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Salmone norvegese: il capro espiatorio del nuovo focolaio di Covid-19 a Pechino. Importazioni bloccate ma nessuna prova

Quasi 300 mercati di prodotti alimentari sanificati, 11 dei quali chiusi, migliaia di voli cancellati, interi quartieri ripiombati nel lockdown, scuole sbarrate e migliaia di persone sottoposte forzatamente al tampone: è il ritratto di Pechino in queste ore, una città improvvisamente ritrovatasi al centro di quella che potrebbe essere una seconda epidemia di Sars-CoV-2. Per evitare la quale le autorità cinesi questa volta sembrano disposte a tutto, anche perché la megalopoli conta 21 milioni di abitanti, ovvero un condensato umano nel quale, se la situazione dovesse sfuggire di mano, sarebbe molto complicato intervenire efficacemente. Per ora, dunque, si procede col pugno di ferro e con i test a tappeto. E cercando di attribuire la colpa a merci provenienti dall’estero e, in primo luogo, al salmone norvegese.

Tracce del coronavirus sarebbero state infatti identificate su un tagliere di un bancone del mercato di Xinfadi, probabile epicentro del focolaio, che vendeva, tra l’altro, proprio il salmone “importato”. Aggettivo al quale le autorità hanno dato particolare enfasi, con effetti catastrofici sui consumatori, e che è stato utilizzato anche da esperti del locale CDC affermando che il virus potrebbe essere arrivato insieme “pesce e carne contaminati” senza, però, presentare alcuna prova. 

pesce pescheria
Tracce del virus sono state rilevate sul tagliere di un banco del pesce che vendeva salmone norvegese all’interno del mercato Xinfadi, al centro del focolaio

Secondo l’agenzia Reuters, la Cina ha bloccato le importazioni dall’Europa, le grandi catene di supermercati (anche occidentali) hanno provveduto a rimuovere tutto il salmone proveniente dall’estero, mentre i clienti dei ristoranti lo rifiutano. E questo nonostante, secondo quanto riferisce il quotidiano scandinavo The Local, fonti ufficiali norvegesi abbiamo parlato di colloqui intercorsi tra i responsabili dei due paesi, che si sarebbero concluse con la caduta di ogni accusa nei confronti del salmone.

Ma il danno economico e commerciale, per ora, resta. I principali distributori di salmone norvegese in Cina, come Bakkafrost e Norway Royal Salmon, sono fermi e attendono ulteriori sviluppi, e nel frattempo hanno sottoposto tutti i lavoratori a tampone senza trovare neppure un singolo caso positivo, mentre epidemiologi e virologi di tutto il mondo affermano concordi che il trasferimento del virus al salmone in Norvegia, la sua sopravvivenza durante le fasi di trattamento e congelamento, il ritorno a una fase vitale dopo lo scongelamento in Cina e la successiva infezione di una persona sono passaggi pressoché impossibili singolarmente e nel loro insieme, e di certo mai dimostrati. 

salmone
Non c’è alcuna prova della contaminazione del salmone norvegese da parte di Sars-CoV-2, né di una trasmissione alimentare del virus

La presenza di materiale genetico su quel tagliere sarebbe niente di più che la prova della circolazione del coronavirus nel paese e, soprattutto, nei mercati alimentari, nei quali ancora oggi vi sono normative che facilitano la promiscuità di carni e interiora e il contatto con l’uomo. Anche se il ceppo fosse europeo, come suggerito dai cinesi (senza aver pubblicato una sequenza che lo dimostri), aggiungono alcuni dei ricercatori intervistati dai media di tutto il mondo sulla questione, si tratterebbe con ogni probabilità di virus provenienti da persone rientrate in Cina dall’Europa, e non certo da alimenti. Sui quali, è bene ricordarlo, è stato in questi mesi più volte ribadito che non esiste alcuna prova di trasferimento all’uomo.

La Cina assorbe il 5% del consumo di salmone nel mondo, e fino a pochi giorni fa ne importava 80 mila tonnellate all’anno (di quello congelato) da Norvegia, isole Faroer, Cile, Australia e Canada.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    Questo la dice lunga sul tipo di informazione (o meglio, disinformazione) che ci giunge ufficilamente dalla Cina, dagli albori della vicenda Codid-19 ad oggi…

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