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Sacchetti di plastica: l`Italia rallenta la messa al bando delle buste non biodegradabili. Nessuna sanzione fino al primo gennaio 2014

 L’Italia fa ancora fatica a liberarsi dei sacchetti di plastica non biodegradabili ma forse siamo alla svolta decisiva. Tra due anni le vecchie buste della spesa monouso non biodegradabili dovrebbero essere del tutto scomparse. Oltre agli shopper ecologici biodegradabili e compostabili, si potranno usare solo quelle di car ta e quelle riutilizzabili, vendute a 1-3 euro, realizzate con diversi materiali compreso plastica, tessuto non tessuto, carta di riso, cotone…

 

 Purtroppo il DL 2/2012, varato qualche settimana fa e non ancora convertito definitivamente in legge, pur avendo messo al bando i vecchi sacchetti di plastica non biodegradabili, rischia di permettere la loro circolazione ancora per due anni perché le multe partiranno solo da 1 gennaio 2014.

 

L’altra novità riguarda il polietilene addittivato. Le buste di questo materiale sono erroneamente considerate ecologiche perché si frammentano dopo qualche mese, ma non sono comunque biodegradabili e quindi la loro commercializzazione deve finire. Secondo la norma non potranno più essere vendute, anche se le multe scatteranno dal 1 gennaio 2014.

 

Riassumendo e semplificando:

 

Potranno essere venduti solo i sacchetti monouso biodegradabili, ed entro il 31 dicembre 2012 verrà emanato un nuovo decreto che stabilirà eventuali ulteriori requisiti tecnici. Saranno eventualmente previsti aiuti alle aziende per la riconversione degli impianti. 

 

Le vecchie buste del supermercato non sono più commerciabili ma continuano a essere utilizzate dalle bancarelle dei mercati e in molti negozi perché nessuna multa è prevista sino al 1 gennaio 2014.

 

In questa situazione un po’ confusa una cosa è certa, le catene dei supermercati da tempo ormai vendono solo buste biodegradabili o in alternativa quelle riutilizzabili che costano 1-3 euro. È invece normale trovare in molti punti vendita e ambulanti le vecchie buste in polietilene, perchè non essendoci sanzioni, circolano tranquillamente.

 

Tra azioni legali, accuse di pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali, studi che evidenziano la bontà di un tipo di plastica piuttosto che un’altra, lo scontro tra bioplastiche e plastiche bioaddittivate è comunque molto vivace. Anche perché, ottenere sacchetti dal mais potrebbe essere considerato eticamente scorretto, specie in un momento in cui la crisi, anche alimentare, si sta facendo sentire in quasi tutto il mondo.

 

Si moltiplicano però le ricerche delle possibili alternative. In Italia uno studio del Cnr (leggi articolo) condotto da Barbara Nicolaus e Mario Malinconico, ha ottenuto bioplastica ecologica e compostabile con gli scarti della lavorazione del pomodoro. Dalla Florida arrivano i risultati di un altro studio (vedi link), pubblicati sulle pagine della rivista scientifica Journal of Industrial Microbiology and Biotechnology secondo cui il problema potrebbe essere aggirato grazie a una bioplastica prodotta con gli sfalci di giardino, scarti normalmente destinati alla compostiera domestica o ai sistemi di compostaggio industriale, sfruttando l’azione che alcuni batteri. L’obbiettivo quindi non è solo quello di evitare l’impiego del petrolio per la produzione dei sacchetti, ma anche delle materie prime da destinare piuttosto all’alimentazione. 

 

Luca Foltran

 

Il mondo dei  sacchetti

Vecchi sacchetti in polietilene (PE) usati ancora da ambulanti e diversi negozi. Non sono biodegradabili e non sono compostabili

Marchio:

nessuno

Materiale: polietilene (PE)

 

 


 

Non autorizzati

Dal 1 gennaio 2011 non sono più commerciabili ma si trovano ancora (nessuna multa fino al 1 gennaio 2014)

Nuovi sacchetti biodegradabili e compostabili al 100%, venduti nei supermercati, riutilizzabili per rifiuto organico domestico (umido)

Marchio:

EN 13432

Materiale: amido mais o patate o poliestere

Autorizzati

(sono i nuovi sacchetti dall’aspetto molliccio venduti nei supermercati)

Finti  sacchetti ecologici (oxodegradabili in polietilene) non sono biodegradabili nè compostabili. Si frammentano dopo qualche mese. Distribuiti da diversi negozi e ambulanti

Marchio:

Diciture che richiamano all’ecologia e all’ambiente

Materiale: polietilene (PE) additivato

 

Non autorizzati

Dal 25 gennaio 2011 non sono più commerciabili  (nessuna multa fino al 1 gennaio 2014)

Sacchetti di carta

 venduti in supermercati e negozi

Marchio:

nessuno

15-25 centesimi

Materiale: carta

 

 

Autorizzati

Borse riutilizzabili in materiale resistente vario

Marchio:

nessuno

1 – 3 euro

Materiale: cotone, juta, tessuto non tessuto, carta di riso.

Polietilene contenente plastica riciclata (10-30%) e con uno spessore superiore ai 200 micron

Marchio: Plastica Seconda Vita

(non biodegradabili nè compostabili)

 

 

Autorizzati

Foto: Photos.com

 

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