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Nuovo scandalo in Francia: dopo gli hamburger scadenti, cotolette di pollo “gonfiate” d’acqua agli enti benefici

cotolette di polloIn Francia è di nuovo bufera sulla qualità degli alimenti destinati agli enti di beneficenza. Dopo i sette milioni di hamburger di manzo di qualità scadente scoperti lo scorso giugno, ora è la volta delle cotolette di pollo ‘gonfiate’ d’acqua. A far scoppiare di nuovo lo scandalo è la Direzione generale per la concorrenza, il consumo e la repressione frodi (Dgccrf), che ha ha condotto una serie di controlli mirati sulla qualità dei prodotti forniti alle associazioni che distribuiscono aiuti alimentari usufruendo di fondi europei, in risposta alla grande frode degli hamburger.

Oltre alle cotolette di pollo surgelate, sono finite nel mirino degli ispettori anche le lasagne al salmone, cioè i prodotti considerati più a rischio frode. Ma mentre i controlli sulle lasagne hanno assicurato il rispetto delle norme e dei capitolati d’appalto, non è stato così per le cotolette di pollo, che presentavano un tenore d’acqua oltre il limite stabilito dalla legge.

L’aggiunta di acqua alle preparazioni a base di carne, come nuggets e cotolette, è un espediente che consente ai produttori di aumentare artificialmente e a costo zero il peso e, quindi il margine di guadagno. La pratica non ha nessuna conseguenza negativa sulla salute, né sulle proprietà organolettiche, ma si tratta di una vera e propria frode in commercio. Bisogna precisare che durante il processo di surgelazione la carne incorpora un certo quantitativo d’acqua, per cui il superamento dei limiti di legge potrebbe essersi verificato in maniera accidentale.

Per scoprire se le cotolette ‘gonfiate’ sono il risultato di una frode o solo di un’anomalia in fase di produzione, le indagini si sposteranno in Danimarca, paese di origine dei prodotti incriminati. La presunta frode è costata 3,5 milioni di euro di fondi europei di aiuto agli indigenti (Fead), che vanno ad aggiungersi ai 5,2 milioni degli hamburger scoperti all’inizio dell’estate, e ha coinvolto nuovamente la Croce Rossa francese, la Federazione francese dei banchi alimentari, i Ristoranti del cuore e il Soccorso popolare.

Nel mese di marzo, erano state proprio le quattro associazioni benefiche a far partire le indagini sugli hamburger, dopo essersi accorte che i prodotti avevano gusto e consistenza diversi dal solito. Le analisi della Dgccrf avevano scoperto che gli hamburger, forniti da un’azienda francese che si approvvigionava in Polonia per risparmiare, non rispettavano gli standard qualitativi stabiliti dalla legge: contenevano troppo grasso, tessuto di bassa qualità, soia e amido per “correggere” la consistenza.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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