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Tisana biologica: toscana, italiana o europea? La segnalazione di una lettrice. Risponde l’azienda

L’origine degli ingredienti non sempre si trova sulle etichette, ma per gli alimenti che provengono da agricoltura biologica è obbligatorio fornire quest’informazione sulle confezioni. Pubblichiamo la segnalazione di una nostra lettrice riguardo una scatola di tisana bio e la risposta dell’azienda.

Vorrei segnalare un articolo che induce a pensare di avere di fronte  un prodotto in primis toscano, oltre che italiano. Si tratta della tisana Buonanotte Bio della Royal Tea. C’è scritto “Fatta in Toscana” (e qui si può anche pensare che sia stato solo confezionato in Toscana con prodotti di altri Paesi). Poi che è un “prodotto italiano”. Nel lato della confezione, c’è scritto che la camomilla “è delle nostre piantagioni in Toscana”. Però in questa tisana non c’è solo camomilla, ma anche altri fiori.

Sull’astuccio è riportato l’elenco completo degli ingredienti e la loro origine

Sta di fatto che sulle bustine singole si legge: “la miscela di questa tisana è prodotta interamente in Toscana, con ingredienti biologici coltivati localmente, o scelti nelle piantagioni italiane e di tutto il mondo privilegiando la massima qualità, certificata dai controlli diretti che effettuiamo”. Ora va da sé, come dicevo prima, che “prodotto interamente in Toscana”, possa voler dire la sola produzione, però che subito dopo scrivono che gli ingredienti sono coltivati localmente, ma anche in tutta Italia e non solo, addirittura in tutto il mondo! Si dovrebbe fare chiarezza. O è Toscana e locale o è presa da tutto il mondo. Delle due l’una. Un po’ di coerenza non guasterebbe.

Ecco la risposta dell’azienda.

La tisana Buonanotte Bio di Royal Tea è senz’altro un prodotto italiano fatto in Toscana. Cerchiamo di vedere insieme tutti gli elementi utili per chiarire. Il nostro stabilimento si trova a Luciana, un piccolo borgo della provincia di Pisa, in aperta campagna, dov’è stato fondato quasi 50 anni fa grazie alla fusione di una storica società inglese con la prima fabbrica italiana del settore, nata a Livorno nel dopoguerra. In questa sede si trovano i nostri laboratori di confezionamento, dove eseguiamo tutte le lavorazioni relative all’imbustamento.

Gli ingredienti usati per questa miscela sono acquistati interamente in Toscana e sulla loro origine la confezione è assolutamente trasparente. Sull’astuccio è riportato l’elenco completo degli ingredienti. Per ognuno di essi si precisa il nome comune, il nome botanico, la percentuale e la provenienza (se da agricoltura italiana o no). In particolare Camomilla, Passiflora, Melissa, Menta ed Escolzia Californica sono coltivate in Toscana e in Italia, e infatti viene dichiarata “Agricoltura Italia” (giova ricordare che la normativa sul bio non permette la dicitura “Agricoltura Toscana”, ma solo Agricoltura Italia – addirittura in deroga alla normativa europea che non prevedeva neppure l’origine dal singolo paese ma solo genericamente dall’Unione Europea). Questi ingredienti costituiscono il 70% della miscela. La percentuale di ingredienti italiani è quindi predominante e tutte le lavorazioni successive alla raccolta e prima essiccazione sono comunque eseguite in Toscana anche per i soli due ingredienti di origine diversa (Tiglio e Rosa Canina). Ecco perché parliamo di prodotto italiano.

Tisana
L’elenco degli ingredienti precisa il nome comune, il nome botanico, la percentuale e la provenienza (se da agricoltura italiana o no)

La confezione riporta tutte le informazioni utili a conoscere in modo puntuale la composizione della miscela e l’origine dei singoli ingredienti. Il riferimento sulle bustine alla possibile provenienza diversa dalla Toscana e dall’Italia è quindi da intendersi come esigenza di ulteriore trasparenza. Capita infatti che alcune piante non siano coltivate nel nostro Paese per ragioni climatiche o per mancanza di tradizione agricola, oppure che le caratteristiche del prodotto nazionale non abbiamo raggiunto gli standard di qualità richiesti o le quantità disponibili non garantiscano continuità di fornitura. In questi casi ci approvvigioniamo da piantagioni biologiche estere che selezioniamo minuziosamente e controlliamo direttamente.

Siamo Toscani per tradizione e storia ed è qui che abbiamo le nostre radici. La Toscana è il nostro presente perché è qui che lavoriamo e portiamo avanti la nostra missione e dove vogliamo scrivere il nostro futuro; e con noi gli agricoltori che producono la maggior parte degli ingredienti che usiamo. Ecco perché diciamo che le nostre tisane sono “fatte in Toscana” e perché parliamo di prodotto Italiano. Nessuna operazione ambigua di marketing: siamo semplicemente noi. E cerchiamo di raccontarlo al meglio, anche sulle nostre confezioni.

© Riproduzione riservata. Foto: stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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15 Commenti

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    La risposta dell’azienda è cristallina, senza giri di parole per difendere l’indifendibile (come invece alcune volte accade).

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      Quindi basta che un po’ di ingredienti siano italiani e toscani… E siamo belli “sbiancati” 😀

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      Mah, qui si parla di quasi tutti gli ingredienti… il 70% è un bel più di un po’…‍♀️

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      Bianca, guarda che gli ingredienti UE/nonUE sono quelli con un solo asterisco, tiglio 15% + rosa canina 15% fa 30%, non 70…

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      Mario hai perfettamente ragione! Io rispondevo a Gabriele, che sembrava avere dei dubbi. In realtà qui gli ingredienti sono praticamente tutti italiani! E poi tutto fatto in Toscana! Per una volta che abbiamo un produttore locale!

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    Di questo passo tra un po’ qualcuno pretenderà in etichetta anche il paese, la via, il nome del condominio, la scala e il numero dell’appartamento del cognato dell’operaio che stampa le bustine delle tisane.

    Mi pare che ormai si stia a cercare il pelo di una pulce nell’uovo di una zanzara, ma di quelle piccole… che diavolo di importanza può avere che la rosa canina venga da Poggibonsi o da Barletta o da Carmagnola?

    Un po’ di sano realismo e di senso della misura, che diamine, sino a qualche anno fa neppure sapevamo se un prodotto arrivava dall’Italia o dal Botswana, cerchiamo di non creare ulteriori inutili burocratizzazioni che non servono a nulla.

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      Mauro in generale sono d’accordo ma nel caso che cita (rosa canina) si parla di UE/Non UE, non di Italia…

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      Vladimiro Chiari

      Che non servono a nulla lo dice lei! Non critico la ditta di cui sopra perchè dichiara la provenienza delle materie prime, ma io voglio sapere la loro origine e provenienza… non costa nulla , poi decido io se acquistare o meno! Molte ditte non vogliono far sapere il paese di provenienza dei loro prodotti perchè sanno che spesso non rispettano le nostre normative. Chi ha massima fiducia per esempio dei prodotti che provengono dalla Cina?

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      Ho citato a caso la rosa canina, che come il tiglio è indicata UE/Non UE, per un discorso più generale:

      cercare in continuazione di perfezionare le etichette con la continua aggiunta di dettagli sul dove come quando quanto perché chi cosa ci sta trascinando in una burocratizzazione esasperata che è da sempre il miglior luogo in cui si può nascondere tutto, certi che se mai qualcuno ci vorrà mettere becco si troverà talmente impastoiato che qualunque iniziativa prenderà avrà effetto dopo anni e magari a produzione già cessata, termini di legge superati, o, siamo in italia, addirittura a intervenuta prescrizione.

      Un po’ di fiducia nella legislazione attuale e la richiesta di una sua tempestiva applicazione mi pare per il momento sufficiente, altrimenti diventa controproducente accanimento legislativo in un ambito già abbastanza elefantiaco, basti vedere i provvedimenti contro gli integratori che millantano meraviglie e che arrivano come il soccorso di Pisa quando il produttore ha già cambiato tre volte prodotto, confezionamento, sponsor e claim pubblicitario.

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      Io non ho fiducia nei prodotti che vengono dalla Cina, e nemmeno dalla Terra dei Fuochi, se devo esser sincero…

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      Caspita! Non c’avevo fatto caso prima! I prodotti bio che ho in casa sono tutto EU/non EU! Almeno queste tisane sono fatte con ingredienti italiani!

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      Vladimiro Chiari “Che non servono a nulla lo dice lei!”
      Ohibò, questa battuta non l’avevo notata, e dove lo avrei detto? Forse te lo sei sognato, o ti confondi con il post di un altro… io ho solo spiegato che continuare a pretendere dettagli sempre più minuti in etichetta è un esercizio che può essere controproducente, perché se ha senso volere l’origine del lardo di Colonnata (che è ovvio che non deve arrivare da Bergamo o da Ladispoli) incaponirsi a cercare l’origine di un componente di una miscela di una tisana può aumentare la complessità di un’informativa che già così pochissimi leggono nei dettagli.

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    Non voglio insegnare niente a nessuno, però fa bene Mauro ad anteporre il nominativo della persona a cui risponde. Di solito si mette “@ Mauro” oppure vedo “# Mauro”, altrimenti non si capisce chi sta rispondendo a chi… ☺

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    Vladimiro Chiari

    Mauro: questa battuta l’ha scritta lei in ultima riga riguardo a ‘ulteriori burocratizzazioni’….io non sogno battute. In un mondo tendente alla massima globalizzazione fa specie sentire qualcuno che preferisce l’occultamento di informazioni importanti per le scelte dei consumatori, come l’origine degli alimenti. Da anni ci si batte per conoscere l’origine di latte, carni formaggi…qualcosa si è ottenuto ma dopo strenue lotte. Un esempio per tutti: latte fresco da poco conosciamo la provenienza ma tutto il latte a lunga conservazione e derivati/trasformati ancora no…. o forse da pochissimo.

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      Vero, e mi riferivo alle “ulteriori burocratizzazioni” SUI MINUTI DETTAGLI, che non solo non portano alcun valore aggiunto ma in questo momento hanno casomai l’effetto di ritardare l’ottenimento di eventuali indicazioni importanti: per capirci meglio, stiamo ancora costruendo pareti e tetto della casa, non è il momento di sprecare tempo e risorse per pretendere di sapere se i muratori sono bergamaschi o polacchi.