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Cibo spazzatura: la tassa ipotizzata da Mario Monti non riduce il consumo ma serve solo a fare cassa

Riproponiamo questo intervento scritto nel gennaio 2012  sulla tassazione  del cibo spazzatura, dopo  le dichiarazioni del ministro Renato Balduzzi.

Il governo di Mario Monti ha prospettato una nuova tassa sul junk food per fare cassa e coprire una parte delle spese sanitarie. Lo scopo  è condivisibile: fare pagare di più un gruppo di alimenti ritenuti responsabili della cattiva alimentazione degli italiani per garantire un migliore servizio sanitario. Provvedimenti simili non sono una novità in Europa, sono stati infatti adottati pochi giorni fa dalla Francia e prima ancora dalla Danimarca. Negli  Stati Uniti è in corso da tempo una vasta campagna contro il consumo di bevande zuccherate considerate una delle principali cause dell’obesità.

Fare pagare 5-10 centesimi in più una lattina di Coca-Cola non è però un metodo in grado di disincentivare l’acquisto o il consumo di bibite considerate il prodotto simbolo del junk-food.
Anche l’eventuale decisione di aggiungere una tassa di 10 centesimi allo scontrino di un Happy meal (il pasto tipico di McDonald’s) oppure  di 5 centesimi la confezione di patatine fritte o la merendina supercalorica venduta al supermercato non servirà a ridurre in modo significativo i consumi di questi prodotti. L’aggravio di costi verrà considerato un ennesimo balzello per prelevare soldi dalle tasche dei consumatori.

La tassa sul cibo-spazzatura non deve essere considerata come un attributo negativo nei confronti di questi prodotti, che sono impeccabili dal punto di vista igienico-sanitario e vengono considerati da molti consumatori ottimi dal punto di vista organolettico. Il problema del junk food è che si tratta di cibo molto attraente da consumare in occasioni particolari  come le feste di compleanno dei ragazzi. Anche la visita da McDonald’s dovrebbe rappresentare un evento sporadico, e le irresistibili patatine fritte dovrebbero apparire ogni tanto nei pranzi preparati in casa e saltuariamente al ristorante.
Purtroppo non è così.

 

La  Coca-Cola realizza spot pubblicitari che invitano le mamme a portare a tavola la bibita tutti i giorni e non è casuale la scelta di McDonald’s di offrire ai clienti che spendono un euro in più  porzioni che contengono il doppio delle calorie. Anche la decisione di Ferrero e di molti altri produttori di merendine di invadere gli schermi tv e i siti internet con spot e messaggi pubblicitari su altri prodotti classificati come junk-food non è casuale.

Una cosa è certa, il provvedimento che il governo di Mario Monti vuole approvare, non servirà a ridurre il consumo di junk food. Per diminuire il consumo  bisogna adottare una seria politica di educazione alimentare come si sta facendo in alcuni stati USA (vedi gli articoli su questo argomento pubblicati nel sito firmati da Agnese Codignola e Valentina Murelli).

Si può anche intervenire sui media come spiega bene  Mariateresa Truncellito in una nota sulla tv e il cibo. Se però Mario Monti deve fare assolutamente cassa in poco tempo, potrebbe tassare la pubblicità del cibo spazzatura. Il risultato finanziario sarebbe ugualmente garantito e i consumi, forse, potrebbero diminuire. Ma questa idea che risulterebbe sicuramente  più efficace non viene presa in esame, chissa perchè.

Roberto La Pira

Foto:Photos.com

 

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6 Commenti

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    "Il governo di Mario Monti ha prospettato una nuova tassa sul junk food per fare cassa" ..e stop!..l’articolo potrebbe chiudersi qui. Al governo importa della salute dei consumatori? Non credo proprio. Colpire le pubblicità? ..sempre per fare cassa sui consumatori finali: se non ricordo male dal corso di Marketing, la pubblicità è intesa come una forma di presentazione e promozione del prodotto a pagamento, dove il costo finale della stessa cade sul consumatore finale. Perciò tassare le pubblicità = tassare i consumatori.
    Sarebbe ideale vietare o comunque limitare la pubblicità in tv di questi prodotti nelle fasce orarie dove sono più presenti i giovani e come dice lei di adottare una seria politica di educazione alimentare come si sta facendo in alcuni stati USA.

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    Andrea Meneghetti

    Sono d’accordo, soprattutto per quanto riguarda la definizione di Junk Food e del fatto che servano solo a fare cassa, un pò meno sulle soluzioni che in questo campo non ci sono.
    http://eticalimentare.blogspot.it/2012/04/le-tasse-sul-junk-food.html

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    in realtà bisognerebbe aumentare di molto il prezzo dei junk foods…di certo non nell’ordine dei centesimi!

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    Non è solo la questione dell’aumentare il costo del cibo spazzatura, io per quello sarei pure d’accordo,non fosse che il cibo salutare, quello buono, costa ancora troppo per le tasche di chi sceglie il junk food perchè si ritrova in rosso a fine mese. E’ più facile comperare merendine e un panino da 2 euro piuttosto che andare in ristorante o comprare cibi salutari. Se la tassa venisse applicata per incentivare il cibo buono per me sarebbe una buona tassa (che si tratti di pochi centesimi o qualche euro), peccato che come sempre le cose qui vengano fatte a metà.

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    Pochi hanno forse fatto attenzione alla meravigliosa soluzione che il redattore segnala.
    Tassare la pubblicità dello junk food….non lo junk food in se.
    Saranno poi le aziende a fare ricadere il costo di questo balzello ai consumatori..ma in questa maniera agli occhi di quest’ultimi la tassa non sarà una limitazione della loro libertà di scegliere con che schifo ingozzarsi.
    Ma in questo paese non verrà mai applicata..proprio perchè con le pubblicità di queste aziende..si arricchisce…il più ricco connazionale ed ex presidente del consiglio..ed è molto efficente nel difendere i suoi interessi..

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    Giacomo Stargiotti

    Il problema di Mario Monti è che le idee sulle tasse sono buone, ottime, ma è troppo buono con gli italiani. Aumentare il cibo spazzatura di 10 o 20 centesimi non serve a nulla se non a far cassa, sono perfettamente d’accordo. Se però un pasto al McDonald’s, una Coca Cola, un pacco di patatine, costassero 5 Euro in più di sole tasse, allora la storia cambierebbe. Lo Stato influenzerebbe pesantemente la microeconomia utilizzando il principio della leva fiscale, cioè quello che dovrebbe fare. Stesso discorso per gli alcolici: perché non tassarli tutti aumentando le accise di un +300% o un +400% in un botto solo? Più entrate statali e meno ubriachi in giro, il mio sogno. Verrebbero penalizzati tutti, anche i non ubriachi, ma è il prezzo da pagare. Io stesso bevo pochissimo alcol, ma sarei contentissimo di non berne più.