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Israele o Cisgiordania? 16 ministri europei chiedono che venga indicata in etichetta l’origine dei prodotti dai territori occupati illegalmente da Tel Aviv

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I territori occupati illegalmente da Israele forniscono all’Europa circa 500 prodotti

Made in Israel” o in “Made in Cisgiordania”? 16 paesi dell’Ue, tra cui l’Italia, hanno scritto all’Alto rappresentante della politica estera europea, Federica Mogherini, perché venga indicata in etichetta l’origine dei prodotti provenienti dai Territori occupati da Israele. I ministri di Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Svezia, Malta, Austria, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Ungheria, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo ritengono che sia “un passo importante nella piena attuazione” della “soluzione dei due stati” e osservano che “la continua espansione degli insediamenti illegali israeliani” nei territori “minaccia la prospettiva di un giusto accordo finale di pace”.

I territori occupati illegalmente da Israele forniscono all’Europa circa 500 prodotti, per un giro di mezzo miliardo di dollari l’anno.

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La continua espansione degli insediamenti illegali israeliani minaccia la prospettiva di un accordo di pace

Com’era facile immaginare, la reazione di Israele è stata immediata e dura: “Possono attaccare delle stelle gialle” ha ribattuto il ministro degli esteri, Avigdor Lieberman che paragona la proposta europea alla persecuzione nazifascista verso gli ebrei. Pretestuosa anche la recriminazione per una scelta temporale riprovevole, visto che la lettera è stata inviata due giorni prima, il 13 aprile, della giornata israeliana del ricordo della Shoah.

Non si tratta di etichette “anti-Israele”, come vorrebbe far credere Tel Aviv, ma di uno strumento in mano ai consumatori per poter scegliere consapevolmente cosa acquistare, e fare pressione sul governo affinché modifichi l’atteggiamento portato avanti su confini e coloni, considerato da sempre uno degli ostacoli più grandi al processo di pace tra Israele e Palestina.

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    Basta non acquistare nulla che sia marcato made in israel e il problema è risolto!

  2. Avatar

    Mi permetto di far osservare che recentemente è stato attuato da catene di supermercati il boicottaggio della Sodastream, società israelliana con stabilimento in Cisgiordania. L’esito è stato che la Sodastream ha spostato lo stabilimento in Israele, lasciando disoccupati gli operai giordani che non potevano ovviamente trasferirisi lontano da casa. Qui avverrebbe la stessa cosa, perchè purtroppo il tessuto sociale arabo non ha la stessa creatività di quello israeliano. E la miseria non genera pace ma solo violenza e terrorismo. Mi pare che quanto successo a Gaza lo mostri ampiamente.