I supermercati del gruppo tedesco Aldi si sono diffusi in poco tempo in tutto il Nord Italia. Una nostra lettrice ha vissuto recentemente un’esperienza poco edificante in un punto vendita di Milano. Di seguito pubblichiamo la lettera con le risposte di Aldi e dell’avvocato Dario Dongo.
La lettera
Ieri pomeriggio mi è successa una cosa spiacevole in un supermercato Aldi precisamente quello di Via Galvani, vicino alla Stazione Centrale di Milano. Mi sono fermata per fare una rapida spesa prima di cena e presi una manciata di articoli mi metto in fila. Mentre sto aspettando il mio turno per pagare, all’interno della corsia in cui ci sono tutti i prodotti scontati, la mia attenzione ricade sugli ovetti Kinder Sorpresa della Ferrero che da cartellino esposto sembrano essere scontati a 1,59 € la scatolina da tre ovetti. Visto che erano quelle con le sorprese che preferisce mio figlio ho deciso di prenderne due per una spesa totale di circa tre euro.
Dopo un po’ di coda arriva il mio turno per le casse automatiche ma al momento di passare il Kinder Sorpresa noto che la cassa non riconosce lo sconto a quel punto chiedo a un dipendente come mai e lui mi dice che le casse automatiche non prendono gli sconti e che quindi sarei dovuta andare in una cassa con una persona reale. A questo punto ritorno in fila, una fila particolarmente lunga perché c’era un’unica cassa aperta con cassiere. Arrivato il mio turno noto che anche in questa cassa la scatoletta di ovetti risulta costare 3,99 €.
Chiedo chiarimenti al cassiere che non sa cosa fare e chiama la responsabile. Arrivata la responsabile, senza neanche avvicinarsi ma parlandomi da lontano, mi dice che si tratta di un errore io però le dico che a questo punto pagherò le due scatolette di ovetti 1, 59 € l’uno, non solo perché così è indicato dal cartello ma perché mi sono dovuta fare per ben due volte la fila, su suggerimento dei dipendenti di Aldi. Anche il mio tempo ha un valore. Il cassiere invece mi storna l’articolo dallo scontrino, la responsabile sparisce senza nemmeno scusarsi per l’errore, io per rispetto alle altre persone in fila lascio perdere.
Vi scrivo perché l’errore può capitare, ma mi sembra il minimo almeno scusarsi. Segnalo inoltre che lo scatolone con tutte le scatolette da tre ovetti era quasi vuota, immagino che visto il prezzo siano stati in molti ad acquistarle e in pochi, o nessuno, ad accorgersi che il prezzo effettivamente pagato era più del doppio. Allego scontrino. Valeria

Risposta di Aldi
La ringraziamo per averci contatto e ci dispiace apprendere del Suo disappunto. ALDI S.r.l. si impegna costantemente a prendere in seria considerazione le segnalazioni dei suoi clienti, per poter sempre migliorare i propri servizi e garantire in tal modo maggior qualità ed efficienza. Soddisfare il cliente ed offrire un ottimo servizio è la nostra priorità. La disponibilità verso le esigenze dei clienti è uno dei valori a cui diamo primaria importanza.
In riferimento a quanto raccontato, La volevamo rassicurare che il reparto competente sta effettuando le dovute verifiche del caso e, qualora accertasse una criticità si adopererà per la risoluzione. Restiamo a disposizione e l’attendiamo presto presso uno dei nostri punti vendita per sperimentare la qualità dei nostri prodotti e servizi.
La informiamo che la Sua segnalazione è stata inoltrata all’ufficio di competenza. La invitiamo a tornare nel punto vendita di Milano Via Galvani, portando con sé copia della presente mail. Il personale di vendita sarà a Sua disposizione per omaggiarla di due ovetti.
Restando sempre a disposizione, Le porgiamo Cordiali saluti, Servizio Clienti ALDI S.r.l.
Risponde l’avvocato Dario Dongo
Il Codice del Consumo impone ai commercianti l’obbligo di esporre il prezzo di vendita, definito all’articolo 13 come “il prezzo finale, valido per una unità di prodotto o per una determinata quantità del prodotto, comprensivo dell’IVA e di ogni altra imposta”, unitamente al prezzo per unità di misura, al fine di garantire una corretta informazione e la comparabilità delle offerte.
Lo stesso Codice qualifica come pratica commerciale ingannevole qualsiasi comportamento che contenga informazioni non rispondenti al vero o che, pur formalmente corretto, sia idoneo a indurre in errore il consumatore medio, in particolare con riferimento al prezzo, nonché alla natura e alle caratteristiche principali del prodotto (articolo 21 del d.lgs. 206/2005 e successive modifiche).
In tema di trasparenza dei prezzi nel commercio al dettaglio, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha recentemente ribadito che l’obbligo di indicare il prezzo non si esaurisce nella mera menzione numerica, ma richiede che esso sia chiaro, leggibile e direttamente visibile al consumatore senza che questi debba compiere alcuna azione per reperirlo (Cass. civ., ord. n. 14826 del 3 giugno 2025). Tale orientamento è in linea con la “Price Indication Directive” 98/6/EC e successive modifiche, la quale a sua volta ribadisce che l’informazione sul prezzo debba venire fornita in modo completo, comprensibile e anticipato rispetto alla decisione di acquisto.

Da tali regole discende un principio: il prezzo esposto a scaffale vincola il commerciante, il quale è tenuto ad applicarlo una volta che il consumatore abbia manifestato la propria volontà di acquisto, prelevando il prodotto e presentandolo alle casse. In tale momento si realizza infatti l’adesione all’offerta e si perfeziona il contratto di compravendita, con la conseguenza che eventuali difformità tra il prezzo indicato e quello richiesto al pagamento non possono venire poste a carico del consumatore.
La richiesta di un prezzo superiore può viceversa configurare una pratica commerciale scorretta, esponendo il professionista a rischi di sanzioni amministrative e a possibili azioni di tutela da parte del consumatore e delle associazioni di tutela. È importante che le catene della GDO e dei discount organizzino una formazione adeguata dei responsabili dei punti vendita e del personale, per garantire il rispetto delle regole sopra richiamate e mitigare i rischi di contestazione.
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