semi di chia

Negli ultimi anni i semi di chia sono diventati protagonisti del mondo degli alimenti di origine naturale, spesso provenienti da tradizioni millenarie, ma approdati in occidente solo di recente. Come accade spesso alle mode alimentari, vengono attribuiti i più disparati effetti benefici sulla salute, quasi sempre con scarse prove scientifiche a sostegno. E questo ha fatto fiorire il mercato – soprattutto in rete – di prodotti dall’origine non sempre nota, che sono stati più volte oggetto di sequestri, soprattutto per la presenza di contaminanti quali la soia, oppure di origine microbiologica.

Lo studio sui semi di chia

Per fare un po’ di chiarezza e capire che cosa ci sia di fondato in tutto ciò che viene propagandato per questi superfood, i ricercatori dell’Università dell’Oregon sono partiti dalla base, e cioè dall’analisi genetica completa, trovando molte conferme.

Come premesso nello studio, uscito su Frontiers in Plant Science, i semi di chia provengono dalla pianta Salvia hispanica, originaria del Messico e del Guatemala, e possono essere marroni, bianchi o neri. Una porzione media, di circa una quarantina di grammi, apporta 140 calorie, 5 grammi di proteine, 10 di fibre, 12 di carboidrati e 9 di grassi, 8 dei quali benefici per il cuore.

Di solito si utilizzano per preparare pane, torte, dolci vari, zuppe, frullati, succhi, granola da colazione o in aggiunta al latte o agli yogurt, anche perché hanno una grande capacità di assorbimento dell’acqua e in generale dei liquidi (fino a 12 volte il lor peso secco) e, una volta idratati, danno origine a un gel.

pudding si semi di chia, mirtilli e bacche di vaniglia
I semi di chia si aggiungono spesso al latte o agli yogurt perché hanno una grande capacità di assorbimento dell’acqua

La genetica

Dal punto di vista genetico, poi, quanto individuato negli oltre 48.000 geni presenti ha portato a concludere che:

–       I semi di chia sintetizzano (attraverso 29 geni diversi) e quindi contengono acidi grassi polinsaturi o PUFA, noti per i loro effetti positivi su cuore e vasi ed efficaci nella prevenzione di alcuni tipi di tumori;

–       I semi di chia hanno un elevato contenuto in fibre, che li rende ideali per chi deve tenere a bada la glicemia, perché stabilizzano i livelli di insulina. In generale, sono ottimi per chi ha disturbi gastrointestinali;

–       Le proteine e le piccole molecole bioattive presenti, codificate da oltre 2.700 geni diversi, sono dotate, potenzialmente, di azioni antitumorali e antipertensive. Ve ne sono diverse antifiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche;

–       Messi a contatto con i liquidi, grazie ai prodotti di ben 93 geni diversi, formano emulsioni che possono essere usate come additivi naturali, ideali per esempio per gelificare, modificare la texture o per veicolare principi attivi all’interno di altri alimenti, o in preparazioni farmaceutiche o cosmetiche.

Un alimento prezioso

Quanto scoperto conferma quindi che i semi di chia sono dotati di notevoli qualità nutrizionali e caratteristiche chimiche molto interessanti, e potrebbero entrare a far parte dei nuovi semi e cereali un tempo considerati “orfani” poco usati, ma che ora si cerca di introdurre sia per migliorare la diversità genetica del sistema alimentare, sia perché le piante sono particolarmente resistenti e quindi adatte ai cambiamenti climatici. Sia, ancora, perché, dal punto di vista nutrizionale, sono estremamente validi.

Per favorire la diffusione delle conoscenze e stimolare la conduzione di nuove ricerche, infine, gli autori hanno creato un database accessibile a chiunque, il Salvia Genomic Database.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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Osvaldo F.
Osvaldo F.
4 Gennaio 2024 09:24

Da quello che leggo, una volta tanto un alimento definito “superfood” pare esserlo abbastanza.
Dubito sempre di queste attribuzioni, frutto di mode forse (forse?…) create ad arte da chi deve vendere. A prima memoria mi vengono in mente le bacche di goji e la quinoa, e tra i dolcificanti la stevia. Tutti prodotti che quando diventano di moda hanno in comune un prezzo esorbitante! Tant’è che per la quinoa mi risulta che le popolazioni presso cui era tradizione (sud america) da quando è divenuta ricercata hanno avuto problemi a trovarla, sia per il prezzo schizzato alle stelle, che per proprio la disponibilità poiché il prodotto è stato dirottato sulle più remunerative rotte occidentali.
“Leggende” in cui possiamo citare per stare su quelle “grosse” il fatto che il vino faccia bene perché contiene l’antiossidante resveratrolo, informazione esatta, peccato che la quantità sia così modesta che per avere effetti bisognerebbe assumere (a seconda delle fonti) da qualche litro a decine di litri al giorno… per cui il primo effetto sarebbe sicuramente la morte per sindrome alcoolica… altro che benefici…
Da quello che leggo, un prossimo “superfood” che ci verrà proposto potrebbe essere il melograno, mi risultano grandi investimenti di questa pianta. Vediamo se ci azzecco…
Tornando ai semi di chia, una informazione interessante, come per ogni nuovo prodotto che si affaccia ai nostri mercati, potrebbe essere quale percentuale della popolazione presso cui sono diffusi ne risulta allergica.
Buon lavoro e buon 2024

Ombretta
Ombretta
4 Gennaio 2024 10:56

Ringrazio per la sintesi comprensibile ordinata e puntuale sulle caratteristiche organolettiche della chia.Credo che facciate un buon lavoro. Molto utile.

marco
marco
13 Gennaio 2024 09:16

Ottimo approfondimento tecnico. Sono anni che abbiamo l’abitudine alla CHIA, sapendo inoltre che la pianta è resistente ai fitofarmaci e quindi naturale e non pericolosa.

Chiara
Chiara
16 Gennaio 2024 13:10

Buongiorno, Vi pregherei anche di avvisare che alcune persone non li tollerano e sviluppano alcuni disturbi a seguito dell’ingestione dei semi di chia! Possono provocare vomito ed un forte mal di testa, crampi addominali e senso di letargia!!

Valeria Nardi
Reply to  Chiara
16 Gennaio 2024 14:01

Stando alle fonti ufficiali il consumo di semi di chia non comporta rischi. Non escludiamo che ci siano persone più sensibili a questo (come ad altri) ingrediente e che quindi se notano degli effetti avversi possono decidere di eliminarlo dalla propria dieta. The Harvard T.H. Chan School of Public Health precisa quanto segue:
“Ci sono alcune rare precauzioni quando si mangiano i semi di chia. Nel 2014 ha fatto notizia un caso presentato all’American College of Gastroenterology Annual Scientific Meeting in cui si descriveva un paziente che aveva mangiato semi di chia secchi seguiti da un bicchiere d’acqua. I semi si sono espansi nell’esofago e hanno causato un’ostruzione. Poiché si gonfiano rapidamente dopo aver assorbito il liquido, si consiglia di mangiare semi di chia già immersi in un liquido o accompagnati da un alimento umido, come farina d’avena o yogurt. Non mangiare i semi di chia secchi da soli. Le persone che soffrono di disfagia, una condizione che causa difficoltà di deglutizione (come nel caso di questo paziente) o altri problemi digestivi, dovrebbero mangiare i semi di chia con attenzione.”

giova
giova
16 Gennaio 2024 16:05

Articolo interessante, che riporta i risultati di uno studio approfondito, forse, il primo di una serie; in quanto le proprietà sono numerose e agiscono su organi e sistemi diversi.
Aggiungo che – sensazione di “pappetta” in bocca a parte (sono gelatinosi) – il gusto è neutro, e diversamente da altri semi non necessitano di frantumazione (si usano tal quali).
Il prezzo è elevato.
Come riportato dalla dottoressa Nardi, ai disfagici non li consiglio.

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