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Snack salati: da un’indagine ancora troppo sale nei prodotti pronti. L’autoregolazione delle aziende non basta

snack salatiMolti snack salati buoni per picnic e aperitivi sono pieni zeppi di sale, e quasi mai i consumatori sono messi nelle condizioni di saperlo, perché le etichette non lo dicono. È un duro atto d’accusa quello che arriva dall’ultima indagine di Action on Salt, l’associazione britannica che si batte per la riduzione del sale negli alimenti pronti e per l’indicazione del suo contenuto in ogni cibo. I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno analizzato ben 555 snack salati venduti dalle principali catene di supermercati inglesi (tra i quali diversi tipi di formaggio, acciughe, insaccati, pomodori secchi e così via), e trovato concentrazioni di sale molto alte, talvolta – in alcune olive – doppie rispetto a quella dell’acqua marina, in altri casi più elevate di quelle che si trovano in un classico hamburger con patatine e spesso pari a 5 grammi per 100-150 grammi di prodotto, ovvero un quantitativo uguale a quello previsto dall’OMS per l’alimentazione di un’intera giornata di un adulto e di un ragazzo dopo i 7 anni.

In generale, più della metà dei prodotti analizzati conteneva più sale di quanto sarebbe stato adeguato, in proporzione a ciò che uno snack può e deve rappresentare nella dieta quotidiana, e un terzo non aveva la prevista etichetta a semaforo, rendendo così assai arduo, per l’acquirente, capire quanto sale era presente.

L’associazione chiede l’introduzione di restrizioni e obblighi di legge

Va detto che la variabilità riscontrata è stata altrettanto alta, perché in alcuni casi il sale aggiunto era poco o comunque entro i limiti, ma questo conferma, secondo gli esperti chiamati a commentare quanto trovato, la necessità di regolamentare meglio tutto il settore, almeno dal punto di vista delle etichette nutrizionali a semaforo. Le quali, sempre secondo Action on Salt, dovrebbero essere rese obbligatorie su tutta la categoria entro il 2020, con una dicitura chiara e comprensibile a chiunque in modo immediato sulla concentrazione di sale.

La rilevazione si inserisce in un lavoro di verifica che l’associazione sta svolgendo da anni, ovvero da quando, nel 2014, le aziende si sono impegnate a ridurre gradualmente il contenuto di sale, per giungere – questo l’obbiettivo dichiarato allora – a livelli accettabili entro il 2017. In realtà nel 2018 la situazione era tutt’altro che ideale, perché circa metà dei prodotti analizzati aveva ancora troppo sale, e il 17% ne conteneva quantità eccedenti le concentrazioni massime. Poiché negli ultimi due anni non sono state prese iniziative volontarie degne di nota – questa la conclusione – è giunto il momento di un cambio di passo, cioè dell’introduzione di restrizioni e obblighi di legge.

Nel frattempo il consiglio per chi ama gli snack è quello di preparali a casa partendo da alimenti semplici e freschi, e insaporendoli con le spezie anziché con il sale.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    Da tanto tempo non utilizzo più sale da cucina come condimento (a crudo o meno): ne ho guadagnato paradossalmente in gusto (in realtà il sale copre i gusti originari) ed in salute!

    Ovviamente è bene evitare il più possibile, meglio del tutto come ad esempio nel mio caso, qualsiasi prodotto trasformato/confezionato: siate consapevoli di ciò di cui vi nutrite 🙂