Home / Nutrizione / La tassa sullo zucchero funziona: meno consumo e più salute. L’Italia dovrebbe adeguarsi a Oms. Intervista a Francesco Branca dell’Oms

La tassa sullo zucchero funziona: meno consumo e più salute. L’Italia dovrebbe adeguarsi a Oms. Intervista a Francesco Branca dell’Oms

zucchero e salute melassa dolcificante 184002786La Sugar Tax è uno dei più efficaci provvedimenti adottati nel mondo per arginare l’invasione dello zucchero, presente in quantità esagerata in un numero spropositato di prodotti. L’Oms da tempo invita i Paesi ad applicare una tassa del 20% su bibite e su alcuni alimenti per arginare il consumo che contribuisce all’incremento dell’obesità e all’aumento di altre malattie come il diabete, come ha ribadito per l’ennesima volta il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus dichiarando che “…il consumo di zucchero è associato all’obesità e la tassazione dello zucchero ha dimostrato di ridurne il consumo in molti Paesi…”. In Europa, dopo la decisione della Francia adottata qualche anno fa, anche l’Inghilterra nel mese di aprile 2018, ha introdotto  la Sugar Tax.

Considerando che la dieta non necessita di zucchero (inteso come saccarosio o zucchero da tavola), secondo l’Oms il consumo dovrebbe restare al di sotto del 10% del fabbisogno calorico giornaliero. L’auspicio è arrivare a meno del 5%, per avere ulteriori benefici in termini di salute. Per un adulto si tratta di una quantità equivalente allo zucchero presente in poco più di 2/3 di una bibita in latina.

Abbiamo chiesto a Francesco Branca, ex ricercatore dell’Inran e ora direttore del Dipartimento di nutrizione per la salute e lo sviluppo dell’Oms, cosa ne pensa della Sugar Tax. Si tratta del primo intervento su un tema che Il Fatto Alimentare ha deciso di portare avanti insieme a società scientifiche, nutrizionisti e associazioni di consumatori, per sollecitare le autorità preposte ad adottare un provvedimento simile in Italia, come già fanno diversi Paesi europei e numerose nazioni al mondo.

1) L’eccessiva presenza di zucchero o di zuccheri aggiunti in bibite, succhi di frutta, merendine biscotti e snack è un problema mondiale o riguarda solo l’Europa?

La questione non è solo Europea. Molti Paesi al mondo hanno affrontato il problema degli eccessivi consumi di zuccheri semplici e ormai 30 hanno istituito sistemi di tassazione di bevande o alimenti contenenti zuccheri. L’Oms continua a monitorare la situazione raccogliendo dati sulle strategie adottate nelle varie nazioni. Rispetto a qualche anno fa ci sono molte più esperienze.

cola bibita
Sono 30 i Paesi che nel mondo hanno istituito tasse su bevande e alimenti ricchi di zucchero

2) L’introduzione di una tassa sullo zucchero del 20%, è effettivamente un modo per ridurre l’assunzione di calorie?

L’analisi delle esperienze indica che una tassa del 20% o più riesce a disincentivare il consumo in maniera sostanziale. Inoltre, la tassazione spinge le aziende a cambiare la formulazione dei prodotti e abbassare il contenuto di zuccheri semplici. La maggior parte dei Paesi si mantiene per il momento su valori della tassa inferiori al 10%.

3) Secondo alcuni la tassa penalizza in modo esagerato certe aziende causando un calo di vendite e quindi dell’occupazione. È vero?

In Inghilterra, dove l’obiettivo è una riduzione del 20% nell’arco di 5 anni, si è registrato un calo del 5% dello zucchero in molti prodotti ancor prima dell’entrata in vigore della legge, avvenuta nella primavera del 2018. Le aziende hanno iniziato a modificare gli ingredienti e le ricette fin dal varo della legge nel 2016 per evitare l’applicazione della tassa. Hanno formulato nuovi prodotti e non hanno subito danni economici. 

4) Qual è la strategia scelta dall’Italia su questo problema?

L’Italia è uno dei pochi paesi che, insieme agli Stati Uniti, non condivide l’opportunità di adottare una politica di tassazione. La filosofia è di dialogare con le aziende e di invitarle a ridurre in modo volontario la quantità di zucchero nelle bibite e nei prodotti.

ciambelle donut dolci
L’Italia, insieme agli Stati Uniti, sostiene che una riduzione dello zucchero si può ottenere con il dialogo con l’industria

5) Secondo lei le nuove Linee guida per una sana alimentazione degli italiani, che dopo 15 anni dovrebbero uscire nel 2018, dovrebbero riportare indicare il 10% di zuccheri aggiunti come quota massima riferita all’apporto nutritivo giornaliero e indicare in modo chiaro la differenza tra zuccheri aggiunti e zuccheri naturalmente presenti nel cibo?

Le nuove linee guida per una sana alimentazione degli italiani, in corso di pubblicazione, indicano la necessità di ridurre i consumi di zuccheri semplici, scegliendo prodotti che hanno meno zuccheri aggiunti, e limitando il consumo di dolci, bevande zuccherate, dolcificanti calorici. Sarebbe importante che le nuove linee guida si adeguassero alla raccomandazione dell’Oms di ridurre gli zuccheri semplici al di sotto del 10%.

6) Se dovesse decidere una strategia per limitare l’invasione dello zucchero/i aggiunti nell’alimentazione degli italiani, cosa proporrebbe?

Il dialogo con l’industria per ridurre il contenuto di zuccheri semplici è positivo, ma potrebbe non avere l’ambizione e la rapidità necessari. Le iniziative regolatorie sarebbero più efficaci, anche se più difficili da adottare. Al di là delle misure fiscali, si potrebbe facilitare l’identificazione dei prodotti contenenti più zuccheri semplici, ad esempio con segnali colorati, come in Inghilterra o in Francia, o con chiari segnali di avvertimento, come in Cile. Anche il Canada si sta muovendo in questa direzione.

Un’altra misura potrebbe essere l’adozione di linee guida per la ristorazione pubblica che non prevedono l’offerta di bevande zuccherate o di alimenti con contenuti elevati di zuccheri semplici. Inoltre, si potrebbe proibire l’offerta di bevande zuccherate e di cibi contenenti un alto contenuto di zuccheri semplici nei distributori automatici nelle scuole. In Cile, ad esempio, l’etichettatura guida quello che può essere venduto nelle scuole e quello che può essere pubblicizzato nei programmi  tv per bambini.

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264
indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

sugar tax bibite coca cola

Sugar tax: oltre 50 Paesi applicano una tassa sulle bevande zuccherate. Solo in Italia l’argomento è tabù

Da anni, le aziende propongono la riduzione dei quantitativi di grassi, zucchero e sale attuata …

7 Commenti

  1. PARADOSSO ASIATICO

    Leggo che il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiatato che “….il consumo di zucchero è associato all’obesità….”. Il termine “associato” sta a significare che si tratta di un accertamento statistico, e non sperimentale. Per me va bene così. Vorrei però che un medico o un biologo, entrambi edotti in biologia cellulare, illustrino, anche con termini tecnici, (diamoci da fare tutti per acquisire un pò di nozioni in merito), con quale attività lo zucchero provova l’aumento di volume degli adipociti, e cioè del tessuto adiposo, fino all’obesità, illustrando brevemente i processi energetici all’interno delle cellule (e questo lo si può fare in modo descrittivo), e il motivo del dirottamento verso gli adipociti di quella o quelle sostanze che provocano l’obesità, sostanze che non sono certamente costituite dagli zuccheri in sè.

    • io sono un semplice consumatore e mi viene di ritenere sofistica l’argomentazione che vorrebbe vedere scagionato da ogni accusa di legami diretti con l’obesità il consumo di zuccheri. se le statistiche e gli studi dell’OMS riportano delle situazioni in via di miglioramento negli stati dove questo problema viene contrastato dall’imposizione di tassazioni suppletive, non vedo ragioni per cui non intervenire nella stessa maniera anche in Italia. in un Paese in cui manca qualcuno che detti quali siano le linee guida per un sano stile di vita, un ministero della salute troppo spesso assente dai palcoscenici della prevenzione, un panorama tutto sommato anarchico, dove chiunque può sbucare dal nulla ed innescare impunemente le proprie fortune su dei falsi mirabolanti princìpi, sarebbe senz’altro di rilievo vederle applicate.

    • PARADOSSO ASIATICO

      Gent.mo Sig. Luigi, leggendo il suo intervento, mi son reso conto di non essere stato assolutamente chiaro, nient’affatto chiaro, nella mia esposizione, indirizzandola a conclusioni opposte a ciò che io volevo far intendere. A tal fine, entrando prosaicamente nell’argomento, le descrivo brevemente come conduco la mia alimentazione: ho eliminato i carboidrati da farina, gli zuccheri semplici, gli alimenti con zuccheri semplici aggiunti; in pizzeria non ordino la pizza ma una porzione di parmigiana di melanzane, oppure un piatto ben nutrito di verdure grigliate; affido alla frutta di tre porzioni al giorno, alla frutta secca, alle verdure in quantità notevoli, ad un po’ di legumi confezionati in scatola che hanno percentuale di carboidrati intorno al 13%, il fabbisogno energetico, in termini di glucosio, dei neuroni e degli eritrociti. Il resto del fabbisogno energetico lo affido a proteine e grassi. La mia attività fisica giornaliera consiste in una marcia di 4 Km in 1 ora (quindi alla velocià di 4 Km/h, velocità presa come riferimeno, dalle Linee Guida dell’Alimentazione, per determinare il consumo energetico, esercizi con pesi, mezz’ora di ciclette, il pomeriggio, con regolatore di frizione 2/8, il tutto con sudorazione così come suggeriscono che avvenga, le predette Linee Guida. Monitoro ogni mese i tre livelli lipidici, ed ogni tre mesi eseguo le analisi generali. Ciò premesso, quando ho sottolineato che il termine “associato” sta a significare che si tratta di un accertamento statistico, e non sperimentale, e avrei dovuro aggiungere”altrimenti sarebbe stato usato il termine” “causato”, chiedendo poi un eventuale spiegazione tecnica da parte di un medico o di un biologo, ho voluto significare che è possibile dimostrare, dalla conoscenza dei processi energetici, conclusioni, validate anche dai dati statistici, che gli zuccheri sono la causa dell’obesità, oltre all’associazione ad essa, così come sostiene il Presidente dell’OMS. Spero di essere stato chiaro, altrimenti cercherò, ma non da sofista, altre argomentazioni. E a proposito di sofismo, non ritengo sia un’attività sofistica l’esegesi di uno scritto, perchè se volessi fare il sofista lo farei in un amichevole gioco filosofico con amici, cercando di dimostrare una tesi e la tesi contraria. Per quanto riguarda i metodi per contrastare il problema, non mi esprimo perchè non non ho ancora pensato abbastanza. Posso solo dire, per esempio, che il metodo dell’aumento del prezzo delle sigarette, secondo me, non ha prodotto alcun effetto positivo, visto che ancora se ne parla. Ho preparato uno scritto sull’argomento del fumo, e lo inserirò nella pagina più adatta di questo giornale, non appena la troverò. Per quanto riguarda le Linee Guida e il Ministero della Salute assente, potranno essere argomenti da affrontare successivamente, perchè il discorso è abbastanza lungo anche in attesa, dopo 15 anni, delle nuove Linee Guida dell’Alimentazione, che dovrebbero portare interessanti novità derivanti da aggiornamenti scientifici e statistici. Per quanto riguarda le fortune accumulate impunemente su falsi mirabolanti principi, la giustizia arriva sempre ad un grado di giudizio che accerta o meno la punibilità. Se la fortuna è tanta o poca, è un fatto soggettivo. Sull’argomento, non della fortuna accumulata, ma della denuncia, alla Procura delle Repubblica di Roma, per esercizio abusivo della professione di medico, sono intervento in altra pagina di questo giornale. Le rinnovo i miei più cordiali saluti.

    • Roberto La Pira

      La tassa sulle sigarette forse è servita meno della legge sul divieto di fumo nei luoghi pubblici, ma è servita a fare capire che il fumo è un problema gravissimo e con quei soldi forse possiamo bilanciare la spesa sanitaria necessaria per curare i malati di patologie causati dal fumo .

    • PARADOSSO ASIATICO

      Gent.mo Dott La Pira, leggendo le sue riflessioni, mi sono trovato, con la seconda sua considerazione, in un circolo vizioso. Ma non importa. In realtà non ho voglia ora di affrontare il problema economico della questione. Mi preme invece tentare di dare un mio contrubuto alla lotta contro il fumo. Ed allora:
      Ho fumato per 15 anni perchè non sapevo nulla di nulla. Dpo un doppio BPAC, ora so qualcosa e una la voglio racccontare. Le cellule del corpo umano, per vivere, hanno bisogno di energia, e questa la traggono dal glucosio e dai trigliceridi. Il metabolismo del glucosio avviene nel citosol e non ha bisogno di ossigeno. Il metabolismo dei trigliceridi e del prodotto risultante dal metabolismo del glucosio, avviene nei mitocondri, con consumo di ossigeno, in quantità proporzionale alle necessità, molto, per esempio, durante una attività fisica. Più i muscoli sono in movimento, di maggior ossigeno v’è ncessità. Nel corpo vi è un muscolo che è in continuo movimento: il cuore. Esso deve provvedere anche a sè, oltre che a tutto il corpo, senza abbandonare nè discriminare le estreme periferie, pompando quindi con enorme potenza il sangue in tutta la vascolarizzazione del corpo umano. Anche il cuore è vascolarizzato come un qualsiasi muscolo o organo, con la priorità di attingre immediatamente il samgue non appena l’aorta emerge dal suo serbatoio-pompa, tramite due arterie che diramandosi lo avvolgono come una corona. Il sangue è ricco di emoglobina. Questa trasporta molte sostanze vitali, salutari, ma anche nocive o mortali, e trasporta soprattutto l’ossigeno. A tal fine v’è primaria necessità di una buona respirazione laddove la bontà della stessa dipende sia dalla salute dell’individuo, sia dalla qualità dell’aria. L’emoglobina, per poter trasportare e distribuire l’ossigeno necessario a tutto il corpo, si è svincolata dalla legge di Henry, in modo da poter solubilizzare molto, ma molto più ossigeno di quello espresso da questa legge. Guardiamo allora questo muscolo che, in continuo movimento, lavora notte e giorno, senza un attimo di pausa, senza un giorno di riposo, senza ferie o vacanze, senza scioperi; insomma un lavoratore tanto esemplare quanto eroico. Per fare tutto ciò il cuore ha bisogno di ossigeno, tanto ossigeno; a tal fine ogni sua cellula è munita di tanti mitocondri da occupare un terzo del proprio volume; è come un motore con un numero smisurato di cilindri. La quantità di ossigeno che gli serve è enorme, gli perviene dall’emoglobina da cui lo estrae, e più ossigeno c’è, più ne estrae, lo estrae tutto, anche oltre le sue necessità: ha bisogno di ossigeno, tanto ossigeno, sempre ossigeno. Se non arrivasse ossigeno sufficiente inizierebbe a soffrire, ad indebolirsi, ad andare incontro alla morte. Penso che nessuno abbia voglia di vederlo morire unendosi a lui. Molti non se ne rendono conto e commettono la più squallida vigliaccheria, ricompensando col fumo quell’ organo che trascorre tutta la sua vita per farci vivere. Basterebbe comprendere ciò per arrestare questo scempio. Ma questo non è bastato. Ed allora sul pacchetto delle sigarette è stato inserito il messaggio: “Il fumo uccide”. Ma nei confronti di questo messaggio, il fumatore ha avuto una mutazione per cui gli è diventato resistente. Occorre cambiare messaggio, e raffigurare, sul pacchetto, il cuore che grida “VIGLIACCO”, e sull’altro lato il cuore che urla un insulto terapeutico: “COGLIONE”. Spero che il Ministro della Salute, e i Ministri del Terzo Triunvirato, che vedo tanto determinati, (per favore non litigate e non fategli fare la fine dei due precedenti Triunvirati), così provvedano o in altro modo estremo ancor più efficace. Ho parlato solo del fumo, ma ogni giorno si possono ascolare campagne contro le malattie cardio-vascolari che hanno anche molte altre cause.

    • PARADOSSO ASIATICO

      Dopo la digressione sul fumo, rientro nel tema di questa pagina, arricchendo la mia opinione già espressa anche in altra pagina, partendo da un testo imparziale qual’è, dopo l’elenco telefonico, il vocabolario.

      Dal Vocabolario Treccani: Obesità s. f. – Nel linguaggio medico, abnorme aumento del peso corporeo, per eccessiva formazione di adipe nell’organismo.

      Dal Vocabolario Treccani: àdipe s. m. – 1. letter. Grasso, pinguedine. 2. Nel linguaggio scient., insieme dei depositi di sostanze grasse che si formano negli organismi animali delle classi più elevate, con funzione di protezione meccanica e termica e di riserva nutritiva ed energetica.

      In tutta la pagina, si parla di obesità associata al consumo eccessivo di zuccheri aggiunti, e non si parla di grassi. Sia il direttore generale dell’OMS, sia Francesco Branca, intervistato, direttore di dipartimento nell’OMS, si sono limitati all’argomento zuccheri aggiunti. Man mano che il discorso prosegue l’associazione si tramuta di fatto in causa. La mia riflessione: il processo metabolico è semplice; le cellule, a causa di eccesso di zuccheri, traggono energia esclusivamente da essi, e rimandano i grassi, altra fonte di energia, nel tessuto adiposo, con conseguente obesità. L’esito finale è in linea con il vocabolario. Di conseguenza, senza necessità di indagini statistiche e di sondaggi, il risultato della trasgressione è già scritto nella biologia animale. Il primo discorso da farsi, perchè poi ce n’è un secondo, è l’adeguamento del consumo di zuccheri alle necessità di vita di una decina di tipi di cellule su 200 tipi. Le indagini statistiche possono solo confermare, a chi non conosce la biologia, che è così. Se si conosce la biologia e si ha forza di volontà, associata ad un ragionevole timore di contrarre patologie invalidanti o addirittura di addivenire alla morte, ci si comporta correttamente con l’alimentazione. Fino a questo punto questa pagina è ineccepibile. Siccome non siamo tutti biologi, nè illuminati, allora cerchiamo di risolvere il tutto con una tassa che limiti l’acquisto di alimenti con zuccheri aggiunti. Meglio punire che cercare di recuperare e riabilitare. Siccome non siamo disciplinati nel parcheggio, risolviamo il tutto con una multa, pur sapendo che con una multa non si libera immediatamente la strada per far passare un mezzo di soccorso. Purtroppo bisogna trovare questi rimedi estremi a causa di sprovveduti, distratti, o disonesti trasgressori. Ed ora faccio il secondo discorso. Gli zuccheri comprendono i monosaccaridi, disaccaridi (carboidrati semplici) e polisaccaridi (carboidrati complessi). E’ da un po’ di tempo che questi ultimi non li sento nominare, perché oggi alla ribalta ci sono gli zuccheri aggiunti. Ci siamo dimenticati dei piattoni di pasta e dei panini imbottiti, e perché no, delle pizze . Questi devono entrare nel discorso, così come lo sono gli altri. A questo punto mettiamo una tassa anche sulla pasta e sul pane, perché anche di essi, e soprattutto di essi, v’è abuso. Posso immaginare un uomo di 60 anni obeso perché ghiotto di pasta, e non perché ghiotto di merendine. E aggiungo un ultimo dato tecnico: tutti gli zuccheri che non vengono metabolizzati, compresi i carboidrati complessi, fanno la fine dei grassi, e cioè, in essi trasformati, vanno a depositarsi nel tessuto adiposo. In conclusione, no alla tassa, si ad iniziative con martellanti argomenti per educare le persone a “mangiare di meno”. Per ora non so cos’altro dire per essere convincente.

    • Roberto La Pira

      Bisogna distinguere tra gli zuccheri come fa lei, e rendersi conto che lo zucchero ha precise responsabilità nell’alimentazione perché ne assumiamo troppo. Le aziende spingono da sempre verso questo consumo e il risultato è che 30 paesi hanno adottato la tassa sullo zucchero per arginare l’invasione alimentare. Si tratta solo di uno dei metodi da adottare per ripristinare l’equilibrio nutrizionale.