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Quello snack sul Frecciarossa lascia a desiderare: troppa carta e scarsa valorizzazione del made in Italy

Una lettrice ci ha scritto a proposito del modo in cui è organizzato il servizio snack per i clienti di prima classe, business e premium sul Frecciarossa.

Qualche giorno fa ero in viaggio tra Milano e Torino e quando è passato il carrellino dei rinfreschi ho chiesto un tè caldo e uno snack dolce. Mi hanno dato un bicchierino con l’acqua calda, un altro bicchierino vuoto (presumibilmente per mettere la bustina usata), la bustina di tè contenuta in una involucro di carta, un sacchettino di plastica con dentro un cucchiaino usa e getta, un tovagliolino e una bustina di zucchero. Le due fettine di torta erano in una scatola di cartone e plastica non minuscola. Dalle foto allegate potete rendervi conto delle dimensioni. Mi sembra un servizio con troppa carta e troppa plastica per uno spuntino, anche considerando la quantità di porzioni servite, che si traducono in un carico di rifiuti difficilmente differenziabili. Forse la cosa si potrebbe organizzare con una maggiore attenzione all’ambiente, per esempio servendo il tè dal thermos come ho visto fare in passato.

Giovanna

etichetta torta frecciarossa  Trenitalia
La lista degli ingredienti della torta servita su un treno Frecciarossa Trenitalia

È una domanda che ci piacerebbe girare a Trenitalia e a Elior Ristorazione, che da ottobre gestisce questo servizio a bordo di Trenitalia, con il marchio Itinere, anche se la torta servita a Giovanna risulta prodotta da Servizi Generali Ristorazione.

Da parte nostra, vorremmo aggiungere qualche considerazione sulla scelta del dolce: due torte apparentemente con scadenza in giornata, una delle quali contiene emulsionanti, latte scremato condensato in polvere, acidificanti, conservanti, uova pastorizzate. Forse si potrebbe far meglio per promuovere la gastronomia italiana sui nostri treni.

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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6 Commenti

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    Molto giuste le considerazioni sullo spreco di materiale (e la poca gestibilità di che vuole bere un tè e deve arrabattarsi tra bicchieri, bustine e scatolette).
    Sugli additivi nelel torte: beh, è cibo servito in un treno. Deve conservarsi a lungo. Se così non fosse e non viene consumato tutto in giornata che si fa, si butta via? Per far “promuovere” l’italianità basterebbe che i treni fossero quasi sempre in orario…

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      Già. Quanta ragione ha, cara Elena.

      (gli acquisti per certe tipologie di ristorazione non possono essere “freschi”, mi pare ovvio. magari è brutto presentare una torta conservabile per mesi il giorno della scadenza, solo questo di appunto)

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      Paola Emilia Cicerone

      Ci sono però prodotti come i biscotti che hanno tempi di conservazione più “tranquilli”. Mi sembra bizzarro proporre un prodotto che appare come fresco, imbottito di conservanti,
      e per giunta il giorno della scadenza…

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    Il fatto che manchi il termine “preferibilmente” e il fatto che venga indicata addirittura l’ora entro la quale consumare il prodotto identifica sicuramente un prodotto deperibile e molto probabilmente con shelf life molto breve (pochi giorni).
    Se guardate bene l’etichetta, gli additivi e il latte condensato sono contenuti nel “preparato per impasti” che non è altro che un semilavorato composto da un mix di ingredienti in polvere che il produttore acquista tal quale da un fornitore. Infatti gli ingredienti sono riportati tra parentesi. Immagino che la scelta sia dettata dalla praticità ,un po’ come per il preparato per torte Cameo. Quegli additivi sono evidentemente necessari per il preparato, ma non necessariamente hanno “effetto” sulla torta come prodotto finito.
    Quanto a “uova pastorizzate”, gli ovoprodotti sono obbligatoriamente utilizzati nell’industria alimentare invece delle uova fresche intere quindi non capisco in che modo la loro presenza penalizzi il prodotto in oggetto…

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    Boh. Ricordate Nino Manfredi che vendeva caffè sui treni ?
    Sicuramente molto più ecologico, forse un filino meno igienico.
    Ovvero meno rispondente a norme “di sicurezza” spesso realizzate da burocrati che definiscono anche la lunghezza delle banane.
    Ricordate le zuccheriere dei bar messe fuorilegge e quasi ovunque sostituite da bustine monouso di cui metà contenuto viene spesso sprecato ?
    Forse il nostro spirito ecologico dovrebbe ampliarsi, rifiutando di consumare tali prodotti, rinunciando al the sull’espresso o al caffè dolce …

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    Il fatto è che ormai il “packaging” degli alimenti è percepito come una cosa bella, mentre invece il più delle volte, anzi sempre, è solo un’operazione di marketing che tende a porre in secondo piano la sostanza rispetto alla forma. Un caffè o un thè “vecchia maniera” servito con il thermos non verrebbe percepito come indice di qualità, e probabilmente il tempo impiegato dal personale per il servizio all’utenza, valutato in temini di costo/efficacia, avrebbe addiruttura determinato maggiori costi vivi (a distribuire pacchettini già confezionati si perde meno tempo). C’est la vie.