis, offerti per qualche ricorrenza, che superano, per calorie, gli spuntini occasionali (17% delle calorie contro il 9% di quelle fornite dagli snack comprati), ma ciò che più preoccupa è la qualità. Se si applica un indice chiamato Healthy eating index, che attribuisce 100 punti al cibo sano, e poi si misura ciò che mangiano gli impiegati in ufficio, si vede che il punteggio medio è 48,6, più o meno lo stesso che si ottiene quando si verifica la qualità del cibo tipico da fast food.

Dozen of vibrant artisan donust from above
Il secondo studio mette in risalto la questione delle calorie extra assunte con i fuori pasto sul luogo di lavoro

Anche se i lavoratori non ricavano la maggior parte delle calorie da ciò che consumano al lavoro, va comunque notato che l’11% mangia in ufficio tre volte a settimana, e il 5% cinque o più volte. Significa che milioni di persone ogni settimana assumono centinaia di calorie extra di cui, probabilmente, non si rendono conto fino in fondo. Per questo secondo gli autori bisognerebbe offrire solo snack sani come frutta e verdura già porzionata, o alimenti con fibre e cereali integrali senza zucchero e sale, così come dovrebbe essere responsabilità di chi organizza un buffet gratuito lasciare fuori dal menu la pizza e altre fonti di calorie eccessive. 

La battaglia per diminuire gli 1,9 miliardi di persone in sovrappeso e i 600 milioni che soffrono di obesità passa anche dalle porzioni servite al ristorante, e dalle pause caffè in ufficio.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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5 Commenti

  1. Le problematiche alimentari sono multiple e vanno dalle razioni stellate a quelle per camionisti senza logica intermedia, alla errata abitudine nella distribuzione delle calorie ed alimenti nei tre pasti principali della giornata.
    Da noi colazione inesistente o quasi, pranzo al lavoro con un panino oppure una porzione d’insalatona, per essere lucidi nel pomeriggio, per poi abbandonarci all’abbuffata serale della cena riparatrice e gratificante, ricca di tutto e prevalentemente di carboidrati con dolcetto finale.
    Così non si va’ da nessuna parte e si finisce per mettersi regolarmente a dieta stagionale per riparare e rientrare nel costume per le vacanze.
    Ma non siamo i tenutari della preziosa Dieta Mediterranea patrimonio dell’umanità, di pochi che la conoscono e di pochissimi che la seguono per davvero?
    Sarà perché è patrimonio immateriale, integrale e preventiva, che non sazia i nostri appetiti da camionisti serali e seriali?

  2. Sarebbe molto bello se in tutti i ristoranti fossero segnate le tabelle nutrizionali dei vari piatti, come credo avvenga in qualche paese estero. Aiuterebbe un po’ a fare scelte più consapevoli.

    • Roberto La Pira

      Diciamo che almeno le catene di fast food lo potrebbero fare

    • La pubblicazione dei contenuti calorici infatti dovrebbe Essere obbligatoria specialmente nelle catene di Fast food in cui agli alti valori calorici si aggiungono gli scarsi contenuti nutrizionali favorendo così un duplice impatto negativo sull’alimentazione

  3. Direi che l’indicazione dei contenuti calorica dovrebbe essere obbligatoria perlomeno nelle catene dei fast food dal momento che questi cibi sono i meno salubri anche dal punto di vista nutrizionale e quindi hanno un doppio impatto negativo sulla salute.