Home / Nutrizione / La tassa sullo zucchero può aiutare a cambiare le abitudini, ma servono anche etichette più chiare e tanta educazione. Intervista all’Ansisa

La tassa sullo zucchero può aiutare a cambiare le abitudini, ma servono anche etichette più chiare e tanta educazione. Intervista all’Ansisa

Spilled sugar from a glass on a blue background. Giant sugar concentration in everyday beverages.Per mettere un freno ai tassi di obesità, diabete e malattie cardiovascolari in costante crescita, da tempo l’Oms raccomanda ai Paesi di applicare una tassa di circa il 20% su bevande zuccherate e altri cibi ricchi di zuccheri aggiunti. Recentemente la rivista medico-scientifica The Lancet ha pubblicato un intero dossier a supporto della tassa sullo zucchero, considerata un metodo efficace  per disincentivare il consumo tra le fasce di popolazione a basso reddito, quelle più a rischio obesità.

Abbiamo chiesto un parere all’Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione (Ansisa) sulla possibilità di introdurre la Sugar Tax anche in Italia. Si tratta del secondo intervento su un tema che Il Fatto Alimentare ha deciso di portare avanti insieme a società scientifiche, nutrizionisti e associazioni di consumatori. Per leggere la prima puntata, l’intervista a Francesco Branca, ex ricercatore dell’Inran e ora direttore del Dipartimento di nutrizione per la salute e lo sviluppo dell’Oms, clicca qui.

zucchero bibite zuccheri aggiunti
L’introito totale di zuccheri varia tra il 15 e il 21% dell’apporto energetico negli adulti e tra il 16 e il 26% nei bambini.

L’eccessiva presenza di zuccheri aggiunti in bibite, succhi di frutta, merendine, biscotti e snack è un problema per l’alimentazione degli italiani e, soprattutto, per i bambini e i giovani?

Le linee guida dell’Oms del 2015 (1) sottolineano che il consumo di zuccheri contribuisce ad aumentare l’introito energetico giornaliero, e questo, sia nel bambino che nell’adulto, può determinare nel tempo sovrappeso/obesità e un’aumentata incidenza di diabete, malattie cardiovascolari, patologie tumorali, eccetera… Tuttavia anche malattie di minore gravità, ma di rilevante costo sanitario, come ad esempio la carie dentale possono essere associate a un eccessivo consumo di zuccheri. Va segnalato che i bambini hanno un’innata preferenza per il gusto dolce, infatti il nostro sistema sensoriale si è evoluto per individuare e preferire gusti zuccherini, solitamente correlati a cibi non velenosi, e rifiutare alimenti amari; tale preferenza può essere modificata e rinforzata da esposizioni pre- e postnatali. Dunque, somministrare alla donna in gravidanza e al bambino cibi o bevande ricche di zuccheri aggiunti può costruire una soglia del gusto dolce molto alta, riducendo l’appetibilità di alimenti comunque dolci ma più salutari, quali frutta e latticini freschi; questo costituisce un ulteriore elemento di criticità considerando anche che le basi per le abitudini alimentari future si costruiscono nei primi anni di vita.

Bisogna comunque evitare assolutismi e una “criminalizzazione” degli zuccheri; piuttosto il loro fabbisogno deve essere correttamente rispettato. Chiaramente i problemi maggiori derivano da un’eccessiva assunzione e anche da scelte inadeguate nel tipo di zuccheri introdotti: occorre infatti sempre distinguere gli zuccheri semplici da quelli complessi, e rispettare nel consumo le corrette proporzioni tra gli uni e gli altri.

pancakes fritters carrot with maple syrup breakfast
Secondo alcuni studi l’11-17% delle calorie assunte dai bambini europei deriva da zuccheri aggiunti

Ci sono dati ufficiali sul quantitativo di zucchero (saccarosio aggiunto ai cibi) assunto da bambini e adulti?

Nel 2017 una review (2) relativa al consumo di zuccheri in Europa, che analizza 11 survey effettuate in Belgio, Francia, Danimarca, Ungheria, Irlanda, Italia, Norvegia, Spagna e UK, segnala che l’introito totale di zuccheri varia tra il 15 e il 21% dell’apporto energetico negli adulti e tra il 16 e il 26% nei bambini. Gli zuccheri aggiunti, inoltre, contribuiscono dal 7 all’11% dell’apporto energetico totale negli adulti e rappresentano una quota ancora più elevata nei bambini (dall’11 al 17%). Le fonti di questi zuccheri aggiunti sono prevalentemente prodotti confezionati dolci e bevande zuccherate.  

Il problema viene in qualche modo affrontato dalle autorità sanitarie? Se sì, in che modo e da chi in Italia?

Con il documento europeo “Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020” (3) si riconosce necessario favorire un’alimentazione corretta come scelta più semplice, incoraggiando una riformulazione degli alimenti che tenga conto dei fabbisogni nutrizionali. Inoltre, i regolamenti europei del 2006 (4) e del 2011 (5) si sono focalizzati sulla tutela della salute e dell’informazione dei consumatori attraverso un’etichettatura più chiara, trasparente ed accurata sotto il profilo scientifico (armonizzazione dei “claims”, cioè le indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari)

Secondo l’Associazione Nazionale Specialisti in Scienza dell’Alimentazione (ANSISA) queste iniziative dovrebbero necessariamente essere affiancate da una reale innovazione sul mercato per garantire prodotti e soluzioni più adeguate alle esigenze della popolazione. Il Ministero della salute italiano ha messo a punto nel 2015 il documento Obiettivi condivisi per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari (6) redatto in collaborazione con alcuni settori dell’industria alimentare, che mette in evidenza possibili opportunità e priorità per le quali il settore produttivo si impegna ad un contenimento di zuccheri, grassi saturi, acidi grassi trans e sale, a un costante sforzo per rimodulare le porzioni e a offrire informazioni aggiuntive in etichetta. 

Queste azioni, che potrebbero essere molto importanti, dovrebbero però essere verificate. Nonostante tutto, c’è ancora tanto lavoro da fare per tradurre questi presupposti in azioni preventive concrete ed efficaci.

Glass of cola on bar desk
Una tassa sulle bevande zuccherate potrebbe funzionare da spinta per favorire un cambiamento nello stile di vita

L’introduzione di una tassa (del 10-20%) sulle bibite zuccherate e su altri alimenti con un’eccessiva presenza di zucchero, potrebbe essere un modo per aiutare a ridurre l’assunzione di calorie, magari associato ad altri interventi (limiti alla pubblicità in tv, campagne di informazione istituzionali) ?

Molti dati indicano che le imposte su bevande e cibi zuccherati potrebbero essere utili per fare da leva alla modifica del proprio stile alimentare, in particolare per i gruppi socio-economici più svantaggiati. Tale imposta, però, dovrebbe riguardare non solo specifiche categorie di alimenti come le merendine e le bevande dolci, ma tutti i prodotti contenenti zucchero. 

Un consumo elevato di zuccheri semplici può portare a un regime dietetico squilibrato e/o eccessivo dal punto di vista energetico, con un conseguente aumento del rischio di comparsa di obesità, malattie cardiovascolari e diabete, non solo per negli adulti ma già a partire dalla prima infanzia e dall’adolescenza.

In uno studio pubblicato su “ The Lancet Diabetes&Endocrinology” nel 2016, si afferma che una riduzione del 40% del contenuto di zucchero nelle bevande, potrebbe portare, in un arco di tempo di 5 anni, a una riduzione media di circa 38,4 kcal/giorno entro la fine del quinto anno, con una riduzione di circa 1,2 kg di peso corporeo. Di conseguenza, si assisterebbe, secondo gli autori, a una riduzione del tasso di sovrappeso di circa l’1% (da 35,5% a 34,5%) e di obesità di circa il 2% (da 27,8% a 25,7%).

La responsabilità degli alti tassi di obesità e sovrappeso, però, non è da attribuirsi tutta all’elevato consumo di bibite zuccherate. In realtà̀, le cause sono molto più complesse e multifattoriali. Non è il singolo alimento a provocare la malattia, quanto lo stile di vita in particolare la mancanza di attività fisica e le abitudini alimentari scorrette (saltare i pasti, le merende troppo abbondanti, pasti ricchi in grassi e sale, poca frutta e verdure). È importante quindi agire su più fronti, partendo dall’informazione e dall’educazione, non solo quindi tasse sulle bevande, ma anche l’obbligo di etichette più chiare e comprensibili, che consentano scelte più attente, regolando la pubblicità, in particolare quella rivolta ai bambini, riformulando i prodotti (meno grassi, meno sale) e così via. 

La riduzione di zuccheri non deve però giustificare l’aggiunta di dolcificanti nei cibi e nelle bevande. Non si può certamente dare il via libera ad un uso indiscriminato di “prodotti light”con dolcificanti dato che vi sono studi che mettono in evidenza ad esempio come queste sostanze possano produrre, in tempi diversi, un incremento dell’insulina, mentre altri siano in grado di modificare la permeabilità intestinale. Da cui si potrebbe affermare che per la salute è importante contenere le bibite ed i cibi dolci anche se dolcificati.

Child with watermelon
Nelle Linee guida ministeriali sarebbe opportuna una distinzione tra gli zuccheri aggiunti e quelli naturalmente presenti, per esempio nella frutta

Ritiene necessario che le nuove Linee guida per una sana alimentazione degli italiani, che dopo 15 anni dovrebbero uscire forse entro l’anno, debbano riportare in modo chiaro la differenza tra zuccheri aggiunti e zuccheri naturalmente presenti nel cibo, oltre che indicare come quota massima degli zuccheri aggiunti relativa all’apporto nutritivo il 10% come raccomandato dall’Oms?

Non tutti gli zuccheri sono uguali, in effetti. La raccomandazione infatti non riguarda gli zuccheri presenti nella verdura e nella frutta fresca e quelli naturalmente presenti nel latte, poiché non vi sono evidenze di effetti avversi legati alla loro assunzione. Si parla quindi solo di monosaccaridi (glucosio e fruttosio) e disaccaridi (saccarosio), aggiunti ad alimenti e bevande, e di zuccheri naturalmente presenti in miele, sciroppi, succhi di frutta e concentrati di succhi di frutta. 

Quella del 10% è una raccomandazione sicuramente “strong”, ma numerose evidenze scientifiche mostrano che aumentare la quantità di zucchero nella dieta si associa ad incremento ponderale e, viceversa, i bambini e gli adulti che assumono quantità inferiori di zuccheri hanno un peso corporeo inferiore. 

Se dovesse decidere una strategia per limitare l’invasione dello zucchero/i aggiunti nell’alimentazione degli italiani cosa proporrebbe?

Si potrebbe iniziare a ridurre in maniera graduale ma volontaria la quantità di zucchero nei vari prodotti alimentari, ma questo da solo non può bastare. Perché questo intervento di sanità pubblica possa essere efficace, è fondamentale partire dalle basi, ovvero dall’educazione e dalla corretta informazione del consumatore, magari aiutandolo con la creazione di etichette nutrizionali più chiare e dirette che possano indirizzarlo verso scelte più consapevoli. 

Investire di più in programmi di educazione alimentare nelle scuole potrebbe essere un’altra soluzione, e, contemporaneamente, vietare la vendita di bevande zuccherate e “junk food” nelle scuole aiuterebbe a tutelare la salute dei ragazzi.

Note:

  1. Guideline: Sugar intake for adults and children. Geneva: World Health Organization 2015
  2. Azaïs-Braesco et al. A review of total & added sugar intakes and dietary sources in Europe. Nutrition Journal (2017) 16:6
  3. Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020
  4. Il Regolamento (CE) 1924/2006
  5. Regolamento (UE) 1169/2011
  6. Ministero della salute 2015. Obiettivi condivisi per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari con particolare attenzione alla popolazione infantile (3-12 anni

© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare basta anche un euro.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Overweight business man eating with appetite a burger holding a can of soda drink

Cibo spazzatura e bevande zuccherate, sempre più numerosi gli studi che associano il consumo a rischi per la salute

Si sono moltiplicati, nelle ultime settimane, gli studi che associano un consumo regolare di cibo …

2 Commenti

  1. Matteo Giannattasio

    A tutte le soluzioni prospettate in questo articolo io propongo di aggiungere il divieto categorico di fare pubblicità a tutte le bevande zuccherate e, perchè no, anche a tutte le merendine che non scherzano nemmeno loro per il contenuto di zucchero. Ma poichè la pubblicità (pagata a caro prezzo dall’industria alimentare e poi scaricata sui consumatori!) è l’anima (nera) del commercio, questa proposta non viene mai presa in considerazione. Ve lo immaginate come crollerebbe il consumo di bevande come le aranciate e la coca cola e di merendine senza la pubblicità televisiva?

  2. Sottoscrivo ed approvo il divieto di pubblicizzare alimenti e bevande particolarmente indirizzate ai bambini, comprese le sponsorizzazioni di personaggi noti dello sport, spettacolo, eroi di film e dei cartoni animati, compresi i gadget (giochini, ovetti, figurine, ecc..) abbinati a questi alimenti killer perché abusati e di consumo quotidiano con la complicità dei genitori.