Il conflitto nello Stretto di Hormuz minaccia un terzo della produzione mondiale di fertilizzanti agricoli
Mentre l’attenzione internazionale è focalizzata sull’escalation militare nella regione del Golfo Persico, c’è una minaccia silenziosa che si muove sotto la linea di galleggiamento dello Stretto di Hormuz. La guerra in Iran non è solo un rischio geopolitico per l’energia, ma una crisi che potrebbe esplodere presto tra le corsie dei supermercati italiani ed europei. Il blocco di questo passaggio marittimo non ferma solo il petrolio, ma mette a rischio la produzione agricola globale nel momento più critico dell’anno.
Lo stretto, oggi epicentro del conflitto che vede contrapposti Israele e Stati Uniti all’Iran, non rappresenta solo il rubinetto energetico del pianeta, ma uno dei canali principali del mercato alimentare mondiale. Da questo braccio di mare passa almeno un terzo della produzione di fertilizzanti per il suolo. Una quota così elevata rende l’agricoltura europea estremamente vulnerabile alla guerra in Iran. L’inevitabile blocco delle esportazioni incide direttamente sulla resa dei raccolti e, di conseguenza, sui prezzi al consumo.

Il fattore fertilizzanti: perché pane e pasta sono a rischio
Non è un’esagerazione affermare che circa la metà della popolazione mondiale riesca a soddisfare il bisogno alimentare grazie all’uso dei fertilizzanti. In questo scenario, l’Iran gioca un ruolo cruciale come quarto esportatore mondiale di urea. Stiamo parlando di una sostanza vitale per garantire raccolti abbondanti di grano e cereali, pilastri della nostra alimentazione. Con la guerra in Iran che trasforma lo stretto in una zona di tiro a segno, la situazione è diventata critica. I prezzi sono fuori controllo: l’urea è aumentata del 25% in una sola settimana, mettendo a rischio la semina primaverile. La logistica è paralizzata: almeno un quarto delle materie prime per i fertilizzanti (ammoniaca e azoto) transita per Hormuz. Le catene di approvvigionamento sono interrotte. La crisi conferma che le filiere lunghe non sono più garantite e possono “rompersi” in più punti. Se con l’invasione russa il problema ha interessato il grano e l’olio di girasole, la guerra in Iran sposta le criticità sui fertilizzanti.
L’Europa e la strategia del “cibo come arma”
Al Global Food Forum di Bruxelles gli esperti del settore agricolo hanno evidenziato come la dipendenza dall’esterno per mangimi e fertilizzanti esponga l’intera Europa a shock inflazionistici difficilmente sostenibili. In Italia il problema è tangibile: senza queste materie prime, la produzione agricola si ferma.
Oggi la “sicurezza alimentare” viene trattata con la stessa logica delle armi o dell’energia. I cicli produttivi alimentari sono considerati un bene strategico al pari del petrolio. Per evitare crisi sociali derivanti dalla guerra in Iran e dalle interruzioni commerciali, l’Occidente sta valutando l’accumulazione di riserve strategiche, seguendo il modello di Cina e USA. Anche nei campi si sta passando, di fatto, a un’economia di guerra.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare