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Sempre troppo zucchero, ma non solo, nelle bibite a base cola. Lo conferma il test della rivista K-Tipp

bevande zuccherate bibite zucchero sugar tax soda taxConservanti, coloranti, anidride carbonica e, soprattutto, troppo zucchero. Ecco che cos’hanno in comune la maggior parte delle bibite confezionate a base di cola presenti sul mercato. Basta berne una per superare facilmente il limite fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia di destinare agli zuccheri non più del 5% del fabbisogno energetico quotidiano, di circa 25 g al giorno. A confermare nuovamente questa verità contribuisce una recente analisi condotta dalla rivista svizzera K-Tipp che, prendendo spunto dalla richiesta, avanzata lo scorso maggio dall’Ufficio federale svizzero per la sicurezza alimentare (Osav) ai produttori di bibite analcoliche e gassate, di ridurre il dosaggio di zucchero nelle loro bevande almeno del 10% entro il 2024. La rivista ha messo a confronto 16 marchi, stimolando anche una riflessione sui rischi degli additivi e degli edulcoranti presenti nelle varianti ‘light’.

I risultati del test condotto dalla testata elvetica dimostrano che, in un litro di bevanda a base di cola, possono trovarsi fino a 29 zollette di zucchero, corrispondenti a circa 100 g: si va dai 93 g della Simply Cola della linea Organics di Red Bull ai 115 g della Prix Guarantee Cola venduta dalla Coop svizzera, mentre la Pepsi risulta contenerne ‘solo’ 73 g per litro. È noto da tempo che le bevande zuccherate aumentano il rischio di sviluppare patologie come obesità, carie e diabete, ma recenti studi dimostrano che bere anche solo una bibita da 250-300 ml al giorno aumenti fino al 78% il rischio di  ridurre la sensibilità all’insulina, favorendo l’ingresso del glucosio nelle cellule e l’accumulo di grasso viscerale intorno al fegato. Per questo sempre più Paesi mettono in campo alcuni provvedimenti per limitarne il consumo: dalla sugar tax alla richiesta di maggiore trasparenza da parte delle aziende produttrici (che dovrebbero includere in etichetta avvertenze sull’eccesso di zuccheri) e dei ristoratori (che dovrebbero evitare di proporre bevande zuccherate o fornire le informazioni nutrizionali riportate sulla confezione).

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Recenti studi dimostrano che bere anche solo una bibita da 250-300 ml al giorno aumenta fino al 78% il rischio di sviluppare patologie epatiche

L’analisi di K-Tipp, tuttavia, non si limita a ribadire i danni dell’eccesso di zuccheri nelle bibite a base di cola, ma attira l’attenzione sulla presenza di additivi artificiali che, oltre determinati livelli, sono considerati nocivi per la salute. Tra questi spicca l’acido ortofosforico, responsabile del gusto tipico della cola e spesso nascosto dietro la denominazione E338. Diverse ricerche confermano che tale acido è responsabile di danni allo smalto dei denti e riduce la densità ossea. A questo si aggiungono inoltre i sali di acido cloridrico, che inibiscono l’assorbimento di iodio nella ghiandola tiroidea, determinando squilibri ormonali. Non va poi sottovalutato il contenuto di caffeina: un bicchiere di Coca-Cola da 250 ml contiene circa 25 ml di caffeina. Non poca, considerando che questa si aggiunge spesso ad altre sostanze stimolanti assunte nel corso della giornata, attraverso altre fonti, come tè, caffè e cioccolato. In quantità eccessive tali sostanze possono avere un effetto ansiogeno e provocare tremori, insonnia ed eccitabilità, ma anche causare tachicardia, ipertensione e aritmie.

Alla riflessione su questi temi si somma poi anche quella sui dolcificanti artificiali (come saccarina, aspartame e sucralosio). Questi non sono infatti considerati da K-Tipp un’alternativa più salutare dello zucchero perché non solo non contribuiscono ad abituare il palato a gusti meno dolci, ma possono anche alterare il microbioma intestinale e interferire con il metabolismo di grassi e zuccheri, aumentando il rischio di problemi digestivi e, paradossalmente, anche di obesità e diabete. Purtroppo i tentativi dei grandi brand di trovare un compromesso tra gusto e apporto di zuccheri senza ricorrere a edulcoranti di sintesi non si sono rivelati sufficienti a classificare le bibite gassate come non-dannose. Coca-Cola Life, per esempio, lanciata nel 2016 per fronteggiare il calo delle vendite del 2015, apporta 27 kcal ogni 100 ml (rispetto alle 37 kcal della versione classica) grazie alla sostituzione di parte dello zucchero con estratti di stevia, ma contiene comunque 13 cucchiaini di zucchero per litro: meno dei 21 presenti nella versione Original Taste, ma comunque troppi per ricevere l’approvazione dei nutrizionisti. Insomma, dal momento che le bevande zuccherate o dolcificate non servono a soddisfare nessuna reale necessità dell’organismo, gli esperti di nutrizione sperano nell’entrata in vigore di regole in grado di disincentivarne il consumo (come la sugar tax). Sarebbe inoltre utile anche una legislazione più severa sull’etichettatura delle bibite, almeno per rendere i consumatori più consapevoli di quanto zucchero o dolcificante contengono e dei relativi rischi.

© Riproduzione riservata; Foto: AdobeStock

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2 Commenti

  1. R.Squillantini

    Avete mai fatto il tè freddo?
    Per 1 litro di tè non troppo dolce servono 75 g di zucchero, circa 12-13 cucchiaini.
    Quindi dov’è lo scandaloso eccesso di zuccheri di cui parla l’articolo?
    Poi se volete demonizzare, fate pure.

  2. Questo per dimostrare all’autrice che la SCIENZA (senza l’H) finale è molto più prudente nel trarre conclusioni di quanto non sia “tipico” del giornalismo sensazionalistico. Noterà negli articoli quante volte sia usato “may” e non “is”. Ovvero, la certezza teologica non appartiene alla ricerca scientifica, quindi “prudenza” nel diffondere come certezze e verità assolute certe notizie. Tutti gli articoli e molto di più sono disponibili gratuitamente. Con questo non intendo dire che le “porcherie” che vendono come “soft drink” abbiano taumaturgiche proprietà o siano innocue.

    Il consumo di ≤400 mg/die negli adulti non è associato a effetti avversi evidenti (1)
    La caffeina compromette la sensibilità all’insulina, ma le molecole polifenoliche presenti nel tè, nel caffè e nel cacao aumentano gli effetti dell’insulina. (2)
    Ad oggi, la ricerca sugli effetti delle bevande contenenti caffeina sulla sensibilità all’insulina è costituita principalmente da studi epidemiologici nell’uomo e da studi prospettici sugli animali. Sebbene questi studi abbiano mostrato molteplici associazioni, la ricerca è carente per quanto riguarda gli studi meccanicistici e prospettici nell’uomo. (3)

    _____________________________________
    (1) Wikoff, D., Welsh, B.T., Henderson, R., Brorby, G.P., Britt, J., Myers, E., Goldberger, J., Lieberman, H.R., O’Brien, C., Peck, J., Tenebein, M., Weaver, C., Harvey, S., Urban, J., Doepker, C., Systematic review of the potential adverse effects of caffeine consumption in healthy adults, pregnant women, adolescents, and children, Food and Chemical Toxicology (2017), doi: 10.1016/j.fct.2017.04.002.)
    (2) E. Paul Cherniack, Natalie Buslach & Heather F. Lee (2018): The Potential Effects of Caffeinated Beverages on Insulin Sensitivity, Journal of the American College of Nutrition, DOI: 10.1080/07315724.2017.1372822
    (3) E. Paul Cherniack, Natalie Buslach & Heather F. Lee (2018): The Potential Effects of Caffeinated Beverages on Insulin Sensitivity, Journal of the American College of Nutrition, DOI: 10.1080/07315724.2017.1372822

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