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L`Europa punta sugli smartphone per nuove applicazioni in grado di decodificare le etichette dei prodotti alimentari

Dopo gli Stati Uniti anche l’Europa si muove per creare programmi e applicazioni che sfruttano le potenzialità degli smartphone e aiutano i consumatori a fare scelte più consapevoli attraverso la lettura delle etichette nutrizionali (vedi ilfattoalimentare.it). L’Unione Europea ha infatti sponsorizzato un programma di ricerca coordinato da Herman Koeter, direttore scientifico della European Food Safety Agency, che vedrà università e aziende collaborare per arrivare a elaborare codici a barre tridimensionali, in grado di essere letti dai telefoni cellulari di ultima generazione o da appositi dispositivi presenti nei supermercati.

Come emerso  da uno studio recente (vedi ilfattoalimentare.it e dal fermento sulle etichette nutrizionali ceh si registra in molti Paesi, con discussioni e proposte di varia natura, i metodi attuali non sono adeguati, e il consumatore legge  meno di quello che dovrebbe.  E’  necessario fare di più e meglio affinché chi compra abbia a disposizione tutte in maniera rapida e comprensibile le informazioni su: provenienza, conteggio calorico, categorie di nutrienti e di additivi, sostenibilità. 

Anche nel progetto europeo, come avviene già nell’applicazione firmata da Fooducate, l’idea è di unire le caratteristiche dei lettori di codici a barre con quelle degli smartphone, per leggere i dati sul proprio telefonino. “Le informazioni” ha spiegato Koeter a Foodnavigator saranno messe su una piattaforma elaborata da un panel congiunto di esperti e rappresentanti delle aziende che ricalca lo schema di Fairfood o quello dei certificati UTZ su tè, caffè e cacao. Bisogna basarsi su una leale collaborazione che dia la possibilità di  partire dai dati forniti dalle aziende e di aggiungere valutazioni indipendenti”. La partecipazione dei tecnici dell’Unione Europea, ha aggiunto Koeter, è stata  fondamentale non solo a livello economico, ma anche perché i funzionari coinvolti hanno lavorato diversi mesi per creare il giusto network di competenze pubbliche e private, ricevendo adesioni convinte da parte di: Unilever, Nestlè e Danone e ora dovrebbe garantire l’assoluta indipendenza dei giudizi espressi.

“Da tempo” ha concluso il direttore dell’EFSA “i consumatori chiedono di avere  informazioni facilmente accessibili su ciò che mangiano e non solo per quanto riguarda il contenuto ma anche per ciò che attiene la sostenibilità, delle filiere e il coinvolgimento delle popolazioni locali nella produzione. La tecnologia oggi permette di dare loro tutto ciò, anche se per la commercializzazione dei nuovi metodi di etichettatura digitale occorreranno molti più fondi di quelli disponibili per i progetti di ricerca”.

di Agnese Codignola

 

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