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Sale da cucina: la qualità deriva dall’origine, ma la differenza più evidente sta nel prezzo che può triplicare anche se il produttore è lo stesso

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Le differenze qualitative sono ottenute attraverso una selezione della materia prima all’origine

Il pacchetto di sale è presente in tutte le case e di solito si mette nel carrello della spesa senza pensare troppo al prezzo. Agli occhi del consumatore risulta un prodotto banale e spesso al supermercato si tende a privilegiare il marchio dell’insegna, tant’è che la cosiddetta marca commerciale rappresenta quasi il 40% dei volumi venduti. Ma vediamo meglio se e quali sono le differenze tra le varie confezioni.

 

Per capire meglio abbiamo confrontato tre confezioni di sale fino vendute in un ipermercato della catena Leclerc-Conad di Savigliano (CN): un primo prezzo (il meno costoso), il sale a marchio Conad e quello della marca “Fior di Sale”, tutti  prodotti dall’azienda Italkali leader del mercato. Osservando attentamente l’etichetta si scopre che gli ingredienti sono gli stessi (sale alimentare o sodio cloruro e antiagglomerante E 536), mentre  cambia lo stabilimento di produzione. Il sale più economico è confezionato da Italkali nello stabilimento di Racalmuto (AG), quello a marchio Conad nel sito di Petralia (PA), mentre Fior di Sale a Margherita di Savoia (BT).

 

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trattandosi di prodotto naturale, le differenze qualitative di carattere chimico-fisico sono difficili da valutare per il consumatore

Un altro elemento rilevante è il prezzo che può quasi triplicare. Il listino indica: 0,19 euro/kg per il sale senza marca, 0,49 euro per Conad, e 0,55 per Fior di Sale. Ci sono poi le diversità di carattere chimico-fisico, anche se per il consumatore è difficile valutarle. Come ci hanno spiegato in Italkali, trattandosi di prodotti naturali, le differenze qualitative sono ottenute  attraverso una selezione della materia prima all’origine. Nei tre diversi siti, l’azienda opera una differenziazione qualitativa della materia prima. Alcuni marchi sono prodotti esclusivamente in un sito produttivo e sono legati al profilo chimico-fisico del giacimento, che determina le caratteristiche finali. Il sale di minor prezzo, oltre ad essere confezionato con materia prima classificata da Italkali di seconda o terza fascia, viene anche prodotto indistintamente nei diversi stabilimenti a saturazione della capacità produttiva. I prodotti a marchio del distributore sono anch’essi legati allo stabilimento scelto dalla catena, come ci ha confermato anche Conad, pur senza fornire specifiche precise sulle caratteristiche.

 

In ogni caso tutto il sale rientra nei parametri di legge per quanto riguarda le caratteristiche di prodotto e le garanzie igienico-sanitarie. Allo stesso modo il consumatore può stare tranquillo anche per quanto riguarda il processo di lavorazione, perché gli standard sono pressoché uguali. Idem per le procedure di controllo. Mentre protocolli specifici e analisi più strette sono dedicate ai prodotti iodati.

 

Claudio Troiani

Sale Fino prodotto da Italkali – 1 Kgsale fino italkaliOrigine: giacimenti salini siciliani

Prezzo 0,19 euro

Sale alimentare Fino Conad – 1 Kgsale fino conadOrigine: giacimenti sotterranei

Prezzo 0,49 euro

Fior di Sale prodotto da Italkali – 1 Kgfior di sale italkaliOrigine: salamoie naturali

Prezzo 0,55

 

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com, Troiani

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

  1. Avatar

    Sembrava un tema molto interessante, ma l’articolo non inizia mai. Quali sono le differenze tra i vari metodi di produzione? Ci sono differenze tra i vari sali derivanti da salamoie e quelli estratti in miniera? E se sì, perché? Ciome mai è così famoso nonché amato dai cuochi di tutto il mondo il “Fleur de sel” francese? Ci stava pure un excursus, anche breve, sulle salamoie già famose ai tempi dei Romani (Margherita d.S., Antioco, Trapani, Bretagna ecc.). Volendo si poteva finire su un discorso di ecosistemi salini, sul perché molte saline abbandonate oggi sono parchi regionali e protetti.
    Pazienza, almeno sappiamo quanto costa un chilo di sale Conad.
    Mi è però venuta l’idea di scrivere un articolo sul mio blog di cucina, http://cuocoinvacanza.wordpress.com/. Grazie Claudio Troiani per l’input.

  2. Avatar
    smemoranda felice

    Concordo con george sull’approssimazione dell’articolo, approssimazione che ultimamente si sta ripetendo anche in altri vostri articoli comparativi: alla fine non si capisce che “reali” differenze” ci sono e quali elementi possono aiutare il consumatore consapevole nella scelta.
    Se non c’è possibilità di scegliere attraverso elementi differenziativi non so fino a che punto aiutano questo tipo di articoli che suggeriscono soltanto di basarsi nella scelta del prodotto soltanto sul prezzo…

    • Roberto La Pira

      Noi cerchiamo di valutare le differenze, a volte non ci sono e arriviamo a certe conclusioni, altre volte sono molto sottili . L’alternativa è fare un test comparativo che però richiede uno sforzo economico non proprio banale. Se però i lettori si uniscono e si autotassano per affidarci un progetto specifico noi lo possiamo anche fare.

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      Ma no, non mettiamola così! Ad esempio, che cosa costava dire una sola parola sul sale marino (iodato) ed alle sue differenze con il sale da miniera?

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      Capisco il vecchio problema dei fondi per ricerche e per test comparativi. Sicuramente non potete fare tutto quello che vorreste, semplicemente perché le spese sarebbero troppo alte. D’altro canto avete un sito (serio) sugli alimentari, e dunque sta a voi gestire i fondi o trovare sponsor.
      Non penso che un test sul sale possa costare un occhio della testa, e potrebbe essere una buona idea anche per chi vi legge.
      Quello che volevo dire con il mio commento è che l’articolo è veramente molto zoppo, ridotto all’osso e “senza sale”, se mi passate la metafora un po’ facile. Una ricerca (gratis) in internet sulla storia del sale e sulle salamoie ti può prendere due orette, ma ne uscirebbe un articolo molto più vivo e accattivante.
      Noi facciamo (almeno tentiamo di farlo) proprio questo sul nostro blog, ovviamente del tutto gratis e per puo piacere di approfondire, dove possiamo, o almeno per rendere più personale l’articolo.

    • Roberto La Pira

      Ritorneremo sull’argomento in modo più approfondito. Se ci vuole mandare un post ….

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    Ma una volta c’era il sale dei Monopoli. Che fine ha fatto? Lo vendevano in tabaccheria.

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    Non sono un sottile esperto di sale da cucina, anche se mi sono interessato di sale ad uso alimentare nell’industria. Comunque riferiamoci all’uso che se ne fa . Quanto ne utilizziamo singolarmente? Quantità relativamente esigue : un po’ in cottura, che in gran parte se ne va con l’acqua della pasta, un po’ “spruzzato” in piccole quantità sugli alimenti, e parecchio invece nei salumi in stagionatura. Sempre di cloruro di sodio si tratta, al 99,9%, e a dir il vero in parte iodato ed addizionato di antiagglomerante (costo delle operazioni di aggiunta o poco più : le confezioni simili non incidono gran ché, almeno sul chilo).Non vedo quindi giustificate le differenze di prezzo che avete rilevato. Se poi si vuol andare a prendere il sale del deserto dei gobi, lo si può pagare anche a peso d’oro, ma non darà agli alimenti differenze di sapore così sensibili. Si guardi invece alla presenza di impurità come petrolio, sassolini e limo, e metalli pesanti, di cui nessuno ha parlato. Meglio un buon sale ricristallizzato, magari iodato e con antiagglomerante, ad un costo mai triplo o quadruplo del giusto.